Il Tirreno

Grosseto

Avvocato condannato a 6 mesi «Teneva per sé i soldi dei clienti»

di Pierluigi Sposato
Avvocato condannato a 6 mesi «Teneva per sé i soldi dei clienti»

Claudio Bigazzi è stato riconosciuto colpevole di due casi di appropriazione indebita e di uno di truffa La difesa presenterà appello: «Il processo si è svolto solo sulla base delle dichiarazioni delle parti offese»

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GROSSETO. L’avvocato Claudio Bigazzi è stato condannato a 6 mesi per appropriazione indebita e truffa. Il giudice Gian Marco De Vincenzi lo ha ritenuto responsabile delle contestazioni mosse dalla Procura in relazione al denaro ricevuto da due clienti che avrebbe tenuto per sé: avrebbe invece dovuto destinarli a ripianare alcuni debiti dei clienti. All’imputato è stata inflitta anche una multa da 200 euro; la pena è stata sospesa.

I fatti risalgono al periodo 2010-2014. L’avvocato Bigazzi, secondo l’imputazione, era stato incaricato di gestire le trattative tra due clienti, che abitano nella zona nord della provincia e che erano sottoposti a un procedimento di espropriazione forzata, e vari creditori. Una prima accusa parla di un assegno circolare da 13.635 euro: 6.885 euro come corrispettivo per il lavoro svolto dal professionista, mentre 6.750 sarebbero invece stati destinati ai creditori. Bigazzi avrebbe invece tenuto tutto per sé. Similare il comportamento tenuto per un bonifico da 12.838,59 euro ricevuto dai medesimi clienti del luglio 2012: questa somma avrebbe dovuto essere versata ai creditori ma Bigazzi avrebbe tenuto tutto per sé fatta eccezione per circa tremila euro, effettivamente versati a due ditte (1.770 e 1.300 euro). Qui la somma di cui il professionista si sarebbe appropriato ingiustamente, ancora con abuso di prestazione d’opera, è di 9.768,59 euro. Infine l’accusa di truffa in relazione a un bonifico da 23.494,16 euro che i due clienti avevano effettuato per saldare il debito con due finanziarie (15.494 e 8.000 euro). Secondo l’imputazione, le posizioni debitorie sarebbero state già onorate e quindi i due clienti sarebbero stati indotti in errore.

Il viceprocuratore onorario Massimiliano Tozzi ha ritenuto che la querela e le testimonianze delle parti offese non potevano che far concludere per la dichiarazione di responsabilità di Bigazzi, che aveva ricevuto l’incarico per risolvere una complicata questione e il denaro per estinguere i debiti. Tra l’altro, i due imprenditori avevano fatto ricorso al fondo antiusura ed erano stati ammessi alle quote per ripianare alcuni debiti. Ritenuta più grave la truffa, l’accusa aveva chiesto 9 mesi e 400 euro.

Di tutt’altro avviso il difensore Valentina Guerriero: «tutto si è svolto soltanto sulle dichiarazioni delle parti offese. Non sono stati fatti controlli sui conti correnti per capire se le somme sono transitate per effettuare altri pagamenti». E per quanto riguarda la questione con una delle finanziarie, «la trattativa era aperta dal 2010, c’è uno scambio di corrispondenza, era stato trovato l’accordo sui 15mila euro». E aveva sollecitato l’assoluzione. La difesa attende le motivazioni per presentare appello.

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