Il Tirreno

Grosseto

Fulvio, il “pennato” con le ali ai piedi

Montelateronese doc, ha 63 anni, vive a Bari e corre maratone stupendo tutti. Da Roma a New York

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MONTELATERONE. L’inverno non lo ha fermato e Fulvio Marzocchi, il runner montelateronese di nascita e barese di adozione si sta preparando per le prossime sfide dopo aver partecipato con esiti lusinghieri alla mitica maratona di New York.

Lasciatosi ormai alle spalle la fatica di quell’impresa, ora è tutto proiettato per il futuro. Ma certo non dimentica quel momento di gloria che l’ha visto con altri cinque maremmani a correre tra le strade, i ponti, i grattacieli e gli slarghi di New York, fra Brooklin e Manhattan nel cuore della Grande Mela, per arrivare all’arco di Central Park.

Difficile dire quale molla scatti per sobbarcarsi una corsa di 42 chilometri, fare allenamenti su allenamenti e – di questi tempi – sfidare pure la paura di un atto terroristico. Eppure tutto è travolto da quella forsennata passione che ti dà fiato e gambe.

A quei 42 chilometri di adrenalina pura, dunque, Fulvio Marzocchi c’era. 63 anni, originario di Montelaterone, un “pennato” (pennati è il nomignolo dei montelateronesi) che ha portato a compimento una gara splendida: ha corso come il vento, piazzandosi 15° nella sua categoria, ha divorato il percorso in 3 ore 18 primi e 2 secondi e si è attestato 2772° su 50643 partecipanti. Praticamente un trionfo.

Fulvio, dal 1° novembre in pensione, da tre anni corre e corre: Bari, Torino, Milano, Roma, Monopoli, Barletta, Trani. E ora New York. «Ho corso con la maglietta col logo di Bari – spiega – e nel cuore il logo di Montelaterone. Sono nato in Amiata e ci ho abitato a lungo. Sono stato pure consigliere comunale di Arcidosso negli anni ‘80- ‘85. Poi vinsi il concorso Mps e fui catapultato a Bari. Mia moglie è barese e mi sono sistemato lì. Ma la passione per la corsa l’ho avuta fin da ragazzino, sebbene lo stimolo per fare sul serio sia stata una malattia che ho avuto e che ho scommesso di sconfiggere diventando running. New York era il sogno. Mi sono allenato molto: 12 chilometri ogni mattina o quasi, di buon mattino sul lungomare e quando vado a Montelaterone mi alleno oltre che sulla strada anche cogliendo olive e castagne, muovendomi in campagna. Mi tengo in esercizio, insomma».

Marzocchi è ancora emozionato: «La partenza – racconta – proprio accanto ai top runner è stata strepitosa. E all’arrivo sono scattato senza più sentire la fatica, in un’esplosione di adrenalina che cresceva mentre la folla gridava “Go Italia”. Sono arrivato 15° nella mia categoria rappresentata da 1200 atleti. Sono strafelice».

E mentre Fulvio già pensa alla prossima gara («la prossima volta – dice – voglio provare a correre su pista»), dagli amici maremmani tanti omaggi e complimenti. In particolare l’amico Giuseppe Lenzini che, firmandosi come 55 (numero del collegio) osserva: «Il dottor Fulvio Marzocchi, funzionario di banca e pennato di origini ha già accumulato varie vittorie, nei paesi e nelle città, vedasi anche la maratona di Roma. Forse il fatto che egli abbia praticato anche la caccia e la raccolta funghi, lo ha stimolato a impegnarsi in questa bella e faticosa disciplina e negli allenamenti di base, e poi via di corsa, insieme a tanti altri appassionati per il puro piacere di correre da solo contro tutti attraversando paesaggi campestri o lunghi viali di città. Poi finalmente è arrivato il grande giorno tanto atteso e altrettanto desiderato : partecipare alla mitica maratona di New York, assistito amorevolmente dalla moglie Anna Maria. Siamo orgogliosi del nostro Fulvio e gli auguriamo ancora tanti tantissimi successi».

Fiora Bonelli

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