Il Tirreno

Grosseto

Loculi non cedibili: «Macché petizione»

Fiengo ribatte al sindaco: «Non è il Regolamento comunale da cambiare ma l’atto di concessione»

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GROSSETO. La risposta del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna sulla questione dei loculi cimiteriali non cedibili a nessuno – neppure ai familiari – non ha soddisfatto Antonio Fiengo, il cittadino che nel 2015 aveva sottoposto la questione al Comune tramite un difensore civico. Il sindaco ha dettagliatamente risposto a Fiengo mediante il video della “iena maremmana” Lorenzo Mancineschi. Ed ecco che Fiengo torna sulla questione.

Primo punto. «Lei (Fiengo si rivolge al sindaco, ndr) ha dichiarato che il difensore civico ha fatto confusione con gli articoli. Nel caso specifico la legge da rispettare è il comma 4 dell’art. 92 del Dpr 285/90 che recita all’articolo 92: “Non può essere fatta concessione di aree per sepolture private a persone o ad enti che mirino a farne oggetto di lucro o di speculazione”. Mi chiedo cosa c’entri – chiede Fiengo – quanto riportato al comma 4 con il trasferimento della concessione di un loculo privato tra familiari. Come si può pensare che nel caso che una madre decida di cedere il loculo a suo figlio morto prematuramente, ci si trovi in presenza di lucro o speculazione? Se cita l’articolo 92 cosa devo pensare? Non c’è possibilità che nel caso da me segnalato si possa riferire al comma 4 dell’art. 92».

Veniamo al comma 2 dell’articolo 56 del regolamento di Grosseto che Fiengo invita il sindaco a leggere «completamente». Completamente «perché lei (si rivolge ancora al sindaco, ndr) leggendo il comma in questione (nella spiegazione fornita a Mancineschi per Fiengo, ndr) ha omesso la parola “terzi” facendo comprendere che il loculo non può essere ceduto a nessuno». Proprio nella parola “terzi”, secondo Fiengo, ci sarebbe tutto il nocciolo della questione. Fiengo chiede dunque al sindaco: «C’è una differenza fra la parola “terzi” e la parola “altri”? » . Fiengo cita il Regolamento del comune di Grosseto: l’articolo 56, comma 2, stabilisce che “la concessione in uso delle sepolture non può essere trasferita a terzi, ma solamente retrocessa al Comune”. «Questo è il comma che interessa e che va nella ratio del Dpr 285/90 e del Regolamento di Grosseto – dice Fiengo – Né il titolo III – Concessioni del Regolamento del comune di Grosseto né l’articolo 56 parlano di sepolture collettive, singole, familiari ma di sepolture in genere e quindi anche del caso da me sottoposto. Quindi il mancato rispetto della legge si verifica nell’atto di concessione dove inspiegabilmente all’articolo 3 è stata inserita la parola “altri” invece della parola “terzi” come previsto dall’articolo 56 sopra riportato». La domanda di Fiengo quindi è: «In quale legge, regolamento, comma... è stata trovata la parola “altri”? Ripeto: se non è possibile fare il trasferimento del loculo tra familiari è perché è sbagliato l’atto di concessione (e non il Regolamento) che non rispetta la legge».

A Fiengo non è piaciuto neppure il suggerimento del sindaco che propone di ricorrere ad una petizione popolare che chieda al consiglio comunale di uniformare l’atto di concessione con i regolamenti vigenti. «Non ho nessuna intenzione di presentare alcuna petizione – dice – anche perché non c’è da cambiare alcun Regolamento comunale, quello esistente rispetta la legge al 100%. Lei, o l’assessore o il dirigente – aggiunge Fiengo rivolto al sindaco – potevate rispondere alle mie e-mail inviate l’8 febbraio 2017 e 13 maggio invece di affrontare questo problema oggi».

Fiengo annuncia che si rivolgerà di nuovo al difensore civico e al presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. E conclude: «Sindaco, non è lesa maestà ammettere l’errore anche se comprendo che è seccante e che comporterà di rifare tutti gli atti di concessione in essere e la restituzione dei soldi dei casi avvenuti negli ultimi cinque, che poi a detta del suo dirigente si tratterebbe di una sola persona».

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