Il dolore
Mobbing a scuola Una dipendente dovrà essere risarcita
Responsabile dei servizi amministrativi aveva fatto ricorso dopo i procedimenti disciplinari e le multe, ora annullati
GROSSETO. Una direttrice di servizi amministrativi di un istituto scolastico grossetano ha vinto davanti al giudice del lavoro una causa per mobbing intentata nei confronti della dirigente. Il dottor Giuseppe Grosso ha riconosciuto come valide le argomentazioni e le consulenze che hanno fatto parte del giudizio e ha condannato la scuola - il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca rappresentato dai funzionari dell’ufficio scolastico regionale e provinciale - a risarcire 12.264 euro: una somma che comprende le cifre per il danno non patrimoniale, tra indennità temporanea e indennità permanente (postumi valutati nel 4 per cento).
È una questione che risale ad alcuni anni fa. La donna si era rivolta all’avvocato Manuele Adami lamentando che, al momento dell’arrivo nell’istituto, sarebbe nato un clima ostile nei suoi confronti; dalle difficoltà sul posto di lavoro erano derivati alcuni procedimenti disciplinari, poi le erano state contestate anche delle irregolarità contabili; successivamente le era stata inflitta la sanzione disciplinare della multa (pari a un’ora di servizio); infine, la dirigente le aveva sottratto le competenze amministrative affidandole a una collega e le aveva imposto di consegnare le credenziali per l’accesso al sistema informatico; infine, le era stata inflitta un’altra multa (tre ore di retribuzione). Il ministero aveva contestato il ricorso presentato in Tribunale: il comportamento della dirigente era finalizzato a garantire la gestione regolare dal punto di vista amministrativo e contabile, la dipendente non era stata sufficientemente diligente.
Come fare per capire se il ricorso era fondato? Il giudice si è affidato a due consulenze tecniche (una contabile e una medico legale) e da queste, insieme ai documenti e alle testimonianze, ha ricavato che è «piuttosto evidente il disegno persecutorio della dirigente - scrive il giudice nella sentenza - nei confronti della dipendente, caratterizzato da tutta una serie di contestazioni che non risultano avere idoneo fondamento». Le contestazioni sono risultate generiche (insufficiente indicare «irregolarità e relazioni intere») e tali da non consentire l’esercizio della difesa da parte del lavoratore incolpato. La collega di lavoro ha riconosciuto la ricorrente come «una professionista in grado di svolgere la propria attività lavorativa»; e dello stesso tenore sono state le dichiarazioni di altri due colleghi, anche perché alcuni problemi erano precedenti al suo arrivo in quella scuola. Il dottor Grosso si è convinto che la dirigente «abbia utilizzato in modo distorto la sua posizione di superiore gerarchico, sanzionando e adibendo la ricorrente ad attività marginali rispetto al suo ruolo di direttrice amministrativa».
La consulenza contabile, affidata al dottor Alessandro Salvini, ha chiarito che «le operazioni contabili che hanno dato luogo all’adozione delle sanzioni disciplinari non erano tali da inficiare l’impianto complessivo di correttezza della contabilità dell’istituto scolastico». La consulenza medico legale dei dottori Fabbrizzi e Galassi «ha confermato lo stato di malessere psichico della ricorrente insorto a causa della situazione che si era andata a creare sul posto di lavoro» e che la patologia ansiosa-depressiva era da mettere in relazione al comportamento non giustificabile della dirigente. Il giudice, nel condannare il ministero al risarcimento e al pagamento delle spese (3.980 euro), ha anche annullato le sanzioni disciplinari a suo tempo inflitte.
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