Il dolore
Il rifugio dei disperati deve essere chiuso
di Francesca Gori
Il vice sindaco ordina di rendere inaccessibile il complesso ai Crespi: è pericoloso per la sicurezza e va ripulito
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GROSSETO. Il 12 dicembre fu trovato il corpo senza vita di un ragazzo di 27 anni. Era morto soffocato dal fumo che si era sprigionato per un incendio nella stanza nella quale dormiva ai Crespi. Il suo corpo era semi carbonizzato. Abdessadek Morjaha era rientrato in Italia da pochi giorni, dopo aver passato qualche settimana in Marocco. Non aveva un posto nel quale vivere e non aveva documenti: era uno dei tanti disperati che hanno trovato un giaciglio in quegli appartamenti mai finiti di costruire che si affacciano su via Aurelia Sud.
Ieri il Comune di Grosseto ha emesso un’ordinanza per la messa in sicurezza dello stabile. Un’ordinanza che impone alla società Edil-Tel di rendere inaccessibile l’area di cantiere e l’immobile e di pulire l’area dai rifiuti. La società proprietaria del complesso residenziale è in liquidazione e il rappresentante della cooperativa ha 15 giorni di tempo per eseguire i lavori richiesti.
Quando i vigili del fuoco e i carabinieri prima e gli uomini del comando della polizia municipale dopo, entrarono nell’appartamento dove era morto il ventisettenne, trovarono una situazione di degrado che ora deve essere eliminata. Sei le persone che sono state identificate dai carabinieri quella mattina, quando fu dato l’allarme: il ventisettenne non si vedeva da un paio di giorni e i suoi amici avevano temuto che gli fosse successo qualcosa. Quando arrivarono i vigili del fuoco, lo trovarono morto. L’area di cantiere era completamente sprovvista di recinzione, come è stato scritto nel rapporto della polizia municipale e non c’è nemmeno un cartello che indichi quella struttura come proprietà privata né relativo alla sicurezza come cantiere.
«L’immobile - si legge ancora - risulta accessibile da chi voglia entrare all’interno del fabbricato e nell’area circostante, compresi i bambini che potrebbero cadere nei vani garage posti al piano interrato».
Cosa fare, quindi? Il vice sindaco Luca Agresti ha firmato l’ordinanza con la quale si impone la messa in sicurezza della struttura. Nelle abitazioni dove vivono abusivamente decine di persone, i vigili del fuoco e la polizia municipale ha trovato di tutto. Il giorno in cui fu scoperto il cadavere del ventisettenne, negli appartamenti furono sequestrate bombole di gpl e fornelli da campeggio utilizzati per scaldare un po’ di cibo. Abdessadek ogni tanto andava a mangiare alla mensa della Caritas. Anche lui aveva nella sua stanza un fornellino da campeggio dal quale, con ogni probabilità, sono partite le fiamme. Forse lo aveva lasciato acceso mentre stava dormendo, per scaldarsi.
Sono storie minime quelle che abitano gli appartamenti in costruzione ai Crespi. Appartamenti dove non c’è acqua né luce, pieni di rifiuti e di bisogni lasciati sul pavimento.
Un rifugio per sbandati e senzatetto dove la mattina di Capodanno i vigili del fuoco sono dovuti intervenire di nuovo per domare le fiamme che si erano sprigionate in un appartamento: non c’era nessuno dei disperati che dormono in quell’immobile, il primo dell’anno. Ma c’erano i segni lasciati nelle stanze diventate camere di fortuna dove passare la notte e le fiamme che si sono sprigionate in un appartamento al primo piano. Appartamento che, come tutti gli altri, dovrà essere reso inaccessibile entro quindici giorni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ieri il Comune di Grosseto ha emesso un’ordinanza per la messa in sicurezza dello stabile. Un’ordinanza che impone alla società Edil-Tel di rendere inaccessibile l’area di cantiere e l’immobile e di pulire l’area dai rifiuti. La società proprietaria del complesso residenziale è in liquidazione e il rappresentante della cooperativa ha 15 giorni di tempo per eseguire i lavori richiesti.
Quando i vigili del fuoco e i carabinieri prima e gli uomini del comando della polizia municipale dopo, entrarono nell’appartamento dove era morto il ventisettenne, trovarono una situazione di degrado che ora deve essere eliminata. Sei le persone che sono state identificate dai carabinieri quella mattina, quando fu dato l’allarme: il ventisettenne non si vedeva da un paio di giorni e i suoi amici avevano temuto che gli fosse successo qualcosa. Quando arrivarono i vigili del fuoco, lo trovarono morto. L’area di cantiere era completamente sprovvista di recinzione, come è stato scritto nel rapporto della polizia municipale e non c’è nemmeno un cartello che indichi quella struttura come proprietà privata né relativo alla sicurezza come cantiere.
«L’immobile - si legge ancora - risulta accessibile da chi voglia entrare all’interno del fabbricato e nell’area circostante, compresi i bambini che potrebbero cadere nei vani garage posti al piano interrato».
Cosa fare, quindi? Il vice sindaco Luca Agresti ha firmato l’ordinanza con la quale si impone la messa in sicurezza della struttura. Nelle abitazioni dove vivono abusivamente decine di persone, i vigili del fuoco e la polizia municipale ha trovato di tutto. Il giorno in cui fu scoperto il cadavere del ventisettenne, negli appartamenti furono sequestrate bombole di gpl e fornelli da campeggio utilizzati per scaldare un po’ di cibo. Abdessadek ogni tanto andava a mangiare alla mensa della Caritas. Anche lui aveva nella sua stanza un fornellino da campeggio dal quale, con ogni probabilità, sono partite le fiamme. Forse lo aveva lasciato acceso mentre stava dormendo, per scaldarsi.
Sono storie minime quelle che abitano gli appartamenti in costruzione ai Crespi. Appartamenti dove non c’è acqua né luce, pieni di rifiuti e di bisogni lasciati sul pavimento.
Un rifugio per sbandati e senzatetto dove la mattina di Capodanno i vigili del fuoco sono dovuti intervenire di nuovo per domare le fiamme che si erano sprigionate in un appartamento: non c’era nessuno dei disperati che dormono in quell’immobile, il primo dell’anno. Ma c’erano i segni lasciati nelle stanze diventate camere di fortuna dove passare la notte e le fiamme che si sono sprigionate in un appartamento al primo piano. Appartamento che, come tutti gli altri, dovrà essere reso inaccessibile entro quindici giorni.
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