Il Tirreno

Grosseto

Bollette da 100mila euro, si va dal giudice

di Samuele Bartolini
Bollette da 100mila euro, si va dal giudice

Giannutri, 6 mesi di arretrati sull’acqua. Fallisce l’intesa tra Consorzio, Comune e Fiora: è scontro tra pubblico e privato

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ISOLA DI GIANNUTRI. Niente da fare. L’incontro di venerdì scorso a Grosseto tra il Consorzio dell’Isola di Giannutri e l’Acquedotto del Fiora è stato un flop totale. Tocca al Tribunale di Grosseto risolvere la spinosa questione dello stop all’erogazione dell’acqua a Giannutri. In ballo ci sono quasi sei mesi di un’isola “a secco” e oltre 100mila euro di bollette non pagate. Così dice l’Acquedotto del Fiora che punta il dito contro i proprietari delle case dell’isola (una decina abitate da residenti, le altre 150 circa sono seconde abitazioni).

«Da quando abbiamo messo il dissalatore, era l’anno 2010, non hanno mai pagato», accusa il presidente del Fiora Emilio Landi. In mancanza di un accordo tra le parti, l’udienza davanti al giudice è fissata nei primi giorni della settimana. Il magistrato dovrà trovare una soluzione mettendo in conto le due posizioni, quelle del Consorzio e quelle del Fiora, che più distanti non potrebbero essere. Per il Consorzio la rete idrica è pubblica e tocca al Comune e al Fiora occuparsene. Per il Fiora e il Comune la rete è privata e il Consorzio non può “lavarsene le mani”. E i termini dell’accordo ognuno li vuole a modo suo. Parla Mauro Pica Villa, presidente del Consorzio: «Come risolvere i 100mila euro mancanti? La nostra proposta è la seguente. Noi mettiamo la metà dei soldi che servono per rifare la condotta dell’acqua e piazzare il contatore a valle della cisterna romana. Il Comune dell’Isola del Giglio, di cui fa parte Giannutri, però deve mettere i soldi per ripagare gli oneri di urbanizzazione». La risposta di Landi va in tutt’altra direzione: «Noi rimaniamo all’accordo dell’anno scorso che il Consorzio si è rifiutato di approvare. Un terzo dei soldi li mette l’Autorità idrica toscana, un terzo li mette il Comune e l’altro terzo il Consorzio». E il sindaco del Giglio Sergio Ortelli è d’accordo con Landi: «L’accordo del 2017 è l’unica strada da percorrere». Ma ecco che la riunione di venerdì è franata miseramente. E sarà difficile dipanare la matassa. Vediamo perché.

Siamo negli anni ’70, è tutto un tirare su edifici, anche a Giannutri. Ci pensa la società Porto Romano a costruire e, d’accordo con l’amministrazione comunale di allora, realizza anche la rete idrica ripagando gli oneri di urbanizzazione. Ma la Porto Romano fallisce e nessuno pensa più agli oneri. Intanto ci pensa la Regione a portare l’acqua potabile con le bettoline dalla terra ferma. E le bollette? «Neanche a pensarci – dice Giuseppe Ferrante, uno degli abitanti storici dell’isola – Noi non abbiamo mai visto una bolletta qui a Giannutri». Ma la patata bollente è la fidejussione accesa per costruire e ripagare gli oneri, rete idrica compresa. Il cuore del problema è il fallimento della Porto Romano e non si capisce quale ente se ne debba accollare le spese. Intanto corre l’anno 2010 e arriva il dissalatore del Fiora. «Ma la rete idrica è tutta rovinata, per non parlare della cisterna romana da cui passa l’acqua: un vero colabrodo», dice Ferrante. Rimane il dilemma. Rete idrica pubblica, dice il Consorzio. Rete privata, insistono Fiora e Comune. Aspettando l’udienza al Tribunale di Grosseto.

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