Il Tirreno

Grosseto

All’asta decine di appartamenti

di Giovanna Mezzana
All’asta decine di appartamenti

Più di 200 immobili alla svendita. L’agente Fiaip: «È una piaga sociale»

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GROSSETO. Grosseto, 18 dicembre. Un agente immobiliare riesce a chiudere la trattativa per la compravendita di un appartamento prima che alcuni creditori avviino le cosiddette procedure di vendita forzata. Il bene è salvo: e la famiglia (ancora) proprietaria di quella casa chiude il mutuo stipulato con la banca e racimola un gruzzolo per ricominciare a vivere, (pur) senza un lavoro. Se non fosse per il dramma che racconta, sarebbe una bella storia di Natale: la leggiamo sul profilo Facebook di Luca Vitale, presidente della Fiaip di Grosseto, che regala così ai suoi amici una nota diversa mentre la musica del «consumismo – scrive – impazza». È lui l’agente immobiliare protagonista di quella corsa contro il tempo che è durata dieci giorni. Da Montieri a Capalbio, da Castiglione a Castel del Piano, sono 416 in tutta la Provincia gli immobili pronti per essere venduti – svenduti – all’asta nel 2018: tanti figurano nel “cerca immobili” online del Tribunale di Grosseto. C’è l’albergo di Montemerano, base d’asta 1 milione e 171mila euro, e c’è il residence di Porto S. Stefano per entrare in possesso del quale servono (in prima battuta) 698mila euro: ma ci sono anche tante case “di famiglia”. Su 416 beni di cemento e mattoni, 227 sono ad uso abitativo: e tra di essi un’infinità sono villini, bifamiliari, terra-tetto, appartamenti; dietro a ciascuno c’è una storia, che inizia come quella raccontata ma termina con un finale diverso.

L’invenduto: 1. 000 case. Da settembre 2016 a giugno 2017, sul mercato locale del mattone, il numero delle compravendite è aumentato del 15-20%, secondo Fiaip Grosseto: «La prima casa – dice Vitale – tira ancora molto». Il problema è che, a fronte di un incremento della “quantità”, il valore delle compravendite è sceso del 3-5%: trend al ribasso che, secondo gli operatori, è ancora in atto. Si compra, insomma, ma ad un prezzo inferiore rispetto a prima. Almeno a Grosseto-città. «Da Arcille in su verso la montagna, invece – osserva Vitale – è un disastro. Gli immobili vengono regalati, svenduti: a Castell’Azzara, Roccastrada, Cana, Baccinello si trovano case a 3-400 euro al mq»: a Grosseto l’”usato” si vende a 1. 500 euro al mq (per avere un termine di paragone). Tra Grosseto e Provincia Fiaip stima che ad oggi ci siano tra 800 e 1.000 immobili in attesa di un acquirente.

All’asta: le case di chi. A questo stock di invenduto si aggiungono le offerte che arrivano dalle aste che sono a decine: e più aumentano le possibilità di scelta, più cala il valore. «Le aste purtroppo sono un termometro della società – dice Vitale – Lì finiscono gli immobili dei costruttori che da anni subiscono il calo dell’indotto del settore edile, ma anche gli appartamenti delle tante famiglie in cui uno o più componenti ha perso il lavoro: costoro non riescono più a far fronte alle spese, a volte neppure a quelle condominiali». Ad “ingrassare” l’offerta delle aste ci sono persino le case delle coppie lavoratrici di stranieri – la fascia più promettente dell’ondata migratoria dell’ultimo decennio – che intorno al 2006, anno in cui il mercato immobiliare toccò l’apice, stipularono un mutuo con gli istituti di credito «magari del 100% o dell’85-90% e che oggi ormai sono state costrette a scappare via». «È un dramma» dice Vitale.

Trappola-asta. Dal 2006 ad oggi, in poco più di un decennio, il mattone ha perso in media il 30-35% del suo valore, secondo Fiaip Grosseto. L’asta è l’extrema ratio ma non sempre la via d’uscita. «Gli immobili all’asta – spiega il presidente Fiaip – vengono piazzati ad un prezzo che parte dal 40% in meno del valore di mercato». Facciamo un esempio: finisce all’asta un appartamento su quale sussiste un mutuo da 100mila euro; le procedure per l’inserimento del bene sul mercato dell’aggiudicazione forzata «fanno lievitare il debito della famiglia – dettaglia Vitale – da 100mila euro (che è quello contratto con la banca, ndr) a 130mila-140mila euro; se la casa viene venduta a 40mila euro, la famiglia non riesce neppure a ripianare il debito, il debitore permane nella centrale rischi di Banca d’Italia, nessun istituto gli concederà credito, cominceranno i pignoramenti, il disagio familiare, le separazioni, i divorzi... Si stima che questo fenomeno abbia un impatto persino sulla spesa sanitaria», perché di una casa che finisce all’asta ci si può ammalare. «Le banche – conclude Vitale – sono inondate di crediti inesigibili, penso tuttavia che bisognerebbe trovare strumenti alternativi all’esproprio forzato. Si tratta davvero di un dramma sociale che anche a Grosseto coinvolge decine di famiglie».

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