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Rabazzi non si ricandida alla presidenza di Cia

Rabazzi non si ricandida alla presidenza di Cia

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GROSSETO. Enrico Rabazzi lascia la presidenza della Cia e lo farà ufficialmente nel pomeriggio di venerdì prossimo all’Hotel Granduca, quando comunicherà il passaggio di testimone con tutta probabilità a Claudio Capecchi (uno degli attuali vicepresidenti).

«Sono stato presidente dal 2009 al 2018 – dice Rabazzi – anche un anno in più del consentito perché subentrai al mio predecessore, Giancarlo Innocenti, che si dimise dall’incarico» per candidarsi a sindaco di Roccastrada. «Negli ultimi quattro anni sono stato anche vicepresidente regionale di Cia – continua Rabazzi che dal 2002 al 2009 era stato vicepresidente di Cia provinciale – per far valere il peso del lavoro onesto degli agricoltori maremmani in Toscana ma purtroppo sono emerse anche le ingiustizie subite dalla burocrazia italiana».

Non è una decisione a cuor leggero quella che ha dovuto prendere, peraltro un atto dovuto perché i regolamenti prevedono che il compito di rivestire il ruolo maggiormente rappresentativo della Cia sia al massimo di due mandati della durata di quattro anni ciascuno.

Il suo successore dovrebbe essere (unica candidatura proposta) Claudio Capecchi. «Una figura importante nel panorama provinciale agricolo – aggiunge Rabazzi – titolare di un’azienda multifunzionale conosciuta nel panorama vitivinicolo locale che saprà continuare il mio lavoro e magari superare quelle battaglie che, nonostante gli sforzi profusi, non sono state del tutto vinte».

Il bilancio che traccia è, comunque, positivo. «Sono felice – racconta – di lasciare in buono stato una realtà che avevo ereditato in piena crisi. Peccato non aver superato del tutto gli ostacoli che la burocrazia ha posto verso il mondo agricolo locale».

Può ricordarci qualche “battaglia” che ha condotto?

«Con i miei soci abbiamo lottato per l’abolizione dell’Imu e del calo dei prezzi delle materie prime ai produttori: sfide in parte vinte ed iniziate da Grosseto con cortei e manifestazioni. Peccato non essere riusciti a dare solide garanzie al reddito degli agricoltori perennemente condizionato da balzelli fiscali e, appunto, dalla burocrazia».

Immaginiamo che saluti un ambiente di lavoro molto affiatato che proprio lei ha avuto il merito di ben coordinare: non è stato facile unire sotto una stessa bandiera 70 colleghi nei vari uffici sparsi nella provincia, 4.500 imprese e 7.000 pensionati.

«Sicuramente. Lascio un’organizzazione sana, un ottimo apparato formato da professionalità eccellenti: una struttura rispettata a livello regionale e nazionale a cui piace non lodarsi ma farsi onore con il proprio lavoro».

Sotto Rabazzi, Cia provinciale ha sostenuto numerose campagne di promozione dei prodotti locali a km zero, di informazione verso il mondo agricolo colpito da calamità (alluvioni e siccità che spesso hanno penalizzato le produzioni agricole in Maremma) e di iniziative dedicate ai giovani.

Il futuro di Rabazzi?

«Resterò in Cia – chiosa – probabilmente con il compito di direttore».

Stefano Fabbroni

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