Finanza
Il “gippone” diventa un gioiello da museo
di Fiora Bonelli
Dall’Amiata a Bergamo dopo essere stato protagonista sul set
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ARCIDOSSO. Un gippone costruito nel 1942 (Gmc), primo mezzo a trazione integrale dell’esercito americano nella Seconda guerra mondiale, custodito finora con grande cura a San Lorenzo di Arcidosso, andrà, dopo un accurato restauro, a far parte del museo di automezzi militari di Val Scalve, provincia di Bergamo.
Il trasporto e il recupero del mezzo sono stati effettuati dai volontari ed appassionati del Museo “Lombardia ricorda” in valle di Scalve; in particolare dall’officina/deposito di Silvano Bettineschi di Colere, considerato il più grande collezionista europeo di automezzi militari e ideatore e promotore del museo.
Il gippone apparteneva a Filiberto Gennari, da tutti conosciuto in Amiata come “Giuliano”: i figli Giuliana e Massimiliano non hanno voluto disperdere questo patrimonio di memoria e cultura e l’hanno donato al museo bergamasco.
Il Gmc Gennari è uno di quei mezzi militari che, al termine della seconda guerra mondiale, vennero dismessi e immatricolati nel parco autocarri italiano e utilizzati per attività civili.
Per la loro potenza elevata erano capaci di spostarsi in qualsiasi condizione di tempo e luogo e ben si prestavano a essere utilizzati nei terreni scoscesi e nei boschi dell’Amiata e le colline circostanti.
Nel dopoguerra furono diversi i giovani che iniziarono un’attività di trasporto con tali mezzi. Che potevano essere guidati solo con apposita patente. Giuliano, quella patente l’aveva conseguita durante il servizio militare e così acquistò un gippone a Firenze nel 1953 e iniziò così l’attività di trasporto: dalla legna da ardere dei boschi dell’Amiata ai paesi e villaggi circostanti, ai tronchi di castagno per le segherie, al fieno e al grano dei poderi, dalla legna di castagno appositamente tagliata per lo stabilimento del “Tannino” di Casteldelpiano, al trasporto di sassi e sabbia per la costruzione e lavori di consolidamento o di manutenzione delle strade per le “Forestali”, nonché al materiale necessario per le miniere di cinabro.
Se il mezzo aveva bisogno di riparazione meccanica interveniva l’officina del cugino di Filiberto, Giacinto Bonelli, mentre per la parte pneumatica, Giuliano si rivolgeva ai fratelli Ginnanneschi di Casteldelpiano.
L’utilizzo di questi ex mezzi militari americani cambiò e migliorò le modalità di trasporto agricolo affidato fino ad allora a muli, asini e cavalli.
Ecco che i viaggi di balzi di grano o di legna, caricati a mano dalla collaborazione di diversi uomini creava una sorta di società di mutuo soccorso, contribuendo in Amiata a mantenere vivo il rapporto fra le persone.
Oltre che ad aver costruito un bel tassello di storia economica e di costume amiatina, il gippone di Giuliano ha avuto anche un più spettacolare momento di gloria.
Infatti nel 1963, Giuliano fu contattato per prendere parte con il gippone alle riprese del film “La ragazza di Bube “ tratto romanzo di Carlo Cassola, per la regia di Luigi Comencini.
Le vicende del film, con la partecipazione dell’attrice Claudia Cardinale, sono ambientate in Val D’Elsa all’indomani della liberazione.
Il gippone di “Giuliano” è visibile in diverse immagini del film, in particolare nelle riprese iniziali presso il ponte semidistrutto sul fiume Merse, mentre attraversa insieme ad altri automezzi il letto del fiume.
