Il Tirreno

Grosseto

La “tassa” sul sacchetto divide il popolo dei social

di Enrico Giovannelli

Ma al supermercato le massaie non danno troppo peso a quel costo in più Conad e Coop hanno applicato un centesimo per ciascuna busta biodegradabile

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GROSSETO. Sono bastate poche ore e con la prima spesa al solito supermercato, i consumatori hanno scoperto che quel sacchettino di plastica così utile per imbustare mele e pere o melanzane e patate, ora ha un costo preciso: 1 (come applicato ad esempio da Conad e Coop) o 2 centesimi. Da pagare fuori conto.

Il passa parola è stato il classico tam tam da sollevazione popolare, e sui social è scoppiata in un paio di giorni la “sacchetto mania”. Quel centesimo in più, ma al massimo può essere richiesto anche il doppio, ha fatto imbufalire in particolare il popolo di Facebook, con la notizia che è diventata virale, ottenendo discussioni e fotomontaggi da invidiare, forse anche di più, quanto avvenuto con l’eliminazione dell’Italia dalla fase finale dei Mondiali di calcio. È successo anche qui da noi, in Maremma: basta aprire la piattaforma sociale e si vedrà che i commenti, in un senso o nell’altro, si susseguono a ritmo elevato.

Questa novità introdotta alla “zittina” nell’ultima Finanziaria prima dello sciogliete le righe di Camera e Senato, ma che negli altri paesi europei è stata recepita ormai da anni, è stata vista come la classica gocciolina che fa traboccare il vaso. Inteso appunto come tassa da pagare. Ma quanto costa davvero? Le associazioni di categoria hanno stimano che nell’arco temporale di una spesa annuale il costo supplementare può variare da 1,5 a tre euro (in totale circa 150 sacchetti per famiglia). Insomma, praticamente una prima colazione al bar. Ma che vale per tutti i rifornimenti al supermercato di un anno.

Dai primi giorni dall’introduzione, a dire la verità pochi i commenti recepiti nei vari discount: basta fare un giro ai supermercati maremmani e si nota che le massaie non ci fanno poi troppo caso, perché su una spesa globale, magari di decine di euro per acquisti che devono durare una decina di giorni, quei due o tre centesimi non fanno certo la differenza. E poi i consumatori il sacchetto di plastica lo hanno sempre pagato: lo shopper, divenuto tra l’altro sempre più sottile e biodegradabile, per imbustare alla cassa il complesso degli acquisti ha un costo decisamente diverso, minimo 8 centesimi. Senza dimenticarsi, e questo lo ricordano sia gli esercenti che i consumatori, che anche quelli per la frutta in questione venivano comunque ricaricati, in un contesto di spesa generale del supermercato, e dunque sui prezzi spalmati sul prezzo finale dei prodotti. Inoltre per evitare equivoci, non è stato assolutamente deciso nessun prezzo imposto per i sacchetti: le grandi catene hanno appunto deciso di farli pagare 1 o 2 centesimi, e ovviamente si può parlare di speculazione se viene proposto ad altri prezzi, tipo 5 o 10 centesimi. In definitiva solo ora il consumatore si è accorto di pagare anche quella busta piccolina di plastica ma così utile, con il prezzo che è evidenziato sullo scontrino. Ma faceva parte della direttiva europea: deciso perché uno degli obiettivi è stato quello di aumentare la consapevolezza dei cittadini sul fatto che la plastica è un costo; e quale modo migliore per rendersene conto se non con una tassa supplementare?

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