Il Tirreno

Grosseto

l’allarme 

Predazioni, a uccidere sono anche i cani

Predazioni, a uccidere sono anche i cani

ROCCALBEGNA. Mentre il comitato Pastori d’Italia ormai da settimane sta preparando una manifestazione o un sit in a Firenze per scuotere il governo regionale rispetto al problema della predazione dei...

2 MINUTI DI LETTURA





ROCCALBEGNA. Mentre il comitato Pastori d’Italia ormai da settimane sta preparando una manifestazione o un sit in a Firenze per scuotere il governo regionale rispetto al problema della predazione dei greggi, si consumano nelle campagne del grossetano le ennesime stragi. Non tutti gli allevatori denunciano la morte delle pecore, visti i costi da affrontare per gli smaltimenti e le pratiche burocratiche che fanno perdere tempo prezioso per il lavoro. Ed è anche per questo che i numeri veri e propri sono sempre lontani dal vero.

Lo sostengono gli allevatori che stigmatizzano anche il fatto che tante pecore morte per predazione non vengono considerate tali, se non hanno i buchi visibili alla gola. In questa maniera non si possono chiedere nemmeno i risarcimenti. Insomma un disastro, spiegato punto per punto da Franco Labarba di Roccalbegna che però ha una sua teoria: «A uccidere le pecore non sono i lupi, ma sono i cani. Ho addirittura un video dove si vede questa cosa». Labarba fa l’allevatore da quasi 30 anni e da tempo la situazione delle predazioni è in crescendo: «Lunedì mattina – dice – sono andato al capannone e ho visto il montone che non stava bene. Non ho pensato subito a una predazione. Lui non era ferito, ma terrorizzato. Nel prato, poco distante ho visto biancheggiare una pecora sgozzata. C’erano orme lì attorno. Mi parevano proprio di cani». Labarba è arrabbiato ma soprattutto sfiduciato: «Sono sull’orlo del collasso con l’azienda – dice – lavoro notte e giorno a differenza di altri che dovrebbero, ma non pare vogliano risolvere il problema. Se vengono impegnate due lire per le predazioni, noi non si vede nemmeno un centesimo. Io devo riscuotere ancora due anni».

Il quadro dipinto da Labarba è sconfortante: «Aziende distrutte per colpa di chi ha voluto lasciare che sul territorio ci fosse di tutto. Dai cinghiali che si mangiano le pecore, vive e già morte e che distruggono campi seminati, ai cani che fanno razzie. E poi i nostri governanti che non governano e nessuno che davvero si occupa di questa risorsa in una provincia vocata alla ruralità e all’allevamento. Io vorrei proprio sapere quanti soldi arrivano per noi dall’Europa o da altrove e quanti davvero finiscono nelle nostre tasche». (f.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze