Il dolore
Doping, medico indagato: dava ragguagli sugli effetti delle sostanze
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 indagate: tra loro c’è anche il medico sportivo Daniele Tarsi, 61 anni, di Castiglione della Pescaia. L’inchiesta per doping...
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Sei persone agli arresti domiciliari e altre 17 indagate: tra loro c’è anche il medico sportivo Daniele Tarsi, 61 anni, di Castiglione della Pescaia.
L’inchiesta per doping della Questura di Lucca, scaturita dalla morte del ciclista lituano Linas Rumsas, 21 anni, avvenuta il 2 maggio 2017.
Sono 114 le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti, nella quale spunta il nome del medico sportivo grossetano.
Al sessantunenne non è stata contestata l’associazione a delinquere che invece è stata applicata ai sei arrestati: Tarsi è accusato di «aver favorito l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo - si legge nell’ordinanza del tribunale - al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti della squadra ciclistica dilettantistica Altopack - Eppella, ovvero farmaci e altre sostanze dirette a modificare i risultati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze dopanti».
È uno l’episodio che viene riportato nell’ordinanza per spiegare il ruolo che il medico grossetano avrebbe avuto in questa vicenda. Il 21 giugno dell’anno scorso, il direttore sportivo della squadra di ciclismo avrebbe incontrato Tarsi in via dello Stadio, a Grosseto. Quell’incontro sarebbe servito per capire se uno dei giovani ciclisti della squadra, che aveva assunto precedentemente sostanze dopanti, avrebbe potuto o meno partecipare ai campionati italiani in programma nei giorni successivi. Il ragazzo infatti, temeva i controlli antipoding. Sarebbe stato Tarsi a rassicurare il direttore sportivo, spiegando che sarebbero bastati 10 giorni, e non 15, per evitare che la sostanza fosse trovata durante i test.
È il giovane ciclista a raccontare a un compagno di squadra quello che il medico avrebbe detto al direttore sportivo. «Se tu lo fai nella pancia - spiega - il problema è che se su aggancia a una pallina di grasso ti resta lì, capito il problema... Quindi dovresti fare in vena qui sotto al braccio che non c’è grasso capito?».
Il cellulare del direttore sportivo della squadra ciclistica dilettantistica Altopack - Eppella, era sotto controllo e il 21 giugno ha agganciato la cella di Grosseto, dove appunto sarebbe avvenuto l’incontro con il medico che è ora indagato nell’ambito dell’inchiesta sul doping tra i dilettanti sulle due ruote.
Francesca Gori
Altro servizio. alle pag. 2-3.
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