Gioco
Nel palazzo vescovile l’affresco da salvare di Giampaolo Talani
di Giulia Sili
“La predica di San Bernardino” fu realizzato nel 1992 grazie alla donazione alla diocesi della famiglia Tarabochia
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MASSA MARITTIMA. Era il 1992 quando un giovane e quasi sconosciuto Giampaolo Talani affrescava la Predica di san Bernardino sul Palazzo Vescovile di Massa Marittima. Una commissione importante tanto che l’approvazione del progetto era arrivata direttamente da Papa Giovanni Paolo II dopo un colloquio con lo stesso pittore. «Il Papa mi chiese per quanto tempo avrei potuto garantire l’integrità dell’opera. Io risposi dieci anni», aveva raccontato Talani al Tirreno in un’intervista del 2016. Dal 1992 ad oggi di anni ne sono passati molti di più e le condizioni dell’affresco oggi non sono delle migliori.
L’idea di affrescare la parete esterna del palazzo Vescovile nacque in seguito ad una cospicua donazione fatta dalla famiglia Tarabochia in memoria di Ester Ceccarelli Tarabochia, morta nel 1990: «l’affresco fu commissionato dall’allora vescovo Comastri – racconta Alessandra, figlia di Ester – Avevo fatto una donazione in memoria di mia madre la quale nelle sue volontà aveva espresso il desiderio di fare un’offerta alla diocesi a suo nome».
Alessandra, insegnante di storia della filosofia medievale alla Cattolica di Brescia, e Giampaolo allora non si conoscevano: «mi chiesero una fotografia di mia madre per il dipinto – racconta Alessandra – venne ritratta in basso a destra con in braccio un neonato ma Talani l’ho conosciuto solo il giorno della presentazione dell’affresco alla cittadinanza. Da lì è scattata una simpatia spontanea. Ci siamo conosciuti e ci siamo sempre tenuti in contatto». Dopo i fasti del 1992 l’affresco ha poi continuato a far parlare di sé: «Intorno all’opera è poi sorta una polemica – dice Tarabochia – Lo stesso Talani si offrì di fare lo stacco per mettere al sicuro l’opera ma non è mai stato ascoltato». «Offrii migliaia di euro per toglierlo e metterlo al riparo – aveva raccontato Talani sempre nel 2016 – al tempo costava poco ed era fattibile. Punto il dito contro la curia perché è un peccato. L’opera è di Massa Marittima ed è entrata a far parte del percorso artistico della città e io sono molto affezionato a lei perché contribuì a far crescere la mia fama». Tarabochia racconta poi di un uomo semplice che nonostante la fama aveva continuato tutta la vita a fare il bagnino ai bagni Venere di San Vincenzo: «qualche anno fa io e mio marito andammo da lui per Ferragosto – racconta – si buttò in mare per salvare un uomo e poi pranzò con noi come se niente fosse. Lui era così, una persona ricca e semplice allo stesso tempo». L’ultima visita a Massa Marittima è stata quella nell’estate 2016: «venne a Massa per scoprire il palio che aveva dipinto per il Balestro e a pranzo mi raccontò di essere rimasto affascinato dalla bellezza della Maestà di Duccio di Buoninsegna e dai suoi colori». La morte improvvisa non ha poi permesso l’ultimo saluto: «non sapevo fosse malato – dice Alessandra – pensavo di sentirlo per il nuovo anno e poi è arrivata la brutta notizia». E la speranza adesso è però quella che l’affresco massetano possa ricevere le cure necessarie.
L’idea di affrescare la parete esterna del palazzo Vescovile nacque in seguito ad una cospicua donazione fatta dalla famiglia Tarabochia in memoria di Ester Ceccarelli Tarabochia, morta nel 1990: «l’affresco fu commissionato dall’allora vescovo Comastri – racconta Alessandra, figlia di Ester – Avevo fatto una donazione in memoria di mia madre la quale nelle sue volontà aveva espresso il desiderio di fare un’offerta alla diocesi a suo nome».
Alessandra, insegnante di storia della filosofia medievale alla Cattolica di Brescia, e Giampaolo allora non si conoscevano: «mi chiesero una fotografia di mia madre per il dipinto – racconta Alessandra – venne ritratta in basso a destra con in braccio un neonato ma Talani l’ho conosciuto solo il giorno della presentazione dell’affresco alla cittadinanza. Da lì è scattata una simpatia spontanea. Ci siamo conosciuti e ci siamo sempre tenuti in contatto». Dopo i fasti del 1992 l’affresco ha poi continuato a far parlare di sé: «Intorno all’opera è poi sorta una polemica – dice Tarabochia – Lo stesso Talani si offrì di fare lo stacco per mettere al sicuro l’opera ma non è mai stato ascoltato». «Offrii migliaia di euro per toglierlo e metterlo al riparo – aveva raccontato Talani sempre nel 2016 – al tempo costava poco ed era fattibile. Punto il dito contro la curia perché è un peccato. L’opera è di Massa Marittima ed è entrata a far parte del percorso artistico della città e io sono molto affezionato a lei perché contribuì a far crescere la mia fama». Tarabochia racconta poi di un uomo semplice che nonostante la fama aveva continuato tutta la vita a fare il bagnino ai bagni Venere di San Vincenzo: «qualche anno fa io e mio marito andammo da lui per Ferragosto – racconta – si buttò in mare per salvare un uomo e poi pranzò con noi come se niente fosse. Lui era così, una persona ricca e semplice allo stesso tempo». L’ultima visita a Massa Marittima è stata quella nell’estate 2016: «venne a Massa per scoprire il palio che aveva dipinto per il Balestro e a pranzo mi raccontò di essere rimasto affascinato dalla bellezza della Maestà di Duccio di Buoninsegna e dai suoi colori». La morte improvvisa non ha poi permesso l’ultimo saluto: «non sapevo fosse malato – dice Alessandra – pensavo di sentirlo per il nuovo anno e poi è arrivata la brutta notizia». E la speranza adesso è però quella che l’affresco massetano possa ricevere le cure necessarie.
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