Il Tirreno

Grosseto

Centro storico in ginocchio: 60 fondi chiusi

di Francesca Ferri

Nel cuore di Grosseto la crisi morde da anni Il Tirreno ha contato le attività cessate

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GROSSETO. Non è una novità che il centro storico di Grosseto viva da anni il dramma di tante attività commerciali che chiudono, alcune dopo aver resistito per una vita, altre appena pochi mesi dopo l’inaugurazione. Ma quanto è grave la crisi del centro storico? C’è un metro per misurare la situazione?

Percorrendo tutte le strade e stradine all’interno dell’esagono delle Mura medicee, Il Tirreno ha contato i fondi non in uso in questo momento.

Ebbene, il numero delle saracinesche abbassate è impressionante: ben sessanta fondi, che in passato erano occupati da negozi, ristoranti, bar, artigiani, oggi sono chiusi. Per alcuni non è dato sapere se vengano usati almeno come magazzini. Altri sono palesemente inutilizzati: a sbirciare tra le vetrine impolverate si vedono tracce di scatole abbandonate, scaffalature smontate, segni di arredi che non ci sono più.

In trentasette di questi sono affissi cartelli “affittasi” o “vendesi”, a volte entrambi, con rimandi ad agenzie immobiliari o numeri di telefono privati.

Altrove sono ancora presenti le insegne delle vecchie attività che vi si svolgevano, e che sono chiuse oppure si sono trasferite altrove. In molti casi sono rimasti appesi i cartelli che annunciano il trasferimento, anche se risale ad anni fa.

Insomma, uno scenario desolante. Così come è desolante passeggiare per il centro e scoprire che quel bel negozietto che avevi visto aprire appena qualche mese prima ha già chiuso i battenti. O che quell’altro, aperto sotto Natale, era solo un negozio temporaneo (temporary store, li chiamano oggi). Dopo Natale c’è stata una vera epidemia di queste attività.

Nel dettaglio: in corso Carducci, la via per eccellenza della città, ci sono quattro fondi al momento inutilizzati, dei quali uno solo, quello al civico 81, all’angolo con via piazzetta Monte dei Paschi, ha il cartello “affittasi”. Il numero più alto di fondi non utilizzati è in via Mazzini: ben nove, sette dei quali in cerca di un affittuario o un nuovo proprietario e uno, al civico 11, di proprietà del Comune, sulla salita per il bastione Garibaldi (verso la sala Eden).

Non va meglio nel cuore pedonale: in via Garibaldi nel giro di pochi metri si contano ben otto fondi inutilizzati, sei dei quali in cerca di nuove attività.

In rapporto alla lunghezza della strada il record dei fondi chiusi va però a due traverse di via Garibaldi, ovvero via Montanara (cinque negozi “scomparsi”) e via Fanti (quattro).

Fa impressione vedere, tuttavia, come anche una delle strade con più passeggio, via San Martino, non abbia gli anticorpi contro le chiusure. Qui si registrano infatti tre fondi chiusi, uno dei quali in vendita, uno in affitto e l’altro senza indicazioni.

Chiusi anche tre fondi nella super chic via Galileo, e altrettanti nella parallela via Aldobrandeschi. E ancora: quattro “desaparecidos” in via Montebello, due in ciascuna delle vie Cavour, Bertani, Goldoni, Manini, D’Azeglio, Paglialunga. Infine, un fondo chiuso in piazzetta Dominici, uno nell’adiacente via Vinzaglio, uno in via Saffi, uno in via dell’Unione, uno in strada Corsini e uno (di proprietà della Provincia) in Chiasso delle Monache.

Questa la situazione all’inizio di febbraio 2018. Ma cosa sta succedendo al centro storico? La crisi generale di questi anni non ha giovato. Molti osservatori imputano la débâcle del commercio in centro storico all’apertura di nuovi centri commerciali in periferia. Altri puntano il dito sulla scarsa cura degli spazi pubblici, sulla presenza di vandali, sulla mancanza – da anni – di un piano di efficace rilancio del centro e delle sue Mura.

L’amministrazione comunale ha annunciato nei giorni scorsi che a marzo avvierà il bando per promuovere l’utilizzo di fondi sfitti con attività commerciali, artigianali e artistiche, legato al progetto Pop-up lab. Il Comune ha anche annunciato l’istituzione di un tavolo di lavoro per il centro storico con le associazioni di categoria. Se e quando si riusciranno a vedere gli effetti di questi provvedimenti è presto per dirlo. Di centro per il centro storico il tempo dell’attesa è finito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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