La manifestazione
Sversamenti illeciti, impianto sequestrato
di Francesca Ferri
Sorano, sigilli ad azienda di fertilizzanti da rifiuti organici e liquami: l’acqua potenzialmente contaminata finiva in un fosso«
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SORANO. Avrebbe dovuto raccogliere l’acqua piovana in apposite vasche perché questa, venendo a contatto con le lavorazioni dell’impianto, si può contaminare. E invece l’acqua, secondo le indagini condotte dai carabinieri, veniva sversata direttamente in un fosso e da lì raggiungeva i campi.
Per questi motivi il Tribunale di Grosseto, con un decreto emesso dal Gip, ha ordinato il sequestro preventivo dell’impianto Sangiorgio Agricoltura srl a Poggio al Sarace, località San Valentino, nel comune di Sorano.
L’impianto produce ammendanti e fertilizzati da rifiuti organici, agroindustriali, fanghi di depurazione agroindustriali, acque reflue civili e letame.
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Grosseto, coaudiuvati dai colleghi del comando provinciale. Proprio il Noe ha condotto le indagini.
Il reparto specializzato dell’Arma ha iniziato a investigare nell’ottobre del 2016, a seguito di un’attività di supporto fornita al comando della compagnia dei carabinieri di Pitigliano, che stava investigando su un presunto consistente illecito smaltimento di rifiuti liquidi sversati nel fosso di confine tra l’azienda e una proprietà privata.
Verifiche e accertamenti di polizia giudiziaria sull’attività dell’impresa, sulle autorizzazioni e sulle modalità di realizzazione dell’impianto hanno permesso al Noe di constatare che il sistema di gestione dell’acqua piovana utilizzato dall’azienda era diverso da quello autorizzato dalla Provincia.
L’autorizzazione prevede che l’impianto, dal punto di vista idraulico, sia un sistema chiuso e non scarichi l’acqua all’esterno. Tutte le acque di dilavamento devono essere convogliate in una rete idraulica e raccolte in tre vasche, per essere utilizzate nel processo di produzione dell’ammendante compostato misto e per umidificare i cumuli in compostaggio.
Se piove molto e le vasche si riempiono, l’acqua va riportata a livello di sicurezza e questo avviene smaltendo l’acqua in eccesso come rifiuto liquido, con tutti i costi che questa operazione comporta.
Questa precauzione è tuttavia necessaria, spiega la Procura in una nota, perché l’acqua piovana viene a contatto con i rifiuti presenti sui piazzali in cui avvengono le lavorazioni e c’è il rischio che possano contaminarsi.
Secondo quanto hanno scoperto durante le indagini i carabinieri del Noe, che hanno operato in collaborazione con l’Arpat, l’impianto sarebbe difforme rispetto alle prescrizioni e presenta tubazioni, canaline, paratie amovibili e almeno quattro punti di immissione dell’acqua potenzialmente contaminata nel fosso.
La legale rappresentante dell’azienda è stata denunciata per i reati di abbandono dei rifiuti e violazione di prescrizione autorizzative e l’impianto, come detto, è stato sequestrato. Altre violazioni contestate rispetto alle prescrizioni riguardano invece le emissioni in atmosfera (mancata dovuta pulizia delle zone di stoccaggio e delle vie di traffico e sistema inefficiente di captazione dell’aria nel capannone dei prodotti finiti).
Per questi motivi il Tribunale di Grosseto, con un decreto emesso dal Gip, ha ordinato il sequestro preventivo dell’impianto Sangiorgio Agricoltura srl a Poggio al Sarace, località San Valentino, nel comune di Sorano.
L’impianto produce ammendanti e fertilizzati da rifiuti organici, agroindustriali, fanghi di depurazione agroindustriali, acque reflue civili e letame.
Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Grosseto, coaudiuvati dai colleghi del comando provinciale. Proprio il Noe ha condotto le indagini.
Il reparto specializzato dell’Arma ha iniziato a investigare nell’ottobre del 2016, a seguito di un’attività di supporto fornita al comando della compagnia dei carabinieri di Pitigliano, che stava investigando su un presunto consistente illecito smaltimento di rifiuti liquidi sversati nel fosso di confine tra l’azienda e una proprietà privata.
Verifiche e accertamenti di polizia giudiziaria sull’attività dell’impresa, sulle autorizzazioni e sulle modalità di realizzazione dell’impianto hanno permesso al Noe di constatare che il sistema di gestione dell’acqua piovana utilizzato dall’azienda era diverso da quello autorizzato dalla Provincia.
L’autorizzazione prevede che l’impianto, dal punto di vista idraulico, sia un sistema chiuso e non scarichi l’acqua all’esterno. Tutte le acque di dilavamento devono essere convogliate in una rete idraulica e raccolte in tre vasche, per essere utilizzate nel processo di produzione dell’ammendante compostato misto e per umidificare i cumuli in compostaggio.
Se piove molto e le vasche si riempiono, l’acqua va riportata a livello di sicurezza e questo avviene smaltendo l’acqua in eccesso come rifiuto liquido, con tutti i costi che questa operazione comporta.
Questa precauzione è tuttavia necessaria, spiega la Procura in una nota, perché l’acqua piovana viene a contatto con i rifiuti presenti sui piazzali in cui avvengono le lavorazioni e c’è il rischio che possano contaminarsi.
Secondo quanto hanno scoperto durante le indagini i carabinieri del Noe, che hanno operato in collaborazione con l’Arpat, l’impianto sarebbe difforme rispetto alle prescrizioni e presenta tubazioni, canaline, paratie amovibili e almeno quattro punti di immissione dell’acqua potenzialmente contaminata nel fosso.
La legale rappresentante dell’azienda è stata denunciata per i reati di abbandono dei rifiuti e violazione di prescrizione autorizzative e l’impianto, come detto, è stato sequestrato. Altre violazioni contestate rispetto alle prescrizioni riguardano invece le emissioni in atmosfera (mancata dovuta pulizia delle zone di stoccaggio e delle vie di traffico e sistema inefficiente di captazione dell’aria nel capannone dei prodotti finiti).
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