Il Tirreno

Grosseto

Viaggio nell’orrore del condominio occupato

di Francesca Ferri
Viaggio nell’orrore del condominio occupato

Rifiuti, escrementi, giacigli e focolari improvvisati. I proprietari sono disperati «Eseguiamo l’ordinanza e chiudiamo ma non serve: qui deve intervenire lo Stato»

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GROSSETO. Piantano pali e fissano la rete con l’aiuto di un escavatore. Ma scuotono la testa. Sanno già che non servirà. Davanti a loro c’è il “loro” condominio, disabitato dalle loro famiglie, ma “abitato” da occupanti abusivi in condizioni paurose. Pavimenti ricoperti di escrementi, resti di cibo, materassi bucati, bombole del gas, biciclette spuntate da chissà dove, e un tappeto di spazzatura di ogni genere che pare di camminare in una discarica. Un girone dantesco immerso in un fetore nauseabondo.

«Sa quante volte abbiamo recintato? Quante volte abbiamo fatto esposti alla Procura? Quante volte abbiamo chiamato i carabinieri? Ma è possibile che non siamo liberi di tenere in sicurezza una proprietà privata, senza doverla vedere assediata da gente che la occupa abusivamente? E che la lascia in queste condizioni?».

Sono circa le 14.30 di ieri e a parlare sono alcuni dei tredici proprietari di appartamenti del complesso residenziale I Crespi, nella zona sud di Grosseto. Qui, nel condominio non ancora terminato, dove i lavori sono fermi da una decina d’anni per difficoltà finanziarie in cui versa la cooperativa costruttrice, il 12 dicembre un uomo di 27 anni, occupante abusivo, è stato trovato morto, ucciso dal fumo sprigionato dal fuoco che aveva acceso per scaldarsi. Dramma che si fa tragedia, ma che non porta a una soluzione. Altre due volte, a cavallo tra il 2017 e il 2018, i vigili del fuoco sono dovuti tornare a spegnere incendi, provocati anche dalle persone che da anni occupano abusivamente lo stabile, e che nessuno riesce a mandar via.

Mercoledì il vicesindaco di Grosseto Luca Agresti ha ordinato ai proprietari di rendere inaccessibile la zona agli estranei, sia con una recinzione esterna, sia serrando le porte, e di ripulire dai rifiuti. Come se vedere libero e pulito questo posto non fosse già il desiderio più grande di chi questi mattoni li ha pagati decine di migliaia di euro.

Il sogno dei proprietari degli appartamenti dei Crespi si è incrinato nel 2006. L’edificio era quasi finito, mancavano i sanitari e qualche ritocco, quando i lavori si sono interrotti per contestazioni riguardanti un’ipoteca sull’immobile.

Tra gli acquirenti, alcuni hanno versato cifre non inferiori ai 120mila euro. Altri hanno acceso mutui per comprarsi quella che doveva essere la prima casa.

«Ognuno di noi ha pagato al 95 per cento – spiegano alcuni proprietari – ma le difficoltà finanziarie sopraggiunte alla cooperativa hanno bloccato tutto. E ora ci ritroviamo in questa situazione».

“Becchi e bastonati”, come si dice da queste parti, anche se battuta, nei miasmi che provengono dalle stanze e dallo strato di spazzatura che copre quelli che dovevano essere giardinetti d’ingresso, provoca un sorriso amarissimo.

«Oggi, per mettere questa recinzione, abbiamo speso più di 2mila euro – spiegano ancora – ma pensa che questa gente si faccia problemi a scavalcarla? Venga a vedere cosa non hanno avuto timore di fare».

L’ingresso al piano terra è traumatico. Stracci, abiti, escrementi uno accanto all’altro, urina secca, bottiglie vuote, buste di latte, secchi, resti di fuochi, scarpe, zaini, taniche d’acqua, catini: tutto ammucchiato, tutto insieme. Incredibile pensare che qui ci vivano delle persone. Incredibile che succeda nella “civile” città di Grosseto.

«Stamattina (ieri) quando siamo arrivati a mettere la recinzione sono uscite circa quindici persone – dice un proprietario –. La mattina che trovarono il morto, i carabinieri ne allontanarono venti. Ma tanto ritornano. Guardi qua».

Con il dito punta su una portafinestra al primo piano chiusa con una catena e un lucchetto. Non l’ha messa il proprietario dell’appartamento, ma chi quell’appartamento ha deciso fosse il suo, senza averne diritto. E non è l’unica porta chiusa a chiave dagli abusivi.

«Ai piani alti hanno addirittura arredato con divani, tappeti, tavolino e fiori...», dice un altro proprietario, mostrando una foto.

Una situazione ormai radicata, che i proprietari fanno fatica a fronteggiare da soli.

«Siamo molto grati alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco che sono in trincea – spiegano – e non possiamo pretendere che presidino 24 ore al giorno questo posto. Ma non è nemmeno possibile che spetti a noi gestire questa situazione. E se io, per venire a controllare che non ci sia qualcuno dentro, mi ritrovo con uno che mi aggredisce, che mi accoltella? Qui c’è gente che reagisce male. Noi stiamo cercando di risolvere la situazione dal punto di vista finanziario e di far ripartire i lavori. Ma la sicurezza di questo posto non possiamo garantirla noi. Questo spetta allo Stato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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