Il Tirreno

Grosseto

LA BUONA NOTIZIA

Il Museo Luzzetti ora può essere realtà

Emilio Guariglia
Gianfranco Luzzetti
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Gianfranco Luzzetti

Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze dà 450mila euro per il progetto Bigi-Clarisse. E l’antiquario è pronto a donare

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GROSSETO. «Dopo vent’anni finalmente siamo al traguardo». Così Gianfranco Luzzetti, antiquario e collezionista d’arte di prestigio internazionale commenta la bella notizia arrivata da Firenze, la città nella quale lui – orgogliosamente maremmano – vive circondato dai suoi tesori nella sontuosa dimora su Ponte Vecchio.

La notizia è tutta in una stringata nota diffusa ieri dal Comune di Grosseto: la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze ha approvato uno stanziamento di 450mila euro. Questi soldi, sommati ai 100mila concessi il 30 dicembre scorso dal ministero per i Beni e le Attività culturali nell’ambito del programma “Bellezz@”, «copriranno le spese necessarie a realizzare il progetto» che trasformerà il pian terreno dell’ex convento delle Clarisse e la chiesa dei Bigi in un museo degno di accogliere la donazione di opere d’arte e arredi del collezionista, attesa da tempo immemorabile.

Gli anni trascorsi in realtà sono venticinque: fu infatti nel 1993 – durante una mostra di antiquariato al Cassero Senese – che Luzzetti annunciò per la prima volta di voler donare la sua straordinaria collezione d’arte alla città di Grosseto. Da allora un’interminabile trattativa fatta di accordi e disaccordi con almeno quattro giunte dai colori politici diversi senza mai una soluzione. Una storia piena di risvolti paradossali e spesso amari, che oggi però lo stesso antiquario mette da parte. Perché «finalmente siamo al traguardo», grazie a un’intuizione dello stesso Luzzetti che – qualche tempo fa – ha deciso di cambiare strategia: non più a Grosseto l’intera sua collezione, centinaia di pezzi dal valore di decine e decine di milioni, difficile da gestire; ma solo una parte, preziosa e “mirata” per uno spazio preciso, quello del circuito Clarisse - Bigi. Il resto resterà a Firenze, nella sua casa che diventerà un museo gestito dal Fai. Ma Grosseto avrà comunque un vero tesoro intorno al quale sviluppare cultura, economia, turismo.

«È così», spiega Luzzetti. «Donerò una sessantina di pezzi. Sculture, quadri, arredi. In collegamento con quello che faccio a Firenze con il Fai: una casa museo sull’Arno, che sarà in scambio continuo con Grosseto per mostre e altre iniziative. In questi anni io non mi sono mai scoraggiato. Quando tutti mi dicevano “a Grosseto, sei pazzo...”, persino Vittorio Sgarbi, sono andato avanti. Voglio che i miei concittadini abbiano di me un buon ricordo. Non ho mai mollato e ho trovato la soluzione: Clarisse e Bigi. Se in città non c’è lo spazio per l’intera collezione, allora cambiamo idea. Ho parlato con la diocesi e ho tolto a tutti una patata bollente. Ora si può dire che Grosseto avrà suo museo e si allineerà alle altre province della Toscana».
Un museo secondo la filosofia Luzzetti: non mero contenitore, ma struttura viva e aperta. «Ho voluto un centro studio per i giovani e probabilmente istituiremo anche una borsa di studio annuale. Voglio un luogo dove si creino contatti, un punto di riferimento. Con l’arte e la cultura si mangia, e se ben gestita la struttura porterà turismo e lavoro».

Ma perché la chiesa dei Bigi? «Perché è l’unica espressione barocca a Grosseto. Ci sono tre altari bellissimi, ma oggi è occupata da mostre casuali. Vogliamo restaurarla e ridarle la sua identità. Museo e luogo per conferenze, concerti, incontri. E una porta di vetro, che dall’esterno ne faccia vedere la vita».
Due capolavori, già donati da Luzzetti alla città di Grosseto – il Cigoli e il Santi di Tito – passeranno nel nuovo museo. «Poi ci saranno opere dal Trecento al Settecento, con lavori di Antonio Rossellino, Donatello, Beccafumi, Giambologna, Passignano. Giaquinto, Pier Dandini e molti altri. Anche due splendide vedute ottocentesche di Karoly Markò. E poi la Madonna con Bambino di Rutilio Manetti realizzata nel Seicento per il vescovo grossetano Tantucci. E arredi, maioliche antiche...».

Che tutto questo fosse lì lì per accadere si è annunciato più volte, in questi anni. Ora però sembra davvero fatta. «Sì, ci siamo. Auspico che la struttura sia pronta già l’anno prossimo e ringrazio prima di tutti chi per vent’anni ci ha creduto e mi ha affiancato, a partire da Maria Grazia Celuzza e Mauro Papa. Grazie all’amministrazione comunale, alla diocesi, a Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, col presidente Umbrto Tombari e l’intero cda. Grazie a Giovanni Lamioni e a Fondazione Atlante», anch’essi parte attiva del percorso.

A dare sostanza a tanto entusiasmo arriva anche la dichiarazione del sindaco Vivarelli Colonna e del vicesindaco Agresti, «felici per il percorso intrapreso». Ma soprattutto un passaggio decisivo: esce di scena la controversa ipotesi del legato testamentario per far posto alla donazione immediata. «Io lascio tutto ai cittadini, sia chiaro», precisa Luzzetti. «Gli amministratori di oggi e di domani avranno il compito di gestire. Intanto ho già comprato tutte le pale d’altare per la chiesa dei Bigi, scelte apposta e mandate a restaurare».
Insomma, anziché tirare indietro e rimuginare sulle amarezze del passato Gianfranco Luzzetti rilancia. Perché, spiega, «quando io ho avuto un’idea la ho sempre portata a termine. Chiamatela pazzia o come volete, ma così la mia vita è stata meravigliosa. Faticosa, ma meravigliosa».
 

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