Il Tirreno

Grosseto

Impallinato un raro falco pescatore

di Gabriele Baldanzi
Impallinato un raro falco pescatore

Agrippa, nato nella Diaccia Botrona, si trovava in Umbria. Operato a Livorno, potrebbe non riuscire mai più a volare

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GROSSETO. «Sì, è vero. Domenica hanno sparato ad Agrippa, in Umbria. Sono deluso, amareggiato, ma andiamo avanti».

Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, da poche settimane di nuovo alla guida del Parco nazionale dell’Arcipelago, si considera il padre putativo dei falchi pescatori nati in Maremma. Domenica uno di loro, venuto alla luce nel padule della Diaccia Botrona nel maggio del 2017, è stato ferito, ma subito recuperato e soccorso.

Agrippa è figlio di Geronimo e Pochaontas, due falchi di origini corse, arrivati sulle nostre coste proprio con il progetto voluto da Sammuri, quando era presidente del Parco regionale della Maremma.

Il ferimento è avvenuto domenica 21 gennaio, lungo il fiume Tevere, nei pressi di Todi. Come gli altri falchi pescatori che nascono in Maremma era monitorato attraverso un micro gps del peso di 25 grammi, alimentato da una batteria con pannello solare.

Rispetto agli altri sei giovani che si sono involati nel 2017 (altri tre dalla Diaccia Botrona e tre dal Parco della Maremma), gli unici in tutta Italia, Agrippa è stato il più stanziale. Tre infatti hanno raggiunto l’Africa: Claudio e Caracalla l’Algeria e Maciste (che poi si è scoperto essere una femmina) ha addirittura attraversato il Sahara e si trova adesso in Gambia. Gli altri tre non sono stati così estremi: Massenzio sverna in Sicilia, Marco Aurelio in Campania e Adriano in Corsica.

Agrippa era rimasto vicino a casa, girovagando tra le zone umide, le riserve naturali, le Oasi Wwf, di Orbetello e Burano, con qualche puntata nell’alto Lazio e in Umbria, lungo il Tevere, dove appunto è stato colpito.

Per fortuna una persona lo ha trovato quasi subito, avvertendo i carabinieri forestali del servizio Cites di Perugia.

Dopo il recupero il falco è stato trasferito al centro di recupero di Formichella, vicino a Orvieto, dove gli sono state offerte le prime cure.

Martedì Agrippa è stato trasferito al centro Cruma di Livorno, che ha già trattato altri falchi pescatori. La diagnosi, dopo una dettagliata radiografia, ha evidenziato una frattura scomposta esposta all’ala destra.

Agrippa è stato quindi operato per la riduzione della stessa. La prognosi è riservata e ci sono forti dubbi che possa volare di nuovo.

«Il ferimento con arma da fuoco, con una cartuccia a pallini non può che essere opera di un cacciatore – commenta Sammuri – peraltro il giorno, il periodo e la zona dove è avvenuto il ferimento consentono di andare a caccia, ma ovviamente non di sparare a un falco pescatore, specie particolarmente protetta. Chi mi conosce sa che non ho posizioni ostili nei confronti della caccia, so benissimo che, quando si rispettano le regole e si cacciano le specie consentite, non si creano problemi alla conservazione della biodiversità. Ma chi spara a un giovane falco pescatore non è un cacciatore. È un bracconiere e commette un reato penale. Stiamo parlando di una specie rarissima in Italia, con sole tre coppie riproduttive».

Sammuri lancia poi un appello affinché chi ha visto o sa informi i carabinieri forestali che stanno indagando e le associazioni venatorie prendano le distanze da questo brutto episodio e infine si rivalgano per il danno di immagine subito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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