Attenzione
Ecco i migranti che ripuliscono la Città Antica
di Giovanna Mezzana
Qualcuno mette in dubbio che a Roselle si lavori Il Tirreno verifica: agli Scavi l’iniziativa funziona
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GROSSETO. In pieno clima elettorale qualcuno ha sostenuto che il progetto di integrazione dei migranti impegnati in piccoli lavori di manutenzione agli Scavi di Roselle sia solo «un teatrino». Invece agli Scavi i migranti lavorano: hanno già ripulito, sottraendoli all’oppressione delle erbacce infestanti, il Foro, la Domus dei Mosaici, le Botteghe, e alcuni tratti del decumano, la via che porta all’Antica Città.
Qui Roselle, il parco archeologico: la bellezza di questo luogo e persino il fascino evocativo dei suoi toponimi stride con la polemica che si è insinuata tra le antiche rovine, ma tant’è. In estrema sintesi: Marco Di Giacopo, consigliere comunale in quota Pd, si reca in visita al sito archeologico per avere idea di come proceda un progetto che discende da un protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Prefettura; lì scatta qualche foto che – secondo lui – documenterebbe il lavoro di manutenzione che un gruppo di richiedenti asilo sta portando avanti. Il sopralluogo suscita la reazione di Gino Tornusciolo, consigliere comunale di maggioranza e candidato al Parlamento per il partito neofascista di CasaPound: parla di «ennesimo vergognoso teatrino montato ad arte» Tornusciolo; dalle foto scattate, inoltre, non gli sfugge lo stato degli attrezzi usati tra i resti di Roselle dai migranti, che dopo «mesi di presunto lavoro» «risultano – dice – ancora nuovi di imballaggio con tanto di etichetta». La domanda viene da sé: si tratta di una messinscena? Di una bufala o, come ormai si dice, di una fake news? E allora ieri mattina Il Tirreno è andato a Roselle.
Lungo il decumano. Mercoledì 17 gennaio. Sono circa le 10 quando, lasciata alle nostre spalle la biglietteria del parco archeologico, ci incamminiamo su per il percorso erboso che porta alla Città Antica. Soffia un vento implacabile e arriviamo all’apice con il fiato corto. Sulla nostra destra, più in basso rispetto a noi, lungo il decumano, eccoli lì, i migranti. Sono tutti chini, curvi sull’acciottolato. Si vede a colpo d’occhio quello che stanno facendo. E si coglie a colpo d’occhio il tratto di percorso che hanno già ripulito e quello in corrispondenza del quale le loro mani riparate da guanti non sono invece ancora arrivate.
Al lavoro. Ci accoglie uno dei custodi e ci salutano i tecnici della Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio che seguono a vista i richiedenti asilo e li indirizzano su ciò che va fatto-come. Tra i giovani ospiti, giunti in Maremma ma per fermarsi a “tempo determinato”, c’è chi tiene la pala, chi il rastrello, chi la cazzuolina – o trowel, se preferite – chi movimenta piccole carriole che vengono riempite di terriccio e svuotate con un andare e venire non frenetico ma continuo. Che fanno? Nulla di straordinario, ma qualcosa di utile: fanno manutenzione, “liberano” gli antichi resti dalle erbacce infestanti. Risultato? Il basolato è molto più bello e godibile, per turisti e visitatori che lo percorreranno.
Già fatto. Custodi e tecnici ci spiegano che hanno già eseguito un buon lavoro: «Egregio e certosino» dicono gli esperti; al Foro, alla Domus dei Mosaici, alle Botteghe. Anche un occhio profano come il nostro si accorge dove sono già passati e dove dovranno ancora chinarsi. A Roselle i migranti sono stati per due giornate a dicembre e sono poi tornati dall’8 gennaio: tre volte la scorsa settimana, poi lunedì scorso e ieri. Tre ore ogni volta, dalle 9 alle 12. Si sono dati da fare, tenuto anche conto che sul sito giunge una sola squadra alla volta composta da sette-nove giovani.
