Il Tirreno

Grosseto

Ma in città non c’è posto per i reperti

Ma in città non c’è posto per i reperti

Per esporli al pubblico il Museo di Storia naturale va ampliato Il Comune però non ha fondi e non la ritiene «una priorità» 

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GROSSETO. Un salto nel tempo di 171mila anni indietro e... Oplà, Poggetti Vecchi, minuscola località tra Grosseto, Barbaruta e Roselle, si ritrova catapultata al centro dell’attenzione mondiale per una scoperta che potrebbe ridisegnare la storia dell’uomo sul pianeta.

Un “colpaccio”, per la scienza, certo, ma anche per il territorio. Perché per un preciso accordo tra il Museo di Storia naturale della Maremma, che ha sede a Grosseto, e la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, i reperti trovati a Poggetti Vecchi – compresi i famosi bastoni dei sorprendentemente abili fuochisti nostri antenati, uomini di Neanderthal –, ora custoditi in Soprintendenza, sono destinati a tornare a Grosseto per trovare qui la loro “casa” ed essere esposti in maniera permanente.

Ma dove? E qui l’entusiasmo si sgonfia. Perché nonostante il Museo e il suo direttore, Andrea Sforzi, li aspettino a braccia aperte, i reperti al momento dovranno restare dove sono, chiusi nei magazzini della Soprintendenza. Pare assurdo, ma in città non c’è posto per loro.

La notizia non è nuova e Il Tirreno l’ha raccontata più volte.

Dopo la mostra alle Casette cinquecentesche del Cassero, nel 2015-2016, che esponeva le zanne di elefante preistorico ritrovate a Poggetti Vecchi insieme ai bastoni di legno (in quel periodo sotto studio), il materiale fu imballato e riposto al secondo piano del polo espositivo delle Clarisse, in attesa di trovare uno spazio adatto per essere esposto al pubblico in maniera permanente. Uno spazio che non si trova.

Il direttore del Museo di Storia Naturale della Maremma da anni culla l’idea di vedere allargata la sede del museo a un palazzo adiacente, oggi in stato di abbandono.

«Basterebbe buttare giù una parete visto che gli edifici sono contigui – spiega Sforzi –. Ovviamente servono risorse per acquistarlo, ristrutturarlo e adattarlo. Credo alcuni milioni di euro. Però questo consentirebbe al museo di avere un proprio magazzino, di allargare il bookshop e di creare una caffetteria. E ovviamente di esporre anche altri reperti di Poggetti Vecchi».

I desideri si scontrano però con la realtà. Se il Museo fa capo a Fondazione Grosseto cultura, l’acquisto di un palazzo privato per allargarne la sede spetta al Comune di Grosseto.

«L’amministrazione comunale si è detta favorevole all’idea – dice Sforzi – ma non ci sono risorse».

Del resto il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Grosseto, Luca Agresti, appena lo scorso maggio, in un’intervista rilasciata al Tirreno, lo disse chiaramente: «L’acquisto (del palazzo che sorge accanto al museo) non rientra tra le nostre priorità: certamente sarebbe bellissimo che il Museo di Storia naturale potesse ampliare i propri spazi, ma con le attuali risorse non è possibile».

Peccato. Il prezioso scrigno di scienza che è il Museo di Storia Naturale della Maremma potrebbe davvero diventare un punto di riferimento mondiale. Per non parlare della fruizione pubblica di reperti che appartengono alla collettività, e che oggi sono chiusi in magazzini. «Il progetto è comunque ancora in piedi – spiega Sforzi – e mi auguro davvero che prima o poi ci sia questa possibilità».

In alternativa i reperti potrebbero essere esposti a Poggetti Vecchi, in un piccolo museo da realizzare nella proprietà dove sono stati scoperti. Il progetto è ancora in piedi e attende sviluppi.

Francesca Ferri

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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