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Anche l’ibis eremita nel mirino Nel 2016 doppietta condannata

Anche l’ibis eremita nel mirino Nel 2016 doppietta condannata

GROSSETO. Non è purtroppo la prima volta che specie rare e protette di uccelli, faticosamente aiutati in Maremma a scampare all’estinzione, vengono presi a fucilate. Due anni fa, due ibis eremita...

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GROSSETO. Non è purtroppo la prima volta che specie rare e protette di uccelli, faticosamente aiutati in Maremma a scampare all’estinzione, vengono presi a fucilate.

Due anni fa, due ibis eremita sono stati uccisi e un terzo rimase ferito nel giro di un mese e mezzo durante il percorso migratorio all’Oasi Wwf di Orbetello da un’area di riproduzione in Baviera, gestita dall’associazione Waldrappteam che si occupa del reinserimento degli ibis eremita con il progetto europeo Life+ “Reason for hope” (la ragione della speranza).

La migrazione di questi tre esemplari, lunga ottocento chilometri, fu bruscamente interrotta con l’inizio della caccia. Kato, un esemplare maschio (migratore esperto), fu abbattuto nella zona di Punta Ala il giorno dell’apertura della caccia il 1° settembre 2016. Un secondo esemplare, una femmina di nome Tara, è stata invece abbattuta l’8 ottobre in provincia di Vicenza, vicino all’aeroporto di Thiene. Un terzo volatile, infine, è stato ferito a metà settembre di quello stesso anno alle porte del Parco regionale della Maremma. Fu ricoverato in gravissime condizioni al Crasm di Semproniano. In tutto erano 17 gli iris eremita partiti dalla Baviera verso la Maremma.

Più di recente, a fine settembre 2017, un ibis eremita è stato abbattuto a fucilate nel Pratese, mentre un mese dopo un altro è caduto, sempre sotto i colpi di un fucile, vicino a Piombino.

Cinque anni fa, nell’ottobre 2012, altri due ibis eremita sempre provenienti dalla Baviera e diretti a Orbetello, Goja e Jedi, vennero abbattuti da un cacciatore, regolarmente in possesso di una licenza per la caccia ai colombacci. L’uomo, che è stato identificato, nel settembre 2016 è stato condannato dal tribunale di Livorno al pagamento di 2mila euro (pena sospesa) e licenza di caccia revocata.

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