Gioco
Tra i filari del Tufo torna in vita il vitigno etrusco
di Fiora Bonelli
L’azienda Sassotondo fa rinascere il Nocchianello Sabato a Pitigliano assaggi e un convegno dedicato
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PITIGLIANO. Sabato 13 gennaio alle 10 a Pitigliano nella sala Petruccioli si terrà un convegno nazionale sull’enoturismo e sui vitigni autoctoni, organizzato da Banca Tema e Comune di Pitigliano. La prima parte del convegno sarà dedicata ai Nocchianelli, antichi vitigni autoctoni di Pitigliano e Sorano finalmente inseriti nel registro nazionale delle varietà di vite a 40 anni dalla riscoperta.
Un grande risultato per tutta l’area del Tufo e grande soddisfazione per i proprietari dell’azienda Sassotondo, Edoardo Ventimiglia e Carla Benini. Collaborando col Crea di Arezzo, che nel 2012 ha ripreso un antico progetto, sono riusciti a creare un nuovo vigneto collezione che ha portato a individuare tra i vecchi vitigni quelli da inserire nel registro nazionale: il Nocchianello bianco e il Nocchianello Nero.
Carla Benini ripercorre la storia di queste peculiarità di vitigno pitiglianese, partendo da 40 anni or sono. «Nel 1979 – rammenta – parte un progetto di recupero con la collaborazione del professor Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa e del Crai di Arezzo. E fu proprio quella ricerca che permise di catalogare 29 varietà di Nocchianello: ne nacque un vigneto collezione che oggi non esiste più. Il progetto viene ripreso nel 2012 dal Crea di Arezzo».
Benini ricorda, dunque, di aver trovato nel suo vigneto, delle qualità di Nocchianello: «Per questo – dice – ci recammo ad Arezzo. Mi piacque provare sia il Nocchianello rosso che bianco e innestammo alcune viti. È nato un nuovo vigneto collezione che ha portato a individuare tra i vecchi vitigni le varietà più idonee alla coltivazione, da inserire nel registro nazionale: il Nocchianello bianco e nero».
Ma quali caratteristiche specifiche ha questo vitigno, tali da renderlo così interessante? «Il nero ha una curva di maturazione particolare – spiega Benini – è tardivo, oltre ad essere resistente alle malattie e a dare un’uva bellissima. È questa curva a renderlo interessante. Noi dal 1997 abbiamo sempre lavorato col ciliegiolo, capace di invecchiare nel tufo e con cui abbiamo prodotto un vino ottimo. Il Nocchianello è una bella novità».
La storia del recupero dei Nocchianelli è l’ultima operazione dell’azienda Sassotondo, importante per tutta l’area del Tufo e per le aziende vitivinicole del territorio, che potranno inserire queste varietà in etichetta e che si inserisce in una politica dell’azienda ad ampio raggio, di recupero della valenza identificativa di un intero areale: Sassotondo, infatti, si propone non come azienda agricola tout court, ma come laboratorio culturale e artistico. L’impronta digitale è all’ingresso dell’azienda, dove si trova la “Meteorite 2014-2018 di Sassotondo”, in pietra tufacea, installazione artistica che crea uno dei “paesaggi anticipati”, secondo la definizione degli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra. Un’istallazione particolarissima realizzata da Cont insieme ai fratelli artigiani Luciano e Costantino Granci, di Manciano, e a Yves Broda, maestro nella lavorazione del bucchero. Opera che riallaccia i fili fra un passato etrusco e un futuro “stellare”, proprio come l’operazione Nocchianello.
«La coltivazione della vite – spiega Benini – risale alla civiltà etrusca e non ha subito cambiamenti sostanziali fino alla fine dell’800. Parliamo di un legame forte e duraturo di questi vitigni con il territorio interrotto a fine dell’800 dall’invasione di Fillossera che causò la drastica riduzione del patrimonio genetico della vite in tutta l’area».
Adesso, con l’operazione avviata, i Nocchianelli si possono coltivare, rientrando a pieno diritto tra i vitigni riconosciuti e autorizzati dal Ministero. «Un traguardo, questo – chiude Benini – da cui si parte e si guarda al futuro, recuperando patrimonio genetico, profumi e sapori che rischiavano di perdersi».
