Il Tirreno

Grosseto

Migranti al lavoro negli scavi di Roselle «L’idea funziona»

di Gabriele Baldanzi
Migranti al lavoro negli scavi di Roselle «L’idea funziona»

Di Giacopo (Pd) ha fatto un sopralluogo nell’area archeologica Sono impiegati in 24, hanno un’età compresa tra i 20 e i 27 anni

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GROSSETO. Oggetto dello scontro frontale di fine estate tra l’amministrazione comunale di Grosseto e il resto del mondo, l’impiego dei migranti come volontari al parco archeologico di Roselle è stato completamente dimenticato nei mesi successivi.

Il progetto, che investiva la Prefettura, tre cooperative (Uscita di Sicurezza, Solidarietà e crescita e Auxilium vitae) e la Soprintendenza delle Belle Arti, aveva ricevuto anche la benedizione di don Enzo Capitani, indispettendo la maggioranza al governo del capoluogo, sospinta da Casa Pound e Lega Nord. Abbassata la polvere delle polemiche, a metà dicembre, i richiedenti asilo hanno iniziato a lavorare come volontari nel sito archeologico di Roselle, occupandosi di manutenzione e pulizia del sito, di attività come il taglio dell’erba o la sistemazione delle staccionate. Ieri il consigliere comunale del Pd, Marco Di Giacopo, accompagnato dalla direttrice dell’area archeologica di Roselle, la dottoressa Gabriella Poggesi, ha compiuto un sopralluogo per verificare cosa stanno effettivamente facendo i ventiquattro migranti, se e come viene rispettato il protocollo d’intesa sottoscritto a suo tempo da Prefettura, Soprintendenza, cooperative e l’area archeologica.

«Sono andato a vedere di persona – spiega Di Giacopo – perché la polemica sull’impiego dei migranti nel più significativo sito turistico della città aveva assunto toni alti ed era stata ripresa anche dai media nazionali. Poi, come spesso accade, era calato il silenzio. Ecco, a distanza di mesi, sono rimasto piacevolmente sorpreso da ciò che ho visto. La firma del cosiddetto “Protocollo di Roselle” portò con sé critiche e polemiche dettate dal pregiudizio. Adesso che quell’idea è diventata realtà e funziona invito tutti i contrari ad andare a vedere, a constatare i risultati di persona, con i propri occhi».

Di Giacopo va oltre: «È un’iniziativa che ho sostenuto perché credo che l’integrazione di chi viene nel nostro paese alla ricerca di una speranza di vita, debba passare inevitabilmente dalla condivisione di spazi, attività e saperi. Una convinzione che si è rafforzata ancora di più nelle ultime ore. Questi ragazzi si sentono utili e partecipi alla vita della comunità; nel contempo la città può avvantaggiarsi dalla loro opera, avendo uno spazio e pezzi di storia più curati». Poi la proposta: «Domando alle istituzioni se è possibile moltiplicare queste iniziative. Ritengo infatti che impegnarsi nella diffusione di questa pratica, estendendola ad altri spazi del patrimonio artistico e pubblico cittadino, avrebbe sicuramente ricadute positive, a partire dalla risoluzione di problemi legati al decoro urbano, oltreché, ovviamente, a un monitoraggio più attendo del processo di integrazione. Peccato che un passo in questa direzione il Comune di Grosseto abbia scelto di non farlo, rifiutando l’adesione allo Sprar, il sistema che consente ai Comuni di gestire direttamente i rifugiati e i richiedenti asilo. Lo ripeto: è stata un’occasione persa».

Il progetto, primo in Italia di questo tipo, prevedeva anche una serie di momenti di incontro e formazione per spiegare l’importanza del sito archeologico e dare ai ragazzi africani impegnati a Roselle informazioni sulla storia della provincia di Grosseto. Al momento i migranti impiegati sono 24 (otto per ciascun gestore) e svolgono una turnazione nelle giornate di lunedì, mercoledì e giovedì. Hanno un’età compresa tra 20 e 27 anni e buona scolarizzazione.

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