La manifestazione
L’invasione di microplastiche in Feniglia
di Andrea Capitani
Spiaggia colma di frammenti portati dal mare: Legambiente lancia l’allarme e organizza una giornata di sensibilizzazione
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MONTE ARGENTARIO. Vengono chiamate “lacrime di sirena”, ma sono microplastiche portate dal mare. L’arenile della Feniglia sta iniziando a riempirsi di piccoli frammenti di materiale, arrivati sulla spiaggia con la forza delle correnti e delle onde.
Il fenomeno è tenuto sotto controllo da Legambiente. Si tratta di palline piccolissime quasi come granelli di sabbia e quindi quasi impossibili da rimuovere. Non è però difficile trovarle. Nello specifico, è materia prima da cui si ricavano gli oggetti di plastica che utilizziamo quotidianamente. Piccole e leggere, vengono disperse da venti e correnti che le portano su tutte le spiagge del mondo. Assorbono sostanze inquinanti dall’acqua di mare come i Pcb; vengono ingerite dagli animali e dagli uccelli marini, entrando così nella catena alimentare; non scompaiono né si dissolvono, ma si frammentano in pezzi sempre più piccoli a causa degli agenti atmosferici, i raggi Uv e l’azione del mare. In genere, si possono trovare anche tra gli altri rifiuti e la vegetazione, lungo la linea di marea, i sentieri e ai piedi delle dune. La situazione, diversamente da altre parti del mondo, per adesso è ancora sostenibile e, probabilmente, si può ancora fare qualcosa per limitare questo problema, apparso tra l’altro in altre spiagge della provincia di Grosseto.
Per sensibilizzare e informare sulla situazione, Legambiente organizza per il 24 gennaio una giornata in Feniglia, dove il caso sembra comunque più importante, con le scuole e tutti i soggetti interessati. «Facendo monitoraggio e campionamenti sulla presenza di rifiuti – spiega Angelo Gentili, della segreteria di Legambiente – abbiamo notato sulla spiaggia della Feniglia la presenza di queste microplastiche in misura significativa. Abbiamo attivato i nostri percorsi per capire come mai avviene: derivano dalla frammentazione di pezzi più grandi, oppure sono piccoli frammenti primari derivati dalla produzione. Spesso si perdono dagli scarichi perché, a volte, sono microsfere che si usano nei prodotti di bellezza. Poi ci sono sempre i cotton fioc: se ne trovano in quantità massiccia».
Le lacrime di sirena quasi si confondono con la sabbia; come si può riuscire a rimuovere una cosa come questa visto che non sono biodegradabili? «Noi facciamo il nostro percorso che denuncia questa situazione – prosegue – ma bisogna risolvere il problema a monte. Importante è la campagna sui sacchetti biodegrabili. Queste microplastiche sono dannose anche per gli animali, soprattutto i pesci che possono mangiarle. Non si può dire che la Feniglia sia inquinata, ma bisogna lanciare un forte grido d’allarme perché, se si continua così, poi diventa sempre più difficile gestire l’accumulo di questi materiali, quindi dobbiamo interrompere la catena che porta i rifiuti di plastica nell’ecosistema. È quasi impossibile decontaminare perché i frammenti sono piccolissimi, quasi come la sabbia. Il 24 gennaio faremo un’azione di sensibilizzazione: è un ambiente particolare e di grande pregio, va tutelato, difeso e curato».
Il fenomeno è tenuto sotto controllo da Legambiente. Si tratta di palline piccolissime quasi come granelli di sabbia e quindi quasi impossibili da rimuovere. Non è però difficile trovarle. Nello specifico, è materia prima da cui si ricavano gli oggetti di plastica che utilizziamo quotidianamente. Piccole e leggere, vengono disperse da venti e correnti che le portano su tutte le spiagge del mondo. Assorbono sostanze inquinanti dall’acqua di mare come i Pcb; vengono ingerite dagli animali e dagli uccelli marini, entrando così nella catena alimentare; non scompaiono né si dissolvono, ma si frammentano in pezzi sempre più piccoli a causa degli agenti atmosferici, i raggi Uv e l’azione del mare. In genere, si possono trovare anche tra gli altri rifiuti e la vegetazione, lungo la linea di marea, i sentieri e ai piedi delle dune. La situazione, diversamente da altre parti del mondo, per adesso è ancora sostenibile e, probabilmente, si può ancora fare qualcosa per limitare questo problema, apparso tra l’altro in altre spiagge della provincia di Grosseto.
Per sensibilizzare e informare sulla situazione, Legambiente organizza per il 24 gennaio una giornata in Feniglia, dove il caso sembra comunque più importante, con le scuole e tutti i soggetti interessati. «Facendo monitoraggio e campionamenti sulla presenza di rifiuti – spiega Angelo Gentili, della segreteria di Legambiente – abbiamo notato sulla spiaggia della Feniglia la presenza di queste microplastiche in misura significativa. Abbiamo attivato i nostri percorsi per capire come mai avviene: derivano dalla frammentazione di pezzi più grandi, oppure sono piccoli frammenti primari derivati dalla produzione. Spesso si perdono dagli scarichi perché, a volte, sono microsfere che si usano nei prodotti di bellezza. Poi ci sono sempre i cotton fioc: se ne trovano in quantità massiccia».
Le lacrime di sirena quasi si confondono con la sabbia; come si può riuscire a rimuovere una cosa come questa visto che non sono biodegradabili? «Noi facciamo il nostro percorso che denuncia questa situazione – prosegue – ma bisogna risolvere il problema a monte. Importante è la campagna sui sacchetti biodegrabili. Queste microplastiche sono dannose anche per gli animali, soprattutto i pesci che possono mangiarle. Non si può dire che la Feniglia sia inquinata, ma bisogna lanciare un forte grido d’allarme perché, se si continua così, poi diventa sempre più difficile gestire l’accumulo di questi materiali, quindi dobbiamo interrompere la catena che porta i rifiuti di plastica nell’ecosistema. È quasi impossibile decontaminare perché i frammenti sono piccolissimi, quasi come la sabbia. Il 24 gennaio faremo un’azione di sensibilizzazione: è un ambiente particolare e di grande pregio, va tutelato, difeso e curato».
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