Al convegno del 13 gennaio, il Nocchianello si potrà assaggiare. «Annata 2015 – spiega Edoardo Ventimiglia, titolare dell’azienda Sassotondo –, limitatissimo numero di bottiglie prodotte con un buon nero che ha fatto registrare un lusinghiero tenore alcolico e acidità media, aroma speziato, con una buona capacità di invecchiamento. Ma adesso possiamo muoverci davvero. Il progetto è in evoluzione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Un grande risultato per tutta l’area del Tufo e grande soddisfazione per i proprietari dell’azienda Sassotondo, Edoardo Ventimiglia e Carla Benini. Collaborando col Crea di Arezzo, che nel 2012 ha ripreso un antico progetto, sono riusciti a creare un nuovo vigneto collezione che ha portato a individuare tra i vecchi vitigni quelli da inserire nel registro nazionale: il Nocchianello bianco e il Nocchianello Nero.
Carla Benini ripercorre la storia di queste peculiarità di vitigno pitiglianese, partendo da 40 anni or sono. «Nel 1979 – rammenta – parte un progetto di recupero con la collaborazione del professor Giancarlo Scalabrelli dell’Università di Pisa e del Crai di Arezzo. E fu proprio quella ricerca che permise di catalogare 29 varietà di Nocchianello: ne nacque un vigneto collezione che oggi non esiste più. Il progetto viene ripreso nel 2012 dal Crea di Arezzo».
Benini ricorda, dunque, di aver trovato nel suo vigneto, delle qualità di Nocchianello: «Per questo – dice – ci recammo ad Arezzo. Mi piacque provare sia il Nocchianello rosso che bianco e innestammo alcune viti. È nato un nuovo vigneto collezione che ha portato a individuare tra i vecchi vitigni le varietà più idonee alla coltivazione, da inserire nel registro nazionale: il Nocchianello bianco e nero».
Ma quali caratteristiche specifiche ha questo vitigno, tali da renderlo così interessante? «Il nero ha una curva di maturazione particolare – spiega Benini – è tardivo, oltre ad essere resistente alle malattie e a dare un’uva bellissima. È questa curva a renderlo interessante. Noi dal 1997 abbiamo sempre lavorato col ciliegiolo, capace di invecchiare nel tufo e con cui abbiamo prodotto un vino ottimo. Il Nocchianello è una bella novità».
La storia del recupero dei Nocchianelli è l’ultima operazione dell’azienda Sassotondo, importante per tutta l’area del Tufo e per le aziende vitivinicole del territorio, che potranno inserire queste varietà in etichetta e che si inserisce in una politica dell’azienda ad ampio raggio, di recupero della valenza identificativa di un intero areale: Sassotondo, infatti, si propone non come azienda agricola tout court, ma come laboratorio culturale e artistico. L’impronta digitale è all’ingresso dell’azienda, dove si trova la “Meteorite 2014-2018 di Sassotondo”, in pietra tufacea, installazione artistica che crea uno dei “paesaggi anticipati”, secondo la definizione degli artisti Maurizio Cont e Gianmarco Serra. Un’istallazione particolarissima realizzata da Cont insieme ai fratelli artigiani Luciano e Costantino Granci, di Manciano, e a Yves Broda, maestro nella lavorazione del bucchero. Opera che riallaccia i fili fra un passato etrusco e un futuro “stellare”, proprio come l’operazione Nocchianello.
«La coltivazione della vite – spiega Benini – risale alla civiltà etrusca e non ha subito cambiamenti sostanziali fino alla fine dell’800. Parliamo di un legame forte e duraturo di questi vitigni con il territorio interrotto a fine dell’800 dall’invasione di Fillossera che causò la drastica riduzione del patrimonio genetico della vite in tutta l’area».
Adesso, con l’operazione avviata, i Nocchianelli si possono coltivare, rientrando a pieno diritto tra i vitigni riconosciuti e autorizzati dal Ministero. «Un traguardo, questo – chiude Benini – da cui si parte e si guarda al futuro, recuperando patrimonio genetico, profumi e sapori che rischiavano di perdersi».
Al convegno del 13 gennaio, il Nocchianello si potrà assaggiare. «Annata 2015 – spiega Edoardo Ventimiglia, titolare dell’azienda Sassotondo –, limitatissimo numero di bottiglie prodotte con un buon nero che ha fatto registrare un lusinghiero tenore alcolico e acidità media, aroma speziato, con una buona capacità di invecchiamento. Ma adesso possiamo muoverci davvero. Il progetto è in evoluzione».
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