Gioco
«In questo bar tavoli troppo alti per i disabili»
L’attivista Lorella Ronconi bacchetta le scelte d’arredo di un locale, “ostili” a chi è in carrozzina. Il proprietario si scusa: rimediamo
GROSSETO. «Se la maleducazione del personale in un bar è perdonabile, non lo è questa tendenza che hanno oggi gli architetti e gli interior designer ad arredare locali e negozi senza pensare minimamente che tra i clienti ci sono anche persone che stanno in carrozzina. Lo sanno che questa è una discriminazione?».
Il locale è la nuovissima pasticceria La Tuile in via de Barberi a Grosseto e la cliente in carrozzina è Lorella Ronconi, attivista grossetana per i diritti delle persone disabili, costretta in sedia a rotelle. Che nel pomeriggio di sabato scorso è entrata nel locale, che si stava inaugurando, e ne è uscita con le lacrime agli occhi, raccontando in un video su Facebook l’esperienza appena vissuta, «una frustata» l’ha definita lei.
«Volevo far merenda nell’ennesimo bar nuovo, fashion, aperto a Grosseto – racconta Lorella –. Davanti a me, anzi sopra di me, tre tavoli altissimi con sgabelli altissimi. Alla mia richiesta di un tavolo “normale” per poter consumare anche io, mi è stato risposto che non c’erano perché non c’era posto. Ho chiesto spiegazioni e percepito l’atteggiamento “scocciato” degli esercenti. “Abbiamo il bagno per disabili”, mi hanno detto in modo freddo. Nessun senso di accoglienza, niente del tipo “faccio il possibile”. Ho detto: “Be’, allora me ne vado...”. “La saluto” è stata la risposta, secca, fredda, come una frustata. E fa male... Come fa male, ragazzi. Non ve lo potete immaginare»».
Lorella lascia il bar e, a caldo, si sfoga sul web. Poi, a mente fredda, ripercorre l’accaduto. «Posso capire per certi versi, forse per la giovane età, forse per la timidezza, la non empatia con un cliente, la non accoglienza – dice –. Non capisco però le altre barriere».
Barriere architettoniche nel senso pieno della parola. «Il problema – prosegue Lorella – è che adesso gli arredamenti vanno di moda con gli sgabelli alti, con i tavoli alti. Ma questi benedetti architetti non si rendono conto che, se non mettono almeno un tavolo basso e il bancone basso, una persona in carrozzella non può usufruire del servizio? Ma, se non ci pensano gli specialisti di arredi da interni, chi ci deve pensare? Il design non penserà mai che tutti sono acquirenti? Perché non abbiamo diritto ad appoggiare la tazzina? Penso che l’obiettivo dell’architettura di interni e degli arredatori dovrebbe essere quello di dare spazio a tutti, rendere il locale e il servizio accessibili a più fruitori possibili. O no? Dove sta la cura di chi crea arredi verso tutte le tipologie di clienti? Non siamo tutti uguali? Tutti acquirenti?».
Lo sfogo amaro della battagliera attivista, tuttavia, sembra aver sortito qualche effetto. Luca Mancuso, titolare del bar pasticceria insieme al fratello, non solo si scusa per la circostanza in sé, ma si dice intenzionato a prendere subito provvedimenti, nonostante abbia appena inaugurato l’attività.
«Ci siamo affidati a un architetto – spiega – e ci ha detto lui tutto quel che serviva per avere il locale a norma. Abbiamo pagato fior di quattrini, tra l’altro, sia per la ristrutturazione, che per i macchinari e per l’architetto stesso. Io mi scuso con la signora, e sono pronto a offrirle la colazione».
E non solo. «Già la sera stessa – dice ancora Luca Mancuso – dopo aver visto il suo video su Facebook ho chiamato il falegname e abbiamo guardato insieme come realizzare un piano che possano usare anche le persone in carrozzina». L’idea è di creare una penisola mobile, in uno slargo vicino all’entrata, che si possa tirare su all’occorrenza. «Non dico domani – dice ancora il titolare – ma dateci il tempo di farlo e provvediamo a risolvere questa incomprensione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
