Il Tirreno

Grosseto

Luca Sani: «Pronto alla sfida nel territorio»

di Emilio Guariglia
Luca Sani: «Pronto alla sfida nel territorio»

L’onorevole, presidente della Commissione agricoltura uscente, è in corsa per la terza candidatura

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GROSSETO. La diciassettesima legislatura è al capolinea. Gli italiani torneranno alle urne il prossimo 4 marzo. Il voto è nazionale ma, inutile dirlo, l’appuntamento mette in fibrillazione la politica locale. Anche più del solito.

C’è infatti una nuovissima legge elettorale da interpretare, collegi ridisegnati, una partita a tre nel maggioritario e un proporzionale che moltiplica i concorrenti, un elettorato mai così mobile. Certezze zero, ovunque e tanto più in Maremma e Amiata, collegio che le recenti affermazioni del centrodestra nei maggiori comuni rendono fra i più “contendibili” della Toscana.

In casa Pd già da tempo si parla della ricandidatura (sarebbe la terza) dell’onorevole Luca Sani, ex sindaco di Massa Marittima, 52 anni, dal 2013 presidente della Commissione agricoltura della Camera.

Onorevole Sani, sarà lei il candidato maremmano del Pd?

«Decide il partito, io sono a disposizione»

Ma a cosa ambisce? Candidatura blindata o sfida nel maggioritario?

«Non spetta a me deciderlo. È comunque una partita piena di incognite, niente più è scontato, a cominciare proprio dalla Toscana. Anche a causa dell’errore della scissione c’è da dare battaglia, e come ho sempre fatto non mi tirerei indietro. Penso di poter dare un buon contributo a fronte del lavoro di questi cinque anni. Quella che si chiude è stata una legislatura molto attenta all’agricoltura. Con ricadute importanti anche per la Maremma».

Vuol dire che potrebbe correre nel maggioritario proprio nel collegio di casa?

«Non ho preferenze ma è chiaro che la mia personale vicenda politica è fortemente legata al territorio. Non mi sono occupato di agricoltura per vocazione, ma per il rapporto con la Maremma. Passione e competenza sono arrivate dopo, con l’esperienza sul campo, che poi ho messo a disposizione di un contesto più ampio, a livello nazionale. Per esempio ho lavorato alla legge sul settore vitivinicolo, che porta la mia prima firma, nell’interesse del Paese ma anche in funzione delle ricadute sull’economia di queste terre. Ne vado orgoglioso perché il vino italiano vale 10 miliardi di euro e può ancora crescere. In questi giorni ho illustrato le norme sull’enoturismo come un ulteriore risultato raggiunto a sostegno di un comparto molto dinamico in questa parte di Toscana. Stesso ragionamento vale per il distretto agroalimentare e molto altro ancora».

Il territorio però ultimamente non ha certo premiato il suo partito.

«È chiaro che, con l’ultimo voto alle amministrative, qualcosa non ha funzionato nel rapporto tra elettori e centrosinistra. Ma è anche vero che l’amministrazione di Grosseto a due anni dal suo insediamento non brilla, al netto dei selfie del sindaco che pare si diverta molto... mentre su sicurezza, degrado o vicende specifiche come le aree Peep, i gazebo, i pozzi ha inanellato solo fallimenti. La situazione è peggiorata. Inoltre non vedo visione strategica, progettualità sul futuro: gli unici soldi veri il Comune li ha ottenuti sul bando periferie del governo Renzi, e poi usa 700mila euro per demolire le terme di Roselle. Credo che la città abbia altre priorità. Grosseto non è semplicemente il capoluogo, per la sua storia è la capitale della Maremma. L’assenza di una visione penalizza tutto il territorio».

Anche il Pd a livello locale e nazionale ha le sue grane…

«A Grosseto le divisioni precedenti le amministrative, ci hanno consegnato un risultato negativo. La lezione è stata imparata. La scelta unitaria del segretario provinciale e comunale è stato un passo avanti notevole. Mantenere quello spirito unitario è fondamentale anche per vincere i prossimi passaggi. Bisogna dimostrare unità e capacità di progettazione. A livello nazionale il Pd si è fatto carico della crisi e del disastro lasciato dal centrodestra. Rischiamo di pagarne il prezzo, nonostante i segnali positivi su crescita e occupazione. Per questo occorre una campagna elettorale fortemente rivolta ai cittadini e alle imprese e non condizionata dalle dinamiche interne al Pd».

Ma lei rispetto alla leadership di Renzi da che parte sta?

«Con il ministro Martina abbiamo avviato la costruzione di un’area che pur non venendo da un percorso “renziano” ha fatto una proposta politica insieme a Renzi. Io sto lì lealmente e concretamente. Nel Pd plurale. Non vedo leader alternativi».



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