Il Tirreno

Grosseto

Caos inceneritore «La procedura non è conforme»

di Paola Villani
Caos inceneritore «La procedura non è conforme»

Gli ambientalisti protocollano in Regione le loro osservazioni Mancano ancora le modifiche della società alle richieste del Tar 

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SCARLINO. «La nuova procedura per le autorizzazioni all’inceneritore non risulta conforme alle leggi». Iniziano entrambe così le due osservazioni che, per adesso, sono state protocollate in Regione Toscana dal Forum ambientalista e da Rifondazione Comunista, circolo di Follonica. A seguito della presentazione di Scarlino Energia dell’integrazione al procedimento di Via, in esecuzione della sentenza del Tar del luglio 2017, i comitati ambientalisti si sono già mossi per contrastare le tesi dell’azienda proprietaria dell’inceneritore. Due i punti sui quali il Tar ha dato ragione ai Comuni di Follonica e Scarlino e ai gruppi ambientalisti: la mancanza di un esame epidemiologico aggiornato e di un progetto per mettere in sicurezza dagli inquinanti il canale Solmine. Scarlino Energia ha detto la sua depositando in Regione nuovi documenti: uno sulla salute pubblica e uno su una possibile soluzione per il canale in questione. Di contro anche i comitati hanno, nuovamente, prodotto una documentazione per opporsi a quanto oggi affermato dall’azienda. «Malgrado le richieste del Tar, solo un provvedimento dei due richiesti viene preso in considerazione da Scarlino Energia, e cioè le soluzioni tecniche per la tutela ambientale del canale Solmine», spiega Ludovico Sola responsabile Ambiente per Rc. «Alla data attuale – continua il professionista follonichese – non risulta che alcuna nuova indagine sulla salute sia stata fatta, né da Scarlino Energia né da altro organismo qualificato. I dati epidemiologici presentati nella precedente procedura del 2015 si basavano su studi del 2011 e parzialmente del 2013 e consistevano in rielaborazioni di pregressi dati risalenti al periodo 2003-2009». Ma non è solo il fatto che le ricerche siano datate a essere rilevante, quanto che gli autori degli stessi studi rimarchino più volte la non significatività statistica dei dati, mentre le tabelle riportate da Ipso (azienda di analisi e ricerche) si basano su affermazioni, a quanto scrive Sola, di ricadute minime provenienti da osservazioni di Scarlino Energia. Inoltre la sentenza del Tar di luglio parla di una valutazione su dati recenti a cura di “organismi pubblici competenti”, non quindi prodotta dalla stessa azienda. «Malgrado queste ripetute richieste (2011-2015-2017) non risulta siano in corso studi adeguati – scrive Sola – Appare evidente che un’eventuale autorizzazione a riprendere le attività dell’impianto dovrà essere subordinata alla realizzazione di quanto richiesto dai tribunali competenti».

Per quanto riguarda il Canale Solmine, Sola specifica che i dettami del Tar sono stati parzialmente ignorati dall’azienda e nella parte in cui vengono recepiti, gli interventi previsti non consentono risultati tali da prevenire un ulteriore aggravio del livello di inquinamento. «I giudici non hanno chiesto solo un’indagine epidemiologica con dati più recenti, ma chiedono che si accertino le condizioni iniziali prive di qualsiasi rischio per la salute umana e che il canale Solmine non costituisca un ulteriore fonte di inquinamento», conclude.

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