Il Tirreno

Grosseto

«La giunta s’è infilata in un vicolo cieco»

 «La giunta s’è infilata in un vicolo cieco»

Pd e Lista Mascagni dopo le concessioni: «Risposte in tempi biblici e questione tutt’altro che risolta»

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GROSSETO. Uffici urbanistici da un lato ed esercenti dall’altro: la questione dei gazebo è complessa, foriera di contrapposizioni tra chi amministra e chi chiede pane ai dehors e farà discutere ancora e chissà per quanto. Intervengono sul tema – alla luce delle ultime quattro concessioni – i consiglieri dell’opposizione: Lorenzo Mascagni (Pd), Carlo De Martis e Marilena Del Santo (Lista Mascagni Sindaco), Manuele Bartalucci, Ciro Cirillo, Marco Di Giacopo, Catuscia Scoccati (Pd).

Partono dall’inizio i consiglieri di minoranza: «Grosseto ha una storia particolare. Uno degli ultimi lasciti del centrodestra grossetano quando governò la città dal 1997 al 2006 fu un regolamento, partorito nel gennaio 2006 – scrivono – che finì sotto la lente d’ingrandimento della Procura provocando sequestri di strutture e decine di procedimenti penali nei confronti di tecnici del Comune, esercenti e professionisti».

La storia grossetana dei gazebo continua: «Fu costretto a rimetterci le mani nel 2010 il centrosinistra – procedono i consiglieri all’opposizione – trovando un equilibrio e ponendo fine alle vicende giudiziarie». Poteva finire qui? No. «È possibile – riconoscono i consiglieri – che anche quel regolamento (per la precisione: l’articolo 8 bis del Riec) andasse modificato, alla luce degli orientamenti giurisprudenziali nel frattempo maturati; che andasse modificato nel modo in cui il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore all’urbanistica Fabrizio Rossi hanno poi fatto, è tutto da discutere».

I consiglieri dettagliano quale sia la materia del contendere dal settembre 2016. «Noi sostenevamo – spiegano – che fosse un errore eliminare completamente gazebo e dehors dal centro storico, e su questa decisione adottata inizialmente la giunta ha poi fatto dietro front. Secondo: che il procedimento adottato per modificare la normativa fosse troppo farraginoso, oneroso e penalizzante per gli esercenti, già provati da anni di profonda crisi». E poi: «Poche domande di concessione per le aree da ricevere in concessione (molti imprenditori si sono scoraggiati e non hanno neppure partecipato); ancor meno assegnazioni; nessun gazebo, a stagione invernale abbondantemente iniziata, ancora installato. Anche perché – continuano i consiglieri – chiuso il farraginoso iter di concessione delle aree, si apre ora quello finalizzato all’autorizzazione della strutture, rispetto al quale si è già capito che i problemi non mancheranno (uno tra tutti: i parcheggi pertinenziali)».

La sensazione? «È che l’amministrazione comunale sia finita in un cul de sac dal quale non riesce ad uscire». E c’è dell’altro secondo i consiglieri di minoranza di Pd e Lista Mascagni Sindaco: «Il fatto che maggiormente lascia l’amaro in bocca – dicono – è che i tempi con cui l’amministrazione sta gestendo la vicenda sono del tutto incompatibili con le esigenze di chi ha bisogno di queste strutture».

Ed ecco che portano l’esempio: «Un esercizio collocato tra quelli nel tessuto antico cittadino (lo Chalet all’imbocco del corso Carducci, ndr) fa domanda di concessione dell’area perché d’inverno senza struttura non può lavorare; passano i mesi, l’esercizio è costretto a chiudere. A conclusione dell’iter di concessione appare beffarda la notizia che è uno dei pochi ad essersi aggiudicato un’area. Troppo tardi»

«Siamo preoccupati per tale stato di cose che sta contribuendo – aggiungono – a desertificare l’area centrale della città, dove si trova la maggior parte dei richiedenti, con evidenti conseguenze in termini di degrado urbano. Per tali ragioni è paradossale che il sindaco si vanti di aver risolto il problema. Per soluzione il primo cittadino intende forse trovare il modo di far chiudere tutto, così non ci saranno più problemi di autorizzazioni et similia? ».

Veniamo ai numeri: «Non è ammissibile sminuire il problema quasi che fosse affar che riguarda “solo” 11 attività su una realtà di 83.000 abitanti. Qui il sindaco si sbaglia. Perché se non si danno risposte in tempi adeguati a quelle attività, non ci rimettono solo 11 esercenti, le loro famiglie ed i loro dipendenti: ci rimette l’intera città che perde lavoro e presidi naturali del territorio». «Il sindaco e l’assessore Rossi – concludono i consiglieri – se la prendano pure con noi, se questo li aiuta. Ma risolvano anche se fuori tempo massimo il caos (mai termine fu più che adeguato) che hanno creato».



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