Qui la Soprintendenza. Abbiamo chiesto a Gabriella Poggesi, responsabile della Soprintendenza per l’area grossetana quale fosse il giudizio dell’ente sul lavoro che i migranti stanno svolgendo a Roselle. Ci ha risposto che «ad oggi le operazioni di manutenzione effettuate nella città antica di Roselle corrispondono alle aspettative della Soprintendenza»; e che «l’area archeologica non può che ricevere benefici quando si elimina correttamente la vegetazione infestante, si puliscono e si riordinano i diversi complessi di età etrusca e romana che raccontano ai visitatori la storia di Roselle».
Qui Roselle, il parco archeologico: la bellezza di questo luogo e persino il fascino evocativo dei suoi toponimi stride con la polemica che si è insinuata tra le antiche rovine, ma tant’è. In estrema sintesi: Marco Di Giacopo, consigliere comunale in quota Pd, si reca in visita al sito archeologico per avere idea di come proceda un progetto che discende da un protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Prefettura; lì scatta qualche foto che – secondo lui – documenterebbe il lavoro di manutenzione che un gruppo di richiedenti asilo sta portando avanti. Il sopralluogo suscita la reazione di Gino Tornusciolo, consigliere comunale di maggioranza e candidato al Parlamento per il partito neofascista di CasaPound: parla di «ennesimo vergognoso teatrino montato ad arte» Tornusciolo; dalle foto scattate, inoltre, non gli sfugge lo stato degli attrezzi usati tra i resti di Roselle dai migranti, che dopo «mesi di presunto lavoro» «risultano – dice – ancora nuovi di imballaggio con tanto di etichetta». La domanda viene da sé: si tratta di una messinscena? Di una bufala o, come ormai si dice, di una fake news? E allora ieri mattina Il Tirreno è andato a Roselle.
Lungo il decumano. Mercoledì 17 gennaio. Sono circa le 10 quando, lasciata alle nostre spalle la biglietteria del parco archeologico, ci incamminiamo su per il percorso erboso che porta alla Città Antica. Soffia un vento implacabile e arriviamo all’apice con il fiato corto. Sulla nostra destra, più in basso rispetto a noi, lungo il decumano, eccoli lì, i migranti. Sono tutti chini, curvi sull’acciottolato. Si vede a colpo d’occhio quello che stanno facendo. E si coglie a colpo d’occhio il tratto di percorso che hanno già ripulito e quello in corrispondenza del quale le loro mani riparate da guanti non sono invece ancora arrivate.
Al lavoro. Ci accoglie uno dei custodi e ci salutano i tecnici della Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti e il Paesaggio che seguono a vista i richiedenti asilo e li indirizzano su ciò che va fatto-come. Tra i giovani ospiti, giunti in Maremma ma per fermarsi a “tempo determinato”, c’è chi tiene la pala, chi il rastrello, chi la cazzuolina – o trowel, se preferite – chi movimenta piccole carriole che vengono riempite di terriccio e svuotate con un andare e venire non frenetico ma continuo. Che fanno? Nulla di straordinario, ma qualcosa di utile: fanno manutenzione, “liberano” gli antichi resti dalle erbacce infestanti. Risultato? Il basolato è molto più bello e godibile, per turisti e visitatori che lo percorreranno.
Già fatto. Custodi e tecnici ci spiegano che hanno già eseguito un buon lavoro: «Egregio e certosino» dicono gli esperti; al Foro, alla Domus dei Mosaici, alle Botteghe. Anche un occhio profano come il nostro si accorge dove sono già passati e dove dovranno ancora chinarsi. A Roselle i migranti sono stati per due giornate a dicembre e sono poi tornati dall’8 gennaio: tre volte la scorsa settimana, poi lunedì scorso e ieri. Tre ore ogni volta, dalle 9 alle 12. Si sono dati da fare, tenuto anche conto che sul sito giunge una sola squadra alla volta composta da sette-nove giovani.
Qui la Soprintendenza. Abbiamo chiesto a Gabriella Poggesi, responsabile della Soprintendenza per l’area grossetana quale fosse il giudizio dell’ente sul lavoro che i migranti stanno svolgendo a Roselle. Ci ha risposto che «ad oggi le operazioni di manutenzione effettuate nella città antica di Roselle corrispondono alle aspettative della Soprintendenza»; e che «l’area archeologica non può che ricevere benefici quando si elimina correttamente la vegetazione infestante, si puliscono e si riordinano i diversi complessi di età etrusca e romana che raccontano ai visitatori la storia di Roselle».
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