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due ruote
Studenti Usa in visita da Tommasini
L’azienda ha catturato l’interesse dell’Università del Delaware
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GROSSETO. Trentasei studenti della facoltà di finanza e marketing dell’università del Delaware, negli Stati Uniti, insieme a due professori, nei giorni scorsi, hanno visitato l’azienda Tommasini, ditta storica di Grosseto che produce biciclette su misura, vendute in tutto il mondo.
«Da alcuni anni – spiega Roberta Tommasini, che gestisce assieme alla sorella Barbara e i rispettivi mariti l’attività fondata nel 1957 da Irio Tommasini – abbiamo iniziato questa collaborazione e da subito ci è piaciuto l’interessamento da parte degli studenti e dei loro professori».
«All’interno della nostra azienda – prosegue Tommasini – i ragazzi hanno avuto l’occasione di verificare come lavora un’impresa artigianale conosciuta anche nel “nuovo mondo”, ma il momento davvero avvincente di tutta questa è racchiuso nei commenti e nei raffronti che gli universitari americani hanno fatto basandosi su quanto appreso e quello che un’azienda americana simile produce».
«Giornate come queste – dice Barbara Tommasini - sono davvero fuori dal normale. Essere sommersi da questo gruppo di giovani americani che hanno avuto accesso a tutte le fasi di lavoro e vedere la loro creatività ci inorgoglisce. La visita all’azienda aveva come obiettivo la conoscenza della produzione e del nostro prodotto. I ragazzi hanno immediatamente capito le diversità tra un’azienda artigiana reale 100% fatto in Italia, come la nostra, e la produzione di massa. La tipologia di mercato su cui lavoriamo, la ricerca clienti, insomma, le nostre strategie di marketing, quelle di una piccola azienda artigiana a confronto dell’industria».
«Non sono mancate le domande sui quantitativi di produzione - spiegano le sorelle Tommasini - in rapporto al numero di personale, al tipo e tempo di formazione necessaria per i tecnici. Hanno chiesto se i prodotti sono soggetti a innovazione dei materiali e tecniche di produzione e al tempo necessario per completarli e i motivi per cui un cliente è disposto ad aspettare per avere un oggetto unico».
Di tutta questa situazione, Irio Tommasini, il deus ex machina dell’azienda ha un'idea ben precisa: «Bisogna incentivare i giovani a conoscere il vero mondo dell’artigianato e soprattutto quello italiano, sinonimo di prestigio e eccellenza».
«Da alcuni anni – spiega Roberta Tommasini, che gestisce assieme alla sorella Barbara e i rispettivi mariti l’attività fondata nel 1957 da Irio Tommasini – abbiamo iniziato questa collaborazione e da subito ci è piaciuto l’interessamento da parte degli studenti e dei loro professori».
«All’interno della nostra azienda – prosegue Tommasini – i ragazzi hanno avuto l’occasione di verificare come lavora un’impresa artigianale conosciuta anche nel “nuovo mondo”, ma il momento davvero avvincente di tutta questa è racchiuso nei commenti e nei raffronti che gli universitari americani hanno fatto basandosi su quanto appreso e quello che un’azienda americana simile produce».
«Giornate come queste – dice Barbara Tommasini - sono davvero fuori dal normale. Essere sommersi da questo gruppo di giovani americani che hanno avuto accesso a tutte le fasi di lavoro e vedere la loro creatività ci inorgoglisce. La visita all’azienda aveva come obiettivo la conoscenza della produzione e del nostro prodotto. I ragazzi hanno immediatamente capito le diversità tra un’azienda artigiana reale 100% fatto in Italia, come la nostra, e la produzione di massa. La tipologia di mercato su cui lavoriamo, la ricerca clienti, insomma, le nostre strategie di marketing, quelle di una piccola azienda artigiana a confronto dell’industria».
«Non sono mancate le domande sui quantitativi di produzione - spiegano le sorelle Tommasini - in rapporto al numero di personale, al tipo e tempo di formazione necessaria per i tecnici. Hanno chiesto se i prodotti sono soggetti a innovazione dei materiali e tecniche di produzione e al tempo necessario per completarli e i motivi per cui un cliente è disposto ad aspettare per avere un oggetto unico».
Di tutta questa situazione, Irio Tommasini, il deus ex machina dell’azienda ha un'idea ben precisa: «Bisogna incentivare i giovani a conoscere il vero mondo dell’artigianato e soprattutto quello italiano, sinonimo di prestigio e eccellenza».
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