Il Tirreno

Grosseto

Impiegata a giudizio per i soldi dei bolli

di Pierluigi Sposato
Impiegata a giudizio per i soldi dei bolli

Avrebbe tenuto per sé gli importi delle tasse (11mila euro) versate dagli automobilisti alla delegazione Aci “La Cittadella”

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GROSSETO. «La Regione Toscana mi ha mandato un avviso: dice che io non ho pagato il bollo dell’auto. Ma io l’ho pagato, ecco la ricevuta!». Uno, due, tre... una decina e più di clienti si erano presentati tempo fa allo sportello Aci Cittadella di via Repubblica Dominicana; la srl delegata dall’associazione degli automobilisti, Amiata Pratiche, aveva poi sporto querela.

Se si tratti di anomalie contabili e legate al sistema informatico - argomento sul quale spinge la difesa - o di un evento doloso - come sostiene la Procura - lo dovrà stabilire il collegio del Tribunale, davanti al quale si è aperto il processo nei confronti di una ex dipendente della società, Federica Ferente, 42 anni, grossetana. Un danno da quasi 11mila euro. Tre le accuse. Peculato, perché Ferente si sarebbe appropriata di quella somma, incassando dagli automobilisti ma poi annullando la registrazione dei versamento. Versamenti per contanti, assegni o bancomat (in totale una quarantina) per importi variabili per lo più tra i 22 e i 500 euro, con varie motivazioni: scadenza errata, telaio errato, mancato funzionamento bancomat, annualità errata e altro ancora. Truffa ai danni di Amiata Pratiche, sempre in relazione alla riscossione. E infine un falso, per la formazione di una dichiarazione sostitutiva relativa a un mancato funzionamento del bancomat.

Sono episodi che vanno dal gennaio 2012 al luglio 2013 quelli, per il quale il sostituto procuratore Marco Nassi ha chiesto ieri chiarimenti in aula a Danilo Tonani, legale rappresentante della srl. E Tonani ha ricostruito la vicenda, dall’arrivo delle segnalazioni agli accertamenti interni fino alla decisione di rivolgersi alla Procura. Perché Ferente, ha detto Tonani, «non ha saputo spiegare, era stata vaga» quando le erano stati chiesti chiarimenti (qualche tempo dopo i fatti, nel frattempo il contratto di lavoro era scaduto). «Ho accertato più di trenta casi - ha detto Tonani - Ci sono state anche pratiche regolarmente annullate. Noi non abbiamo mai avuto problemi di funzionamento del sistema informatico: o comunque non lo abbiamo mai saputo. Il server è di Aci». E che fine hanno fatto le pratiche contestate? «I soldi mancanti ce li abbiamo rimessi noi, non mi sembrava corretto far pagare di nuovo i clienti».

L’avvocato Roberto Burzi ha chiesto chiarimenti sulle procedure: sulle presenze in agenzia, sulle credenziali con cui operano gli addetti, sulle tipologie di servizio: «Non ci sono solo le tasse automobilistiche. Da noi si viene anche per rinnovare la tessera associativa, ad esempio», ha detto Tonani. Come funziona la cassa? «A fine giornata viene fatta la verifica della corrispondenza tra totale delle operazioni e incassi. Sono gli stessi operatori a fare i versamenti. La verifica spetta allo studio di contabilità al quale ci appoggiamo, spesso sono loro che ci avvertono. Ma in quei giorni non ci dissero nulla». Alla difesa preme chiarire anche la questione di eventuali eccedenze: e domande di questo genere sono state rivolte anche a un’altra dipendente, Federica Fratangeli, che insieme a Tonani e alla polizia giudiziaria aveva ricostruito i versamenti contestati: «Tutte quelle pratiche erano state aperte e chiuse con l’id (l’identificatore, ndr) di Ferente», ha detto Fratangeli che aveva redatto due tabelle, a seconda dei livelli di verifica effettuati. Ci possono essere errati inserimenti? «Certo: magari il cliente ci dice a memoria la targa e non corrisponde. Magari si riferisce a un’annualità diversa. Magari ci può essere un errore di digitazione. Ci fu anche una pratica eclatante, di rimborso, anche quella gestita da Ferente. Un errore? Se è errore, fu ben architettato», ha detto, spiegando poi quali caratteristiche aveva avuto quel versamento diversamente “coperto” e perché la Regione non si era mobilitata. «Per gli annullamenti corretti - ha detto Fratangeli rispondendo all’avvocato Burzi - la Regione non fece alcun avviso». E ha aggiunto che a lei non sono mai capitate eccedenze in fondo alla giornata e che la procedura corretta prevede prima l’incasso e poi l’emissione del bollo.

La scritta a mano “annullato” individuata sulle pratiche contestate era di Ferente: «Così almeno avevano detto i colleghi di lavoro di lei», ha detto il luogotenente dei carabinieri Carlo Renzo Franceschini che aveva seguito le indagini e operato il sequestro dei documeni. Per quattro testimoni (automobilisti di cui alle pratiche contestate) è stato deciso di acquisire le dichiarazioni rese in fase di indagine. Prossima udienza a maggio.

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