La manifestazione
«Artigiani e artisti, la speranza di rilancio»
Ieri al Polo Clarisse Arte la lezione-dibattito su piazza della Palma di “Cap 58100”, a cavallo tra passato e idee per il futuro
GROSSETO. L’architetto Giancarlo Tesei ieri l’ha definita «il ground zero di Grosseto», per la sua nascita provocata da un bombardamento che distrusse gli edifici facendo largo a un nuovo spazio. Cosa fare, adesso, in piazza della Palma (piazza Randolfo Pacciardi)? A oltre settant’anni dalle bombe il dibattito è aperto che mai e, ieri pomeriggio, è stato al centro del secondo incontro di “Cap 58100 - Piazze N(u)ove”, il ciclo di incontri che Clarisse Arte organizza con Il Tirreno e il supporto di Aurelia Antica per coinvolgere i cittadini nel ripensare alcuni spazi urbani che hanno bisogno di essere valorizzati.
L’introduzione storica è stata affidata all’archeologo Carlo Citter, che ha condotto scavi in centro storico attestando la presenza del primo villaggio di capanne nell’anno 600. Poi la sintesi storica sulla chiesa della Misericordia dell’ex direttrice dell’Archivio di Stato Maddalena Corti, e il contributo dell’archeologo Roberto Farinelli. Quindi la sala conferenze di Clarisse Arte si è riempita di idee e suggerimenti.
L’architetto Stefano Sagina ha ripercorso il progetto, elaborato nel 2010 per conto dell’allora circoscrizione Centro e dell’Ascom, di installare moduli reversibili che ricordino le antiche capanne, raccontato ieri dal Tirreno. Poi la parola è passata al pubblico.
L’architetto Alessandro Innocenti ha richiamato l’attenzione sul carcere, che è destinato a chiudere e sul cui uso futuro urge una riflessione. «La progettazione che funziona è quella che nasce da un bisogno – ha detto –. Chiediamoci cosa manca a Grosseto. Secondo me manca una sala convegni e un polo fieristico. Io ci farei questo». Ad ogni modo, ha aggiunto, «il futuro progetto per il carcere potrebbe essere la svolta per la piazza».
Il collega Sagina ha ricordato un progetto di ampliamento del Museo di Storia naturale alla casa circondariale.
Massimiliano Frascino, presidente della Fondazione Il Sole, ha suggerito per la piazza prima un intervento estetico: «Via tutti gli alberi, lasciamo solo la palma. E mettiamo panchine: in piazza Dante c’è tanta gente perché può sedersi». Poi un intervento sociale: «Toglierei gli uffici comunali e ci riporterei residenze e attività artigianali e culturali, magari prevedendo prezzi calmierati per i fondi».
«Il problema del centro storico è che non ha più abitanti», ha lamentato Maria Pia Vecchi del Fai, che abita in centro storico. Mentre Frida Bolognesi Nardulli ha sottolineato le difficoltà che hanno gli artigiani a vivere del proprio lavoro», bocciando di fatto questo percorso.
Il suggerimento di Matteo Olivo, della cooperativa Uscita di sicurezza, per rivitalizzare la piazza parte da una considerazione: la gente va dove qualcosa desta il suo interesse. In passato questo polo di attrazione è stato svolto, ad esempio, dallo studio d’arte di Carlo Gentili. «Due anni fa – ha raccontato – con il fotografo Carlo Bonazza abbiamo allestito, in un paio di giorni, una mostra fotografica. I passanti si avvicinavano, incuriositi da quel che facevamo. E all’inaugurazione arrivarono 50 persone». Insomma, serve ricreare luoghi, occasioni e attività che aggreghino.
In conclusione Citter ha sollecitato una maggiore comunicazione degli studiosi con la gente, in una visione, ha detto, «neoumanistica della civitas» dove i progetti «non siano calati dall’alto». Insomma, un mettersi all’ascolto reciproco che è proprio lo spirito di “Cap 58100 - Piazze N(u)ove”.
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