Il Tirreno

Grosseto

Aperto un fascicolo sulla morte di Alda

di Gabriele Baldanzi
Aperto un fascicolo sulla morte di Alda

Incidente, malore, omicidio, suicidio: indagini a tutto campo. Il figlio: «Speriamo solo non abbia sofferto». Ritrovata la borsa

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ROCCATEDERIGHI . Il corpo ritrovato domenica sera in un fossato, a Roccatederighi (Roccastrada), è di Alda Albini. Le operazioni di riconoscimento, alla presenza dei figli, si sono svolte all’obitorio di Grosseto nella notte tra domenica e lunedì, poche ore dopo il recupero della salma.

A dire il vero, fin da subito, i dubbi sull’identità del cadavere erano stati fugati in maniera definitiva da alcuni dettagli: l’impermeabile di pelle, le scarpe con il tacco, un orecchino ritrovati sul corpo. A metà pomeriggio di ieri è stata ritrovata anche la borsa, di colore rosso. L’ha vista a bordo strada, a 50 metri in linea d’aria dal punto in cui è stato trovato il corpo, una donna che passeggiava sulla provinciale Meleta. Dentro, il borsello.

I familiari, chiusi nel dolore, non escludono nulla. «Abbiamo solo una speranza – dice il figlio, Walter – che non abbia sofferto».

Per venerdì è fissata l’autopsia, che chiarirà causa e momento della morte. Degli altri interrogativi, per esempio su come Alda sia arrivata in quel punto, continueranno a occuparsi gli inquirenti. La Procura della Repubblica di Grosseto ha aperto un fascicolo, come da prassi.

Sulla fine di Alda da ieri vengono vagliate diverse ipotesi. La prima è che la donna si sia allontanata da casa, abbia perso l’orientamento (è successo in passato) e sia finita, non si sa come, in quel boschetto, un luogo impervio, freddo, umido, senza luce. Nessuno, tra chi vive nelle case vicine, l’ha mai vista in zona.

Il greto del torrente, che a Roccatederighi chiamano Fossato ma il cui nome ufficiale è Rigovilla, è quasi impenetrabile, nascosto da rovi e piante, su un terreno scosceso, dove nessuno mette mano da anni. Paradossalmente il passaggio più comodo è discendere il torrente lungo l’alveo – come hanno fatto i tre ragazzini – attraversando anche un enorme tubo, che per trenta metri, sotto la provinciale, tomba il corso d’acqua. Non ci sono stradelli. Per passare i carabinieri e i vigili del fuoco, i primi ad accorrere sul posto, si sono fatti strada con difficoltà. Insomma, impossibile arrivarci con scarpe come quelle indossate da Alda.

La seconda possibilità – a dire il vero remota – è che Alda abbia avuto un malore mentre passeggiava, sia caduta e qualche animale l’abbia trascinata fino al luogo del ritrovamento, che però è lontano dalla provinciale, dove a volte camminava da sola o con qualche amica. Il fossato Rigovilla si trova a cinquanta metri e in quel punto fa una mezza curva: il cadavere era incastrato tra sassi e tronchi, in meno di venti centimetri d’acqua in una posizione innaturale.

Restano poi le ipotesi di morte violenta: qualcuno può averla investita lungo la strada e poi aver gettato il cadavere sotto a quello che un tempo era il Ponte della Fontona, oppure Alda può aver pensato di togliersi la vita (ma qui non ci sono precipizi e sarebbe stato più semplice farlo dalle rocce, dietro casa). In ultimo l’omicidio.

Al momento, come detto, si tratta solo di ipotesi senza oggettivi riscontri. Piste delle quali si occuperà anche la trasmissione di Rai3 “Chi l’ha visto? ”.

Sulla data della scomparsa potrebbero esserci novità. Alda parlò con un familiare il 18 dicembre e il 22 dicembre risulterebbe ancora in vita, a Roccatederighi. Quel venerdì, prima di Natale, una testimone l’avrebbe vista infatti nell’ambulatorio del medico del paese, Massimo Magnanelli, che però non può riscontrarlo. Da chiarire anche se è tecnicamente possibile, dalla posizione in cui Alda è stata ritrovata, agganciare con il telefono le celle di Braccagni e Pollino.

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