Finanza
Si è spento il pittore della Primavera
Muore a 92 anni il maestro grossetano. Un’intera vita di iniziative e battaglie per promuovere e difendere l’arte
GROSSETO. Pur di salvare la sua creatura (la Primavera maremmana) che rischiava di morire, fece lo sciopero della fame. Carattere schietto e sanguigno, appassionato e legatissimo alla sua città, Fosco Tarsi è morto ieri a 92 anni.
Figura di spicco della cultura cittadina, è stato pittore e presidente storico (da 30 anni) dell’associazione Primavera Maremmana che fino a 4 anni fa ha promosso l’omonima manifestazione in centro. Tarsi era nato il 16 luglio del 1925 e da giovane aveva fatto il tipografo. Come pittore aveva partecipato a mostre in Italia e all’estero, da Londra a New York, Washington, Budapest o Baltimora. Dal 1989 era presidente dell’associazione Primavera Maremmana, fondata nel 1976 insieme ad altri artisti. Ha diretto la sala d’arte Pascucci; lascia tre figli, Marco, Mauro, Franco e la moglie Iva Frosolini. Oggi alle 15 il feretro partirà dall’obitorio dell’ospedale Misericordia; il funerale al cimitero di Sterpeto alle 15,30.
Negli ultimi decenni, il nome di Tarsi si è legato in maniera indissolubile a quello della Primavera maremmana e al suo brulicante entourage di artisti. Fin dalla prima edizione, in via Monatanara erano state esposte opere di pittori professionisti e dilettanti. «Una specie di via Margutta», diceva Tarsi. L’associazione, con il pittore Germano Paolini, lo ricorda con affetto, così come l’artista Mario Bambagini: «Fosco - dice quest’ultimo - era pittore, gallerista, scrittore, presidente dell’associazione. E molto di più: persona di grande intelligenza e grandissimo cuore, un cuore che nonostante i 93 anni era quello di un ragazzo. Era una persona silenziosa». Si era improvvisato corniciaio «con risultati non sempre felici e ogni tanto si sentiva qualche imprecazione perché una cornice si era scollata. In seguito capii perché Fosco parlava così poco: era stato in guerra nella contraerea e le cannonate l’avevano reso quasi sordo». Poi arrivarono i cornetti acustici e Fosco «rinacque e diventò un gran chiacchierone». Il posto fisso arrivò in Camera di Commercio. A 78 anni si scoprì scrittore e dette alle stampe il primo dei 3 libri, custoditi a Clarisse Arte che raccoglie una ricca documentazione sugli artisti. Un episodio particolare Tarsi lo racconta in un volume autobiografico. «Quando, nel 1998, la giunta di centrodestra prese possesso del Comune con l’elezione del sindaco Antichi - scrive - avvertimmo che la nostra manifestazione correva rischi di sopravvivenza. Dopo la nomina di un assessore alla cultura che vedeva di buon occhio l’evento, subentrò un altro che sapevo bellicoso nei nostri riguardi. Voleva cancellare la Primavera maremmana. Visto il pericolo misi in piedi un comitato di artisti ma non si levava un ragno dal buco. Allora decisi di fare un gesto nei confronti dell’assessore: uno sciopero della fame a oltranza con l’intenzione di soggiornare giorno e notte sotto l’androne del Comune. Ebbe un effetto dirompente. Il sindaco mi fece chiamare, gli dissi che la Primavera era nata quando lui frequentava le Medie e che si erano fatte 23 edizioni. Assicurò che nessuno avrebbe toccato l’evento e prese una decisione contraria al suo assessore. Il giorno dopo la svolta clamorosa: seppi delle dimissioni dell’assessore. Non ci piansi sopra: il digiuno era rimandato. La nota di colore fu quando mia moglie, che non aveva saputo nulla da me, lesse la locandina che annunciava a caratteri cubitali “pittore fa lo sciopero della fame” e commentò: ma chi è quel bischero...?».
Da allora la Primavera maremmana continuò con maggior vigore; fino a 4 anni fa quando fu interrotta. A recuperarla - nel nome di Tarsi - sarà quest’anno la Città visibile.
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