La protesta
La proposta per rilanciare l'ippodromo: «Portiamo i cammelli in pista»
Dagli allevatori una proposta-provocazione per rilanciare l’ippodromo Casalone dal grande pubblico. Ieri prima giornata di ripresa delle corse tra rammarico e grandi assenti. Valiani: «Troppe incertezze»
GROSSETO. Per rilanciare l’ippodromo grossetano servono tanti soldi – «Nove-dieci milioni di euro» aveva detto qualche settimana fa l’amministratore Alessandro Massai – ma intanto si potrebbe portare al Casalone un po’ di colore: «Gli altoatesini hanno fatto correre i cammelli, facciamolo anche noi».
Idea-provocazione. È venerdì 2 febbraio, primo pomeriggio della riunione invernale che segna un’inaspettata ripresa delle corse al Casalone. Siamo davanti al totalizzatore e la proposta – tra il serio e il faceto – arriva da alcuni allevatori di cavalli. Si riferiscono al “colpo di teatro” che la Merano Galoppo inserì a settembre nel programma del Gran Premio Merano Alto Adige facendo correre sul manto erboso (anche) cammelli e dromedari. Fu un’idea geniale: il sistema-ippica non può più permettersi d’essere una passione per pochi adepti. Voli acrobatici, carosello dei carabinieri, siparietti esotici, gli ippodromi extra Maremma fanno di tutto per attirare il grande pubblico. La pisana Alfea a San Rossore fa correre anche i cani – i Jack Russel – e gli asini spronati dal fantino senza la frusta: la cosa piace persino agli animalisti. A Grosseto non si potrebbero portare al tondino le mitiche ciuchine del palio di Roccatederighi? La proposta dei cammelli non è solo una provocazione: l’ippica sarà anche in crisi in tutta Italia, ma la convinzione di chi ruota intorno al Mondo Cavallo maremmano è che il declino, il Casalone, se l’è anche un po’ cercato, non facendo nulla per portare gente tra i box e il parterre; eppure basterebbe guardare a Pisa o a Merano che, nonostante la crisi delle scommesse, tengono botta.
Il rammarico. «È una grande tristezza – dice Andrea Picchi, grossetano, presidente dei Gentlemen Riders – È l’ippodromo che ti tiene lontano: guardi qui». E in quel “guardi qui” c’è: il ristorante del Casalone che la scorsa estate ha aperto una sola sera; il bar chiuso da secoli per cui se vuoi un caffè devi andare a quello di servizio alle scuderie; l’Hippo Park riservato ai bambini caduto nel dimenticatoio; le radici degli alberi che affiorano ovunque.
Le corse. In molti credevano che quella del 6 dicembre sarebbe stata l’ultima corsa del Casalone. E invece no: i cavalli galopperanno per tutti i venerdì di febbraio. È ufficiale: il calendario è sul sito del Mipaaf. Per marzo bisognerà aspettare: resta l’ipotesi di tre giornate. Sono da poco passate le 14.30 e Vittorino, il favorito, taglia il traguardo della prima delle sei corse riservata ai cavalli anglo-arabi di 4 anni. Ha vinto facile Vittorino. Ci guardiamo intorno. Piove.
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L’appello partito dal Casalone che incitava il pubblico a partecipare alla prima giornata di ripresa delle corse è stato raccolto con poco entusiasmo. «Che credeva? Siamo a Grosseto. È un film già visto con il baseball». Di spettatori ce ne sono, ma né più né meno delle scorse volte.
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C’è Valfredo Valiani, il direttore del Casalone che ha poca voglia di parlare del futuro: «È ancora tutto troppo incerto. Anche la classificazione del Ministero che significa? Non lo sappiamo»; si riferisce alla classifica con cui il Mipaaf ha diviso gli impianti ippici in 4 fasce di rilevanza: il Casalone, per esempio, è in terza fascia, quella di rilevanza commerciale. Tra la pista e il parterre non si vede invece Massai, l’amministratore unico della società Ippodromo del Casalone: e questo piace poco agli afficionados che vorrebbero chiedergli, guardandolo negli occhi, cosa ne sarà del loro ippodromo. Lunedì, intanto, Massai sarà a Roma: al Ministero.
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