Il Tirreno

Grosseto

«Trattava Il Terzo come se fosse un’azienda propria»

di Pierluigi Sposato
«Trattava Il Terzo come se fosse un’azienda propria»

Le motivazioni della condanna del direttore Lucherini imputato di appropriazione indebita per fatti fino al 2010

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GROSSETO. «Vuoi per il tempo intercorso, vuoi per la considerazione e il vuoto che si crea intorno a una ditta di capitale pubblico, di tutti cioè e di nessuno, il gestore alla fine si è immedesimato con la ditta stessa e la trattava come se fosse cosa propria nel generale disinteresse dei controllori. A ciò va aggiunto che in un assoluto spregio di un evidente conflitto di interessi, detto gestore aveva favorito la creazione e la conduzione di due aziende, a lui riconducibili per il rapporto di parentele, che operavano nella medesima materia in regime sia di concorrenza, sia di favore».

Il gestore è Luca Lucherini e queste parole sono contenute nelle motivazioni della sentenza di condanna per appropriazione indebita a 1 anno 1 mese e 15 giorni (solo per alcune delle contestazioni) in relazione a quanto avvenuto nell’azienda vivaistica a partecipazione comunale Il Terzo spa fino al maggio 2010, di cui Lucherini era direttore generale. Motivazioni oggetto di appello. Procedimento originato dalla querela del liquidatore nominato dal Tribunale e da quelle di due dipendenti. L’attenzione si era puntata sul direttore quando questi si era aumentato lo stipendio, autonomamente, senza informare i vertici, quando questo doveva essere subordinato all’incremento del fatturato e alla chiusura del bilancio precedente in attivo: il secondo presupposto, nota il giudice Giovanni Puliatti, mancava e l’aumento «era stato comunque erogato sulla base di una missiva mai nemmeno protocollata». La somma che risultava indebitamente percepita era di quasi 82 mila euro. L’aumento, secondo l’accusa, strideva «in maniera assai evidente a fronte di un andamento tutt’altro che soddisfacente della società» e comunque la procedura risultava «assolutamente incomprensibile in un’azienda a completa partecipazione pubblica». E per questa contestazione è stato condannato.

Condannato anche per i dieci cipressi Bolgheri (e non per altre piante) sottratti ai magazzini de Il Terzo e commercializzate dalle due aziende con le quali Lucherini aveva «interessi paralleli», la società Terra Antica srl, intestata alla moglie Patrizia Bardini, e con l’azienda Le Gerlette, intestata alla zia. Dei cipressi Bolgheri l’azienda poteva occuparsi di vendita e cessione: mancano le fatture.

Il giudice ritiene responsabile Lucherini anche per l’impiego dei mezzi dell’azienda, concessi alle aziende dei familiari: le ha date «per troppo tempo, con assoluto stazionamento presso le stesse, perché possa sostenersi che si trattasse di un comune comodato in uso nell’ambito agricolo».

C’è poi la questione di una fattura per una scaffalatura che coinvolge la moglie Bardini e il falegname Angelo Testini: quest’ultimo assolto («ha emesso la fattura sul presupposto che si trattasse di una destinazione aziendale e agendo in buona fede»), la prima condannata (6 mesi – «ha beneficiato di un guadagno per l’utilizzo di una fattura soggettivamente falsa» perché inserita nella contabilità della ditta quando atteneva invece a una cucina nella sua abitazione personale).



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