Rifiuti, audizione sulla convenzione
di Francesca Ferri
Sottoposto alla commissione parlamentare d’inchiesta il contratto capestro
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GROSSETO. La convenzione capestro che fino al 2046 costringe i grossetani a conferire grosse quantità di spazzatura indifferenziata all’impianto di trattamento dei rifiuti delle Strillaie, esponendoli all’ecotassa che fa lievitare la Tari, si affaccia in Parlamento.
A portare all’attenzione dei parlamentari uno dei problemi ambientali più impellenti della provincia è stato Ugo Corrieri, presidente di Isde-Medici per l’ambiente della provincia di Grosseto e coordinatore di Isde-Medici per l’ambiente per il Centro Italia, che a dicembre – ma la notizia si è appresa ieri – ha ottenuto di essere ascoltato in audizione dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sui reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti, delle bonifiche e al ciclo della depurazione delle acque, presieduta da Chiara Braga.
Quello della convenzione capestro è un problema ben noto per i cittadini del Grossetano. Firmata nel 2005 tra l’allora Ato 9, la Provincia e la società Unieco, e rinnovata di recente dai 28 Comuni con l’Ato Rifiuti Toscana sud e la società Futura che gestisce l’impianto di trattamento dei rifiuti alle Strillaie, la convenzione si basa sulla previsione sbagliata (fatta nel 2002 e inserita nel piano provinciale dei rifiuti), che la produzione dei rifiuti sarebbe aumentata del 5% all’anno per dieci anni. Questo obbliga i Comuni a conferire quantità sempre maggiori di indifferenziata, altrimenti incorrono in penali.
E invece non solo la produzione di indifferenziata è diminuita in generale, ma la legge e le buone pratiche prevedono (o dovrebbero prevedere) che se ne produca sempre meno a favore della differenziata.
L’errore non è mai stato corretto e addirittura porta al paradosso di impedire di raggiungere gli obiettivi di differenziata previsti dalla legge e quindi fa scattare l’ecotassa.
Risultato, la raccolta differenziata è al palo in provincia di Grosseto, dove di fatto non viene rispettata la legge che la voleva al 65% già l’anno scorso (siamo al 38%) e dove la tariffa rifiuti è la più alta del centro nord Italia.
Il problema, come detto, non è nuovo. Il Forum Ambientalista, guidato da Roberto Barocci, da anni denuncia questa anomalia.
Nel febbraio del 2016 l’argomento arrivò in consiglio comunale, con una seduta aperta voluta dal M5s. La Lega nord arrivò a chiederne la risoluzione.
A quasi un anno di distanza, però, di quella richiesta e dell’eventuale correzione della convenzione non si è più saputo niente. Di più, l’Ato Rifiuti Toscana sud è stato travolto da un’inchiesta giudiziaria per la maxigara d’appalto che ha visto affidare il servizio a Sei Toscana, con l’arresto del direttore generale dell’Ato, Andrea Corti (proprio colui che durante il consiglio comunale del febbraio 2016 fu chiamato da Barocci a rispondere sugli effetti della convenzione capestro, senza tuttavia sciogliere i dubbi).
Ebbene, il 6 dicembre, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Ugo Corrieri ha chiesto alle autorità di controllo della pubblica amministrazione di «compiere tutti gli atti necessari per assicurare le condizioni oggettive per l’auspicato conseguimento degli obiettivi stabiliti dal Parlamento italiano».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A portare all’attenzione dei parlamentari uno dei problemi ambientali più impellenti della provincia è stato Ugo Corrieri, presidente di Isde-Medici per l’ambiente della provincia di Grosseto e coordinatore di Isde-Medici per l’ambiente per il Centro Italia, che a dicembre – ma la notizia si è appresa ieri – ha ottenuto di essere ascoltato in audizione dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sui reati contro la pubblica amministrazione e dei reati associativi connessi al ciclo dei rifiuti, delle bonifiche e al ciclo della depurazione delle acque, presieduta da Chiara Braga.
Quello della convenzione capestro è un problema ben noto per i cittadini del Grossetano. Firmata nel 2005 tra l’allora Ato 9, la Provincia e la società Unieco, e rinnovata di recente dai 28 Comuni con l’Ato Rifiuti Toscana sud e la società Futura che gestisce l’impianto di trattamento dei rifiuti alle Strillaie, la convenzione si basa sulla previsione sbagliata (fatta nel 2002 e inserita nel piano provinciale dei rifiuti), che la produzione dei rifiuti sarebbe aumentata del 5% all’anno per dieci anni. Questo obbliga i Comuni a conferire quantità sempre maggiori di indifferenziata, altrimenti incorrono in penali.
E invece non solo la produzione di indifferenziata è diminuita in generale, ma la legge e le buone pratiche prevedono (o dovrebbero prevedere) che se ne produca sempre meno a favore della differenziata.
L’errore non è mai stato corretto e addirittura porta al paradosso di impedire di raggiungere gli obiettivi di differenziata previsti dalla legge e quindi fa scattare l’ecotassa.
Risultato, la raccolta differenziata è al palo in provincia di Grosseto, dove di fatto non viene rispettata la legge che la voleva al 65% già l’anno scorso (siamo al 38%) e dove la tariffa rifiuti è la più alta del centro nord Italia.
Il problema, come detto, non è nuovo. Il Forum Ambientalista, guidato da Roberto Barocci, da anni denuncia questa anomalia.
Nel febbraio del 2016 l’argomento arrivò in consiglio comunale, con una seduta aperta voluta dal M5s. La Lega nord arrivò a chiederne la risoluzione.
A quasi un anno di distanza, però, di quella richiesta e dell’eventuale correzione della convenzione non si è più saputo niente. Di più, l’Ato Rifiuti Toscana sud è stato travolto da un’inchiesta giudiziaria per la maxigara d’appalto che ha visto affidare il servizio a Sei Toscana, con l’arresto del direttore generale dell’Ato, Andrea Corti (proprio colui che durante il consiglio comunale del febbraio 2016 fu chiamato da Barocci a rispondere sugli effetti della convenzione capestro, senza tuttavia sciogliere i dubbi).
Ebbene, il 6 dicembre, davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Ugo Corrieri ha chiesto alle autorità di controllo della pubblica amministrazione di «compiere tutti gli atti necessari per assicurare le condizioni oggettive per l’auspicato conseguimento degli obiettivi stabiliti dal Parlamento italiano».
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