Sicurezza
inviti alla violenza
Minacce e offese su Facebook Le maestre sporgono querela
GROSSETO. C’è un rovescio della medaglia, uno strascico giudiziario ancora da definire. A parti invertite: stavolta sono state le maestre a sporgere querela, nei confronti di tutti coloro che avevano...
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GROSSETO. C’è un rovescio della medaglia, uno strascico giudiziario ancora da definire. A parti invertite: stavolta sono state le maestre a sporgere querela, nei confronti di tutti coloro che avevano voluto dire la loro - sui social - passando il segno. Offese pesanti, minacce anche, indirizzate alle maestre di quell’asilo in vari periodi successivi alla esecuzione delle misure cautelari. E ci sono decine di persone, forse da una quarantina, la cui posizione deve essere valutata dalla magistratura dopo l’esame della polizia postale. Al momento non ci sarebbe l’avviso di fine indagine. C’è stata però una perquisizione, con almeno una persona indagata.
Azzurra Marzocchi si era mossa prima da sola e poi affidandosi all’avvocato Riccardo Lottini: «Sì, è vero - conferma il legale - La mia assistita aveva sporto querela autonomamente, subito dopo che la vicenda era venuta alla luce, a causa dei commenti che erano stati pubblicati. Successivamente si era rivolta a me e abbiamo sporto un’altra querela».
Aggiunge l’avvocato: «Non si poteva fare diversamente. Si trattava di frasi inaccettabili. La signora Marzocchi non poteva nemmeno uscire di casa, veniva perseguitata ovunque. Era tutto eccessivo. Ho avallato la scelta di sporgere querela per dare un segnale forte, per dare un senso di equilibrio alla vicenda. Ed è servito. C’è stata, da un certo momento in poi, una serenità quantomeno formale, ma comunque concreta. Il comportamento di tutte le parti interessate è stato da quel momento ineccepibile».
Anche Lisa Marconcini si era rivolta alla magistratura. Aveva querelato un uomo che su Facebook, nel novembre 2016, aveva scritto una frase ritenuta ingiuriosa: «Ve le ricordate? Picchiavano e maltrattavano i bambini all’asilo qui a Grosseto. Sì alla violenza su queste due merd...». La frase era in calce a una foto che ritraeva Marconcini e Marzocchi. E sotto quella frase e quella foto erano comparsi una dozzina di commenti: chi si limitava a dichiarare di essere d’accordo, chi si dichiarava pronto a «dare legnate» e augurava «una morte lunga e dolorosa», chi invitava Dio a stramaledirle, chi le offendeva con epiteti di vario genere, chi augurava che qualcuno le massacrasse «di botte per strada come loro hanno fatto con i bambini». E altre frasi ancora.
La querela è poi stata ritirata da Marconcini, perché l’autore del post si è scusato pubblicamente. (p.s.)
Azzurra Marzocchi si era mossa prima da sola e poi affidandosi all’avvocato Riccardo Lottini: «Sì, è vero - conferma il legale - La mia assistita aveva sporto querela autonomamente, subito dopo che la vicenda era venuta alla luce, a causa dei commenti che erano stati pubblicati. Successivamente si era rivolta a me e abbiamo sporto un’altra querela».
Aggiunge l’avvocato: «Non si poteva fare diversamente. Si trattava di frasi inaccettabili. La signora Marzocchi non poteva nemmeno uscire di casa, veniva perseguitata ovunque. Era tutto eccessivo. Ho avallato la scelta di sporgere querela per dare un segnale forte, per dare un senso di equilibrio alla vicenda. Ed è servito. C’è stata, da un certo momento in poi, una serenità quantomeno formale, ma comunque concreta. Il comportamento di tutte le parti interessate è stato da quel momento ineccepibile».
Anche Lisa Marconcini si era rivolta alla magistratura. Aveva querelato un uomo che su Facebook, nel novembre 2016, aveva scritto una frase ritenuta ingiuriosa: «Ve le ricordate? Picchiavano e maltrattavano i bambini all’asilo qui a Grosseto. Sì alla violenza su queste due merd...». La frase era in calce a una foto che ritraeva Marconcini e Marzocchi. E sotto quella frase e quella foto erano comparsi una dozzina di commenti: chi si limitava a dichiarare di essere d’accordo, chi si dichiarava pronto a «dare legnate» e augurava «una morte lunga e dolorosa», chi invitava Dio a stramaledirle, chi le offendeva con epiteti di vario genere, chi augurava che qualcuno le massacrasse «di botte per strada come loro hanno fatto con i bambini». E altre frasi ancora.
La querela è poi stata ritirata da Marconcini, perché l’autore del post si è scusato pubblicamente. (p.s.)
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