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Grosseto

Uccise la moglie: «Parzialmente incapace»

Uccise la moglie: «Parzialmente incapace»

Depositata la perizia psichiatrica di Alberto Novembri. Il figlio di Eduige non si presenta in aula 

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GROSSETO. Il tempo necessario per depositare al giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna la perizia psichiatrica fatta dal dottor Andrea Bramerini e aggiornare il processo a metà aprile: è finita così, ieri mattina in tribunale, l’udienza per l’omicidio di Eduige Anna Costanzo, la donna uccisa dal marito il 15 febbraio dell’anno scorso nel loro appartamento del Pozzarello.

Il figlio di Eduige, Marc di Maggio, che su questa vicenda ha scritto un libro che presenterà a Porto Santo Stefano il giorno dell’anniversario del femminicidio di sua madre, ieri non era in aula. Aveva annunciato di non voler mancare ad alcuna udienza, pur vivendo a Miami. E invece, nelle passate settimane, ha maturato una decisione differente. «Credo che non abbia senso concedere altro tempo a chi non lo merita - spiega - Ho voluto partecipare alla prima udienza per rivederlo. Ora però non merita altro. Credo nella giustizia e questo mi basta».

Il processo a carico di Novembri, accusato di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela, potrebbe già concludersi con l’udienza del 19 aprile.

Difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, Novembri è stato sottoposto a perizia psichiatrica. L’uomo, che ha ammesso subito le proprie responsabilità ai carabinieri che lo hanno fermato a Capalbio, sarebbe stato parzialmente incapace di intendere e volere al momento dell’atto.

È stato Novembri stesso a ricostruire con lo psichiatra quello che è successo nell’appartamento che divideva con la moglie. Il 15 febbraio, Novembri era uscito da casa la mattina presto ma al suo ritorno aveva trovato Anna Eduige su tutte le furie. Era appena arrivato un decreto di citazione a giudizio nei confronti dell’uomo e la moglie era andata su tutte le furie. Dopo la lite, il settantunenne esce di nuovo per smaltire la rabbia ma alle 15 quando torna a casa la discussione ricomincia. «Veniva verso di me gesticolando - ha raccontato - urlando in maniera aggressiva. A quel punto l’ho presa per il collo, ho visto il filo della stampante in terra, mentre la reggevo ho preso il filo. Subito dopo, quando mi sono accorto che era morto, ho tentato di ricomporla sul letto ma non ce l’ho fatta. Sono uscito perché non mi rendevo conto più di niente».

Le ore successive sono state devastanti e caotiche. «Vi sono dei sintomi di astrazione della realtà nel momento del fatto - scrive lo psichiatra - ha tentato di ricomporre la compagna come estremo momento di rispetto e amore nei confronti della donna con la quale aveva condiviso gran parte della vita».

(f.g.)

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