Il dolore
Ippodromo, spiccioli da Roma e tramonta la chance Pescara
Il ministero classifica il Casalone come impianto commerciale. Massai: «Tagli del 25% ai contributi» Salvo (per ora) il trotter abruzzese controllato da Grosseto la cui vendita per fare cassa si allontana
GROSSETO. A poche ore dal ritorno dei cavalli al tondino del Casalone – alle 14,25 parte la prima delle sei corse oggi in programma – è uscita la tanto attesa classifica degli ippodromi: con essa il ministero delle politiche agricole ridisegna la geografia dell’ippica tricolore. Il Casalone si piazza in terza fascia, dove dimorano gli impianti di rilevanza “commerciale”. Promozione o declassamento: che significa? Di per sé poco o nulla, se non fosse che la nuova mappa del Mondo Cavallo porta con sé una riduzione dei contributi di provenienza ministeriale: «Un taglio del 25%», chiosa Alessandro Massai, amministratore unico della società Ippodromo del Casalone. Tradotto, a Grosseto arriveranno “spiccioli”: 500mila euro all’incirca come contributo all’impianto, secondo i primi calcoli prudenziali di Massai. Se le provvigioni saranno di questo tenore, non si va da nessuna parte. E, colpo di scena, si ricomincerà a correre anche all’Ippodromo d’Abruzzo, di San Giovanni Teatino, controllato al 100% dal Casalone: e almeno nell’immediatezza l’impianto a un tiro di schioppo da Pescara non sarà ceduto per dare ossigeno a Grosseto.
La classifica. Erano settimane che il sistema dell’ippica attendeva la classificazione degli ippodromi che discende dal “Decreto Castiglione” (n. 681/2016), dal nome del sottosegretario Giuseppe Castiglione che in seno al ministero dell’agricoltura ha tenuto in mano la delega per l’ippica, e che non sarà ricandidato alla prossima tornata elettorale. Ieri pomeriggio è stata pubblicata sul sito web del Mipaaf. Detto con un po’ di approssimazione, l’appartenenza ad una categoria determina anche il quantum delle sovvenzioni che il Ministero erogherà alle società che gestiscono le corse ippiche. Ebbene, il Casalone rientra in “fascia” C, quella degli ippodromi “commerciali”; in Toscana, per avere un’idea, Pisa è in fascia B, quella degli ippodromi di status “istituzionale”; in fascia A, cioè di “rilevanza strategica”, ci sono ippodromi del calibro di Capannelle. Vediamo gli effetti: «Per la categoria commerciale – spiega Massai – è previsto un taglio del 25%: sarà ridotto di un quarto il contributo dello scorso anno per gli impianti che era stato di 660mila euro». Poco.
Tirare le somme. Sono settimane che Massai ripete che fino a quando non sarebbe uscita la suddivisione ministeriale non si sarebbe potuto prevedere nulla di certo per il futuro del Casalone. Adesso la classifica è uscita, lunedì Massai sarà ricevuto al ministero, dopodiché ci sarà poco spazio per i sogni. Bisognerà decidere. I debiti sono considerevoli: ammontano a otto milioni e 681mila euro al bilancio 2016, anche se la società di per sé – tra terreni e quant’altro – ne vale almeno il doppio. La domanda è: si va avanti sperando di strappare qualcosa di più a Roma – i soci detentori di partecipazioni non hanno intenzione di mettersi le mani in tasca – o si mette in salvo il capitale facendo al Casalone qualcosa di diverso dall’ippica? Intanto si corre, per tutto febbraio: oggi, poi il 9, il 16 e il 23 febbraio. Si pensava di correre anche a marzo, almeno per tre giornate, ma con questi chiari di luna, chissà.
La chance abruzzese. Per dare ossigeno al bilancio del Casalone si complica anche il gioco della carta abruzzese. L’ippodromo di San Giovanni Teatino – ribattezzato “di Pescara” anche se è in provincia di Chieti – spunta tra gli impianti di rilevanza commerciale. Sembrava già destinato alla chiusura, e invece, a quanto pare, a marzo riaprirà alle corse. Poche settimane fa si vociferava di ristrutturarlo e di venderlo, ipotesi accarezzata anche da Massai. L’operazione avrebbe portato humus ai terreni grossetani: l’ippodromo di San Giovanni Teatino è della società Ippoinvest, rappresentata dal gavorranese Giampiero Pieraccini, e la società Ippodromo del Casalone detiene il 100% della Ippoinvest; e su otto milioni e 681mila euro di debito del Casalone, 5 milioni e 835mila euro sono verso le banche e il grosso dell’esposizione debitoria è frutto dell’acquisto dell’ippodromo “di Pescara”. La porta del restyling finalizzato alla vendita resta aperta ma per il Casalone potrebbe essere troppo tardi: «Per Pescara ci sono possibilità di sviluppo immobiliare – conferma Pieraccini – La zona è bella e la realtà è economicamente dinamica, ma i tempi di queste operazioni non sono immediati». Insomma, a “Pescara” per almeno i primi mesi del 2018 si correrà con un occhio agli immobiliaristi e intanto il Casalone aspetta.
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