Nel 1966, dopo l'alluvione della città Grosseto Giuliano partecipò con il suo gippone ai lavori di recupero del devastato territorio maremmano, in particolare degli argini distrutti dalla piena. E adesso il trasferimento del gippone nel museo di Val Scalve, per la scelta dei figli di Giuliano, Massimiliano e Giuliana «per far sì che non vada persa la memoria storica e continui ad essere un anello di congiunzione fra le vecchie e future generazioni, un tassello di unione fra il passato ed il presente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il trasporto e il recupero del mezzo sono stati effettuati dai volontari ed appassionati del Museo “Lombardia ricorda” in valle di Scalve; in particolare dall’officina/deposito di Silvano Bettineschi di Colere, considerato il più grande collezionista europeo di automezzi militari e ideatore e promotore del museo.
Il gippone apparteneva a Filiberto Gennari, da tutti conosciuto in Amiata come “Giuliano”: i figli Giuliana e Massimiliano non hanno voluto disperdere questo patrimonio di memoria e cultura e l’hanno donato al museo bergamasco.
Il Gmc Gennari è uno di quei mezzi militari che, al termine della seconda guerra mondiale, vennero dismessi e immatricolati nel parco autocarri italiano e utilizzati per attività civili.
Per la loro potenza elevata erano capaci di spostarsi in qualsiasi condizione di tempo e luogo e ben si prestavano a essere utilizzati nei terreni scoscesi e nei boschi dell’Amiata e le colline circostanti.
Nel dopoguerra furono diversi i giovani che iniziarono un’attività di trasporto con tali mezzi. Che potevano essere guidati solo con apposita patente. Giuliano, quella patente l’aveva conseguita durante il servizio militare e così acquistò un gippone a Firenze nel 1953 e iniziò così l’attività di trasporto: dalla legna da ardere dei boschi dell’Amiata ai paesi e villaggi circostanti, ai tronchi di castagno per le segherie, al fieno e al grano dei poderi, dalla legna di castagno appositamente tagliata per lo stabilimento del “Tannino” di Casteldelpiano, al trasporto di sassi e sabbia per la costruzione e lavori di consolidamento o di manutenzione delle strade per le “Forestali”, nonché al materiale necessario per le miniere di cinabro.
Se il mezzo aveva bisogno di riparazione meccanica interveniva l’officina del cugino di Filiberto, Giacinto Bonelli, mentre per la parte pneumatica, Giuliano si rivolgeva ai fratelli Ginnanneschi di Casteldelpiano.
L’utilizzo di questi ex mezzi militari americani cambiò e migliorò le modalità di trasporto agricolo affidato fino ad allora a muli, asini e cavalli.
Ecco che i viaggi di balzi di grano o di legna, caricati a mano dalla collaborazione di diversi uomini creava una sorta di società di mutuo soccorso, contribuendo in Amiata a mantenere vivo il rapporto fra le persone.
Oltre che ad aver costruito un bel tassello di storia economica e di costume amiatina, il gippone di Giuliano ha avuto anche un più spettacolare momento di gloria.
Infatti nel 1963, Giuliano fu contattato per prendere parte con il gippone alle riprese del film “La ragazza di Bube “ tratto romanzo di Carlo Cassola, per la regia di Luigi Comencini.
Le vicende del film, con la partecipazione dell’attrice Claudia Cardinale, sono ambientate in Val D’Elsa all’indomani della liberazione.
Il gippone di “Giuliano” è visibile in diverse immagini del film, in particolare nelle riprese iniziali presso il ponte semidistrutto sul fiume Merse, mentre attraversa insieme ad altri automezzi il letto del fiume.
Nel 1966, dopo l'alluvione della città Grosseto Giuliano partecipò con il suo gippone ai lavori di recupero del devastato territorio maremmano, in particolare degli argini distrutti dalla piena. E adesso il trasferimento del gippone nel museo di Val Scalve, per la scelta dei figli di Giuliano, Massimiliano e Giuliana «per far sì che non vada persa la memoria storica e continui ad essere un anello di congiunzione fra le vecchie e future generazioni, un tassello di unione fra il passato ed il presente».
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