La manifestazione
Violenza sessuale con rapina Chiesto il processo per un uomo
GROSSETO. Era finito in carcere dopo alcuni giorni di ricerche e di riscontri, una volta che gli investigatori erano stati certi (anche grazie ai riscontri sanitari) che la violenza raccontata nella...
GROSSETO. Era finito in carcere dopo alcuni giorni di ricerche e di riscontri, una volta che gli investigatori erano stati certi (anche grazie ai riscontri sanitari) che la violenza raccontata nella querela era attendibile. Era il febbraio dello scorso anno, mentre i fatti risalivano al 26 gennaio precedente. Adesso per Redouane Nour, 34 anni, nazionalità marocchina e abitante in un paese della provincia, si avvicina l’udienza preliminare. Il sostituto procuratore Maria Navarro ha chiesto il processo per violenza sessuale, rapina e il tentativo di obbligare la vittima a non denunciare il fatto.
I fatti subiti da Laura (il nome è di fantasia), poco più che trentenne, si erano svolti tra piazza Rosselli e il garage dell’area ex Rama. Qui la giovane donna sarebbe stata portata per la consegna di una dose di droga. Secondo l’imputazione, Nour avrebbe afferrato per un braccio la donna, le avrebbe tirato i capelli e l’avrebbe sbattuta contro il muro: «Ti ammazzo se provi a scappare». E poi l’avrebbe costretta a subire un rapporto sessuale, nonostante che lei non fosse consenziente, al punto da aver sferrato all’uomo una ginocchiata. Laura era dovuta comunque ricorrere alle cure del pronto soccorso (era stata trovata da una pattuglia della guardia di finanza intorno alle 2.30 di notte) per un trauma cranico e alcune tumefazioni. L’ipotesi di rapina è dovuta al fatto che, al termine, Nour si era portato via 14 euro e un pacchetto di sigarette. Nella stessa circostanza (altro reato), l’imputato avrebbe detto a Laura che, se lei l’avesse denunciato, lui gliel’avrebbe fatta pagare.
Fiamme gialle e carabinieri del nucleo investigativo avevano lavorato per un po’ per rintracciare Nour. Laura non l'aveva mai visto. Aveva dato una descrizione ma non l'aveva mai visto prima. Conosceva invece l'amico, connazionale, perché era solita comprare da lui la sostanza stupefacente: aveva trovato entrambi nella zona di piazza Rosselli, quella notte. Ma era stato Nour, secondo il suo racconto, a farle capire che aveva la droga e a portarla in una zona appartata, lungo la scalinata che conduce al parcheggio, il luogo della violenza. I militari avevano capito che Nour aveva trovato alloggio in una casa semidiroccata non lontana dall'ospedale. Così avevano tenuto d'occhio i movimenti in quella casa e, una volta ottenuto dall'ospedale il riscontro scientifico della violenza, la Procura aveva autorizzato il blitz. Dentro c'erano quattro stranieri, tra cui Nour e l'amico. Una volta in caserma, tutti erano stati fotosegnalati. E da quelle foto, poco dopo, la giovane donna ha riconosciuto senza ombra di dubbio il proprio aggressore. Così Nour era stato fermato e portato in carcere. (p.s.)
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