agricoltura
Piante officinali, novità in vista
La Camera punta a togliere l’obbligo di essere erboristi per coltivarle
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GROSSETO. Per le piante officinali è in arrivo la nuova normativa per implementare la filiera nazionale, che toglierà l’obbligo di essere erboristi per coltivare queste preziose essenze. E anche l’Amiata, terra da decenni attenta a questa materia per la ricchezza di erbe officinali che possiede, aspetta sperando in ricadute positive.
La prossima settimana la commissione Agricoltura della Camera avvierà l’esame dello schema di decreto legislativo, AG 490, in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Decreto sul quale si è aperta un’accesa discussione, animata da alcune associazioni di erboristi.
L’onorevole Luca Sani, deputato maremmano del Pd e presidente della commissione Agricoltura, spiega che «solo il 30% del fabbisogno di piante officinali è garantito dalla produzione nazionale. La nuova legge favorirà la crescita della filiera. Con un ruolo forte degli erboristi».
La vecchia norma risale al 1931. «La scelta di approvare una nuova normativa – spiega Sani – è conseguente al boom produttivo delle piante officinali registrato negli ultimi anni. Il settore, in questo senso, ha ampie potenzialità e quindi può rappresentare un efficace strumento di sostegno al reddito delle imprese agricole. Con la nuova legge la coltivazione e la prima lavorazione delle piante officinali vengono inquadrate nell’attività agricola, superando l’attuale regime che stabilisce l’obbligo per chi coltiva e fa una prima trasformazione di avere la qualifica di erborista».
Forte è l’attenzione a questa questione da parte dell’Amiata dove da decenni sono in corso ricerche e studi sulle erbe officinali da cui si attende una ricaduta anche economica oltre che culturale. Tra gli altri si ricordano lo studio pionieristico del 1983 di Marzio Mambrini e Giovan Battista Vicarelli “Le piante officinali dell’Amiata” e i numerosi studi di Augusto De Bellis, Gianfranco Nanni e Giorgio Bonelli sull’area amiatina. (f.b.)
La prossima settimana la commissione Agricoltura della Camera avvierà l’esame dello schema di decreto legislativo, AG 490, in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali. Decreto sul quale si è aperta un’accesa discussione, animata da alcune associazioni di erboristi.
L’onorevole Luca Sani, deputato maremmano del Pd e presidente della commissione Agricoltura, spiega che «solo il 30% del fabbisogno di piante officinali è garantito dalla produzione nazionale. La nuova legge favorirà la crescita della filiera. Con un ruolo forte degli erboristi».
La vecchia norma risale al 1931. «La scelta di approvare una nuova normativa – spiega Sani – è conseguente al boom produttivo delle piante officinali registrato negli ultimi anni. Il settore, in questo senso, ha ampie potenzialità e quindi può rappresentare un efficace strumento di sostegno al reddito delle imprese agricole. Con la nuova legge la coltivazione e la prima lavorazione delle piante officinali vengono inquadrate nell’attività agricola, superando l’attuale regime che stabilisce l’obbligo per chi coltiva e fa una prima trasformazione di avere la qualifica di erborista».
Forte è l’attenzione a questa questione da parte dell’Amiata dove da decenni sono in corso ricerche e studi sulle erbe officinali da cui si attende una ricaduta anche economica oltre che culturale. Tra gli altri si ricordano lo studio pionieristico del 1983 di Marzio Mambrini e Giovan Battista Vicarelli “Le piante officinali dell’Amiata” e i numerosi studi di Augusto De Bellis, Gianfranco Nanni e Giorgio Bonelli sull’area amiatina. (f.b.)
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