Il Tirreno

Grosseto

Trovata morta nel torrente, i figli: «Nostra madre non si sarebbe mai uccisa»

di Gabriele Baldanzi
Trovata morta nel torrente, i figli: «Nostra madre non si sarebbe mai uccisa»

Grosseto, parlano i figli di Alda Albini: la donna era molto religiosa. I dubbi sulla borsa e sul luogo dove è stato trovato il suo corpo

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GROSSETO. La preoccupazione prima, il dolore poi, adesso inquietudine e dubbi. Nel giorno in cui si svolgerà l’autopsia di Alda Albini, Serena e Walter Pizzetti, i figli – che fino a oggi hanno preferito tacere – rompono il silenzio. Il loro stato d’animo è facile immaginarlo. «Ci è stato chiesto di fare un appello, poi di commentare la scomparsa, ci abbiamo pensato e alla fine – è Walter a parlare – abbiamo deciso di restare in silenzio. Siamo fatti così. Nel frattempo in tanti si sono sbizzarriti nel dare giudizi sul nostro comportamento. Si è allungata su di noi figli perfino l’ombra del sospetto».

Serena e Walter hanno perso mamma Alda in quel modo e, sotto voce, hanno chiesto solo tre cose: «la verità sulla sua morte, la restituzione del corpo (per poi cremarlo), il rispetto». Richieste comprensibili. «Non siamo qui per difenderci, né per cercare una vetrina – aggiunge Serena – ma per ristabilire la verità su alcune questioni che sono state distorte, soprattutto nei servizi televisivi». Per esempio le telefonate. «Mamma, in passato, capitava che non sempre rispondesse al cellulare e la ragione per la quale noi non ci siamo preoccupati è che attraversava periodi in cui era una sua precisa volontà quella di staccare, di isolarsi. Anche da noi. A volte andava a Roma, da una coppia di amici e ce lo diceva dopo che era tornata».

Il 18 dicembre Alda era stata a casa di Serena, a Grosseto. Aveva le chiavi, da sempre. Avrebbe dovuto rimanere a dormire, trascorrere qualche ora con i nipoti, ma la sera si è fatta riaccompagnare alla stazione ed è tornata alla Rocca. «La denuncia, è vero, l’ha fatta Silvia (la vicina di casa, ndr), ma ci siamo sentite più volte. Ed eravamo in apprensione. Anche ripensando all’avventura di qualche anno fa: l’incidente stradale, etc». I figli, giustamente, non vogliono mettere in piazza dinamiche familiari non semplici, questioni personali. «Oggi non ha senso star qui a ricordare e dettagliare gli errori e i problemi di mia mamma, e anche i nostri – sono parole di Walter – tanto non cambierebbe nulla. Quello che ci pare impossibile è che mamma possa essersi uccisa, cioè possa aver deliberatamente deciso di farla finita. In quel modo, poi, e in quel posto. No, non è nella sua indole e credo che il medico di Roccatederighi, Massimo, che la conosceva, la curava, ci parlava, possa confermarlo». Serena è ancora più esplicita: «Mamma era una persona metodica, sempre in ordine. Ci teneva e si curava. Aveva sempre pronta la borsa in caso di improvviso ricovero in ospedale; e aveva scelto perfino i vestiti da indossare dopo la morte. Si sarebbe lavata i capelli e messa il rossetto se pensava di morire. Il suicidio era un’idea lontana dalla sua testa. Era religiosa e pensare di gettarsi in un dirupo, di sporcarsi, di scompigliarsi, di soffrire, ne sono certa, non le passava proprio per la testa».

I figli ancora non si sono fatti un’idea di cosa può essere successo: «Escludiamo soltanto un’ipotesi – prosegue Walter – quella della morte volontaria. Il suicidio, lo confermo, lo ripeto, non rientra proprio nel suo carattere. Per il resto abbiamo fiducia nel magistrato e ai carabinieri che indagano e ci auguriamo che l’autopsia ci dia qualche risposta. A nostro avviso le è accaduto qualcosa di accidentale, di imprevedibile. La borsa trovata in quel punto, per esempio, non ha senso». «Per il momento non possiamo entrare in casa – continua Serena – e comunque non abbiamo mai avuto le chiavi. Lei era autonoma. Decideva tutto da sola, quando venire a Grosseto, quando ripartire, come disporre dei suoi risparmi, se e quando raggiungere gli amici. Anche nei momenti in cui era in difficoltà non si lasciava aiutare. Ecco perché non è proprio giusto raccontare che noi eravamo figli senza pensiero. Mamma ha fatto sempre i compleanni con i bimbi e trascorso il Natale da Walter. È venuta perfino in vacanza a Formentera con me. Può capitare un anno che i figli sono fuori a Natale. Credevamo che fosse dagli amici, a Roma, e non avesse voglia di sentirci. Forse abbiamo aspettato troppi giorni per cercarla? Può darsi. Ma lei era così».

«Aveva deciso di trasferirsi alla Rocca, a ottobre, dopo la morte di babbo – conclude Serena – proprio nel momento in cui forse avevamo più bisogno, sia io che mio fratello. Mi disse che ognuno doveva elaborare il lutto a suo modo e lei voleva farlo da sola. Contrastarla non sarebbe servito. Forse le faceva male vedere come e quanto stavamo soffrendo, noi e i nipoti». Alla domanda su cosa si aspetta dall’autopsia, Walter dice: «Vorrei che ci dicessero che non ha sofferto. Poi, quando avremo capito ciò che è successo, speriamo di avere la forza per superarlo».
 

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