Il Tirreno

Grosseto

Crac per undici società, la mappa dei fallimenti

di Giovanna Mezzana
Crac per undici società, la mappa dei fallimenti

Da Seggiano all’Argentario, da Scarlino a Grosseto, ecco chi ha chiuso i battenti. Rispetto al 2016 i tracolli sono dimezzati ma la ripresa stenta ancora ad arrivare

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GROSSETO. Edilizia, impiantistica, arredamento, finanche alimentare. Sono i settori a cui appartiene la maggior parte delle imprese che ha chiuso i battenti nel corso del 2017. Undici, in totale, sono state le debacle: meno dello scorso anno, meno della metà – nel 2016 furono 25 i fallimenti – ma il dato, secondo gli addetti ai lavori, indica tutt’altro che una ripresa dell’economia maremmana e amiatina; esso testimonia, piuttosto, «un rallentamento della crisi rispetto al picco degli effetti che c’è stato negli anni scorsi – valuta Mauro Ciani, segretario generale di Confartigianato Imprese Grosseto – ma non un’inversione di tendenza». Ed ecco la geografia della crisi.

Libri in Tribunale. Sono 11 le sentenze di fallimento che il Tribunale di Grosseto ha inviato negli ultimi dodici mesi al Registro Imprese della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. Pur con le debite eccezioni e differenze, gli scalini scesi rovinosamente, l’uno dopo l’altro, compongono la medesima scala: nel bilancio il buco diventa un cratere, magari c’è anche un’esposizione debitoria nei confronti del Fisco, e all’improvviso si aggiunge il ricorso di un creditore che vuole ciò che gli spetta.

Morìa silenziosa. Sono fallite per lo più imprese piccole, in alcuni casi addirittura nano. Il crac di una grande azienda fa sempre rumore mentre i gemiti delle “micro”, che muoiono di lenta agonia, non fanno alcun clamore. «Il fallimento delle piccole imprese non fa notizia – osserva Ciani – Quando chiuse la Mabro che dava lavoro a 200 persone se ne parlò eccome, ma nulla è stato detto sulle 500 imprese edili che negli ultimi anni sono sparite in tutta la Provincia di Grosseto mandando in fumo 2. 500 posti di lavoro. Così l’opinione pubblica non si rende neppure conto dell’impoverimento del tessuto imprenditoriale e occupazionale che c’è stato». La mappa della crisi. Le imprese che hanno tirato una croce sui libri contabili sono tutte srl, società a responsabilità limitata. Sulle Colline Metallifere hanno chiuso i battenti la Mcc di Gavorrano e la Edildon di Scarlino; a Seggiano la Deli & servizi di marketing; a Follonica la Euroduemila; a Manciano la Saturnia Travertini; a Grosseto la Alberto Antichi, la Maremmana Service, la Cpv –Centro Produzioni Video, la Ga.ste e la Consumed; a Porto Santo Stefano, la Flowers. Nessun “big”, nessun crac che abbia fatto rumore. Eppure dietro ogni “ragione sociale” c’è una storia: un’idea e una speranza, un investimento e magari tanti sacrifici, un artigiano o un imprenditore, famiglie che hanno perso la loro fonte di reddito. Il travaglio non finisce mai con una sentenza del Tribunale.

Il futuro. Ecco perché è tutt’altro che consolatorio il dato della diminuzione, rispetto al 2016, del numero dei fallimenti: sotto il profilo “sociale” ma anche sotto quello economico. «Non ci sono indicatori – sottolinea Ciani – che denotino che il sistema si sia riavviato. Le difficoltà permangono e lo vediamo dall’andamento dei fatturati, dalle mancate assunzioni e dai licenziamenti. È un problema serio che dovrebbe essere approcciato con una logica diversa rispetto a quella usata fino ad ora. Manca un progetto organico e gli enti deputati in passato a farlo, come la Provincia e la Camera di Commercio, hanno subito un depauperamento delle loro funzioni». C’è la via d’uscita?

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