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Chiudono il libretto e i soldi si volatilizzano

Chiudono il libretto e i soldi si volatilizzano

Mannaia del Salvaitalia sul conto di un’associazione no profit: aveva 423 euro, ne paga 410 di spese

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SANTA FIORA. Libretto al portatore svuotato dal decreto Salvaitalia.

Un’associazione no profit di Selva di Santa Fiora affida a una banca i pochi soldi che possiede, 423 euro, ma alla chiusura del libretto al portatore, la sorpresa amara: dei 423 euro ne restano, utilizzabili, solo 13.

Luciano Tortelli, attuale presidente dell’associazione la Selva, lo racconta, il fatto, fra un’arrabbiatura feroce e una punta di ironia e non sa se ridere o piangere.

«Il fatto – dice – mi è capitato in una banca nel centro di Castel del Piano che ha la sede in piazza Garibaldi. Qualche giorno fa mi hanno chiamato dalla filiale nella quale come associazione culturale della Selva abbiamo un vecchio libretto non operativo dal 2011 con 423 euro. Mi comunicano che il libretto dovrà essere chiuso a seguito di normative di legge. Mi sono recato in filiale una prima volta e subito sono cominciati gli inghippi. Il libretto era infatti intestato ad una associazione ed essendo cambiata la legge, non avrebbe potuto essere chiuso se non facendo un passaggio a una persona fisica. Solo a questo punto, previo verbale che attesta la titolarità della presidenza dell’associazione, la banca avrebbe potuto procedere. Alla mia domanda se questa operazione aveva dei costi aggiuntivi, non mi hanno saputo rispondere. Ci siamo dunque aggiornati. Sono stato chiamato dunque la settimana scorsa per definire la faccenda e chiudere il libretto, e a scanso equivoci ulteriori, mi sono presentato con la segretaria e tesoriera dell’associazione. Ma anche stavolta dopo un’ora e più di tentativi, nulla di fatto. Allora propongo di fronte a tutte queste difficoltà di prelevare i 400 euro, lasciare qualche “spicciolo” e chiudere poi il libretto. Non si può, mi viene detto. Alla fine, stimolato e provocato, il direttore si mette al terminale e cosa viene fuori? Che i libretti delle associazioni con il decreto Monti pagano un’imposta di bollo di euro 100 l’anno. Il libretto deve pagare 400 euro ai quali vanno aggiunti altri 10 di operazione. Alla fine dei salmi, il saldo da ritirare è di ben 13 euro. Per adesso non abbiamo visto nemmeno quelli. Dovrei essere chiamato infatti nei prossimi giorni per chiudere questo documento/tesoretto».

Intanto, però, il presidente Tortelli non si è fermato e ha chiesto ad un’altra banca se applicano questa imposta di bollo: «Mi hanno detto di no – riferisce Tortelli – non in libretti al di sotto dei 5000 euro. Penso – commenta – che si tratti di procedure che ogni banca interpreta più o meno rigidamente. Qui si tratta di soldi di un’ associazione culturale senza scopo di lucro alla quale viene sottratto il 99% del capitale. Certo che se poi è lo stato che incamera queste risorse e si avvale di certi gabellieri non c’è da stare affatto tranquilli»

. Abbiamo sentito, per capirne di più alcuni esperti di banca. Il quadro non è dei più semplici. Si chiarisce che dallo scorso 4 luglio è in vigore il decreto legislativo n. 90/2017 che stabilisce che i libretti al portatore vanno estinti entro il 31 dicembre 2018. Dopodiché saranno considerati “fuorilegge”.

La normativa sui libretti al portatore era già stata rimaneggiata, per cui, anche prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto era comunque vietato detenere o trasferire libretti al portatore per importi superiori ai mille euro, pena sanzioni di 3000 euro.

Per ciò che concerne il cosiddetto decreto Monti, evocato dal banchiere al presidente Tortelli, si tratta del decreto legge n. 201 del 6 dicembre 2011, più comunemente noto come “Manovra Monti” o Decreto “Salva Italia” convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214 con cui si cala la mannaia sui soggetti diversi dalle persone fisiche che possiedono un libretto al portatore che dovranno pagarci sopra un tributo annuo di 100 euro.

Resta da capire se anche le associazioni no profit e le piccole somme siano sottoposte a questo regime. Tutto legale, insomma? «Anche se lo fosse – chiude il presidente Tortelli –sarebbe iniquo, spropositato e ingiusto».

Fiora Bonelli

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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