Sicurezza
«Retali non faceva parte dell’associazione»
Pandora 1: parlano i difensori dei medici imputati. Conte (per Cravero): «Il falso è stato creato alle sue spalle»
GROSSETO. «Associazione per delinquere? Uno dei principali imputati-testimoni, Paolo Palumbo, ci ha detto che i medici non sapevano che i sinistri erano falsi. Come può esserci consapevolezza da parte loro? E poi: c’è partecipazione agli utili? No. La retrodatazione di un certificato è reato? No, è una cosa stupida e basta. La truffa? Se c’è, è tutto prescritto. La corruzione? Il capo di imputazione è del tutto generico, riconoscerla sarebbe uno schiaffo alla Suprema corte».
Una dopo l’altra, in una quarantina di minuti, l’avvocato Carlo Valle prova a demolire le accuse mosse all’ortopedico Giuseppe Retali, che secondo l’accusa (che ha chiesto 4 anni per l’associazione per delinquere) sarebbe stato uno dei protagonisti del filone Studio Verde nel processo Pandora 1, che si appresta a vivere le ultimissime battute. Sono 27 complessivamente i capi di imputazione contestati al medico. E Valle parte con una provocazione, sostenendo la contraddittorietà tra la presunta associazione per delinquere e la presunta corruzione: «Se c’è la corruzione, allora Retali non è un associato: è un estraneo, contattato e corrotto». Ma il legale va avanti e argomenta che «non ci sono prove certe: ci sono soltanto delle idee». Utilizzando le dichiarazioni dei testimoni-imputati, Valle punta a demolire soprattutto l’accusa principale, l’associazione per delinquere: «È una forzatura indicare i medici come promotori. Non c’è nemmeno un elemento della consapevolezza dei medici di far parte del sodalizio». Anche perché Retali non ha certamente partecipato agli utili («e anzi, forse quei 200 euro indicati sull’appunto dovevano andare in direzione opposta»). Non solo: in un’intercettazione si sente dire «possibile che Retali non riusciamo ad agganciarlo?». Quindi, dice Valle, «vuol dire che Retali non ne faceva parte. E non ne ha mai fatto parte».
In aula la polizia giudiziaria aveva parlato della redazione di un certificato nel giorno in cui Retali era a sciare: «Beh, questo dato è stato citato in aula ma è rimasto nel database in cui era contenuto. Non è stato scaricato: e quindi la prova non c’è». Retali promotore perché aveva segnalato qualcuno? «Sapete qual è l’unico caso di segnalazione? Quello in cui il marito di un’infermiera del reparto di Retali chiede cosa deve fare e il medico gli dice di andare a Studio Verde». Assoluzione, dunque, come deve essere assoluzione per Valle anche per Chiara e Simona Scialla per un falso incidente (prescrizione e assoluzione per l’accusa).
E proprio dal caso Sciarra prende il via Cristiano Conte, difensore del medico Angelo Aristodemo Cavero, che invoca un’assoluzione (l’accusa ha chiesto il non doversi procedere per prescrizione). «Sapete che il medico del pronto soccorso aveva disposto il ricovero per Sciarra e lei aveva rifiutato? Ma allora aveva tratto in inganno il medico del pronto soccorso, il proprio medico fiduciario e anche quello dell’assicurazione? Che il sinistro sia falso non vuol dire che il certificato sia falso. Questi di cui parliamo sono sinistri in cui falsificare i documenti è facilissimo». E di Cavero, rispondendo alla requisitoria del pm Marco Nassi, sottolinea che «l’unica cosa che si può dire è che non è più maremmano, è molisano dal 2009», come a dire che le accuse nei suoi confronti sono infondate e che è stato ingiustamente tirato dentro questo processo. Anche perché per Cavero all’udienza preliminare era stato pronunciato un non doversi procedere per l’associazione per delinquere: «Non è capo, né associato».
Se la Procura si basa su Palumbo, ecco che Conte ricorda che “Pandora 0” (inchiesta sul tecnico radiologo risalente a dieci anni fa) «aveva partorito un topolino. Palumbo non era credibile allora, non lo è adesso, di lui non mi fido, è un rancoroso. Nel 2008 Cavero aveva scoperto che Palumbo aveva falsificato i certificati per Sciarra. E il perito grafologo ci dice che quelle firme non sono di Cavero». Conte riconosce che Cavero «ha abboccato per stilare una relazione ma alle sue spalle è stato poi creato il falso». Lui di Palumbo diceva «di non voler averci a che fare, perché lui metteva le persone nei guai».
Sono in calendario almeno altre due udienze: quella del 31 gennaio, già fissata, e quella del 7 febbraio che è stata indicata ieri sera dal presidente Giovanni Puliatti: perché finora hanno parlato i difensori di 27 imputati e il totale è di 52. Servirà insomma altro tempo prima di arrivare alla sentenza.
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