Il Tirreno

Grosseto

la testimonianza 

«Ho abitato in quel palazzo Non sapevo dove andare»

«Ho abitato in quel palazzo Non sapevo dove andare»

GROSSETO. Ad abitare abusivamente lo stabile dei Crespi, tra gli altri, è stata una signora di 51 anni, grossetana, senza casa, senza lavoro e che per disperazione – racconta lei stessa – negli...

2 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Ad abitare abusivamente lo stabile dei Crespi, tra gli altri, è stata una signora di 51 anni, grossetana, senza casa, senza lavoro e che per disperazione – racconta lei stessa – negli ultimi anni ammette di aver cercato riparo nel palazzo “dei disperati”. Palazzo da cui spesso è uscita per poi rientrare, e poi di nuovo uscire, sempre nella speranza di poter trovare un alloggio stabile e tutto per sé, che in realtà non è mai arrivato.

Questa signora – nome di fantasia Carla – oggi chiede aiuto al Comune; si rivolge a noi perché giriamo la sua richiesta al sindaco, in modo che lei possa trovare un lavoro e un posto dove dormire. «Non ho un tetto - dice - Via via ho cercato quel poco che ho trovato». Tra l’altro ai Crespi ha vissuto in condizioni di emergenza e precarietà estreme. Carla dice di esser stata di fatto «l’unica donna e italiana» – così ci racconta – ad aver abitato in queste stanze dove hanno trovato alloggio solo e sempre uomini, stranieri. Quanti? «Credo una trentina». Tutti abusivi, entrati e usciti come lei. Una “convivenza” nel palazzo tenuta a debita distanza; gente incrociata «a malapena con buongiorno e buonasera perché – dice lei – è sempre meglio farsi i fatti propri e non guardare cosa fanno gli altri. Nell’appartamento mi sono sempre chiusa a chiave. Nessuno comunque mi ha mai dato noia; non mi hanno mai proposto droga». Si ricordano i blitz delle forze dell’ordine, ed episodi drammatici anche recenti. Perché ai Crespi, ultimamente, la situazione è degenerata. Iincendi; un ragazzo morto per le esalazioni. «Lo conoscevo di vista», dice Carla. Lei stessa dice di aver cucinato e acceso la bombola del gas che teneva fuori dall’alloggio. «A volte ho cucinato anche con l’alcol: me l’hanno insegnato gli zingari». La donna ha residenza alla Caritas; mangia là. Per lavarsi si arrangia. «Vengo da una situazione disagiata», costellata anche da problemi giudiziari. Ieri mattina, al culmine dello sconforto, è andata a chiedere aiuto in Comune. Racconta di essere salita e d’aver fatto baccano, nella speranza di attirare l’attenzione. «Il sindaco non c’era; ho alzato la voce per scaricarmi la tensione. Chiedo un appuntamento perché mi ascolti. È vero, non posso stare ai Crespi. Ma non ho casa, né lavoro e sono sola: come faccio a campare? Dove vado?». (el.gi.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web