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All’Argentario una caverna vista mare

All’Argentario una caverna vista mare

La grotta di Cala dei Santi continua a regalare emozioni, raccontate anche da National Geographic

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MONTE ARGENTARIO. Una grotta a picco sul mare dell’Argentario. È qui, a Cala dei Santi, l’anfratto abitato 40mila anni fa dall’uomo di Neanderthal. Situato nei pressi di Punta Avoltore a due passi da Porto Ercole, è oggetto da alcuni anni di una delle più importanti ricerche sulla presenza dell’Homo Neanderthalensis.

Tutto è iniziato nel 2007 e viene condotto dal dipartimento di Scienze fisiche della terra e dell’ambiente, unità di ricerca di Preistoria e di Antropologia dell’università di Siena. Partecipano anche la Soprintendenza archeologica della Toscana, l’Istituto italiano di paleontologia umana, l’Università di Pisa e il Max Planck Institute di Lipsia.

L’équipe della dottoressa Adriana Moroni, diretta da un anno dal dottor Vincenzo Spagnolo, livello dopo livello sta portando alla luce numerosi reperti e testimonianze tangibili: focolari, utensili di pietra, resti di animali e frammenti dei materiali utilizzati da chi abitava quella grotta. Resti umani, al momento, non sono stati ancora trovati, anche se l’équipe è in attesa dall’istituto Max Plack di Lipsia dei risultati sui prelievi del suolo, avvenuti negli scavi della scorsa primavera. Questo permetterà di individuare le caratteristiche genetiche specifiche dei gruppi di neanderthaliani che abitavano l’anfratto.

Gli scavi, che avvengono in uno dei posti più impervi dell’Argentario, sono possibili anche grazie alla collaborazione dei vigili del fuoco e al sostegno economico della Bcc di Castagneto Carducci.

Dal 2007 la squadra guidata da Moroni rimane per circa un mese all’anno all’interno della grotta. Ovviamente necessita di un trasporto via mare sia per andare che per tornare sulla “terraferma”, mentre nel periodo in cui vengono eseguite le operazioni – solitamente a cavallo tra maggio e giugno – anche i visitatori possono sbarcare e ammirare un sito archeologico che sta assumendo sempre più importanza anche a livello internazionale e che, in un prossimo futuro, potrebbe rappresentare una risorsa turistica in più se adeguatamente sfruttata.

Gli ultimi risultati di queste indagini, che si avvalgono anche di prestigiose collaborazioni, hanno infatti destato l’attenzione di importanti testate scientifiche, tra cui National Geographic, che ha dato ampio risalto a quanto ritrovato nel sito.

Andrea Capitani

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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