Il Tirreno

Grosseto

Trovata morta a casa dopo due giorni

di Elisabetta Giorgi
Trovata morta a casa dopo due giorni

La donna, impiegata modello, ha avuto un malore il 31 sera. A dare l’allarme ieri il datore di lavoro che non l’ha vista arrivare

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GROSSETO. È stata trovata morta a casa dopo quasi due giorni, accasciata su una seggiola ai bordi del tavolo. La tragedia risale alla sera dell’ultimo dell’anno: la donna stava per cenare da sola. Aveva imbandito e apparecchiato la tavola; acceso la tivù, si era messa a sedere e si apprestava a consumare il suo pasto del 31. Ad ucciderla è stato un malore fulminante.

Se n’è andata per sempre Stefania Checcacci, 59 anni, dipendente storica di una notissima azienda grossetana, Tuttauto Davitti in via Pakistan. I titolari e colleghi, non vedendola ieri mattina arrivare in ufficio con la consueta puntualità, poco dopo le 8 hanno pensato che fosse successo qualcosa e hanno dato l’allarme avvertendo i familiari. La sorella è andata a casa con una collega di Stefania e ha scoperto la tragedia. Il corpo era adagiato sulla sedia del tavolo, la testa riversa nella stessa posizione “cristalizzata” risalente alla sera del 31 dicembre quando la donna si apprestava a cenare. È sotto choc il titolare dell’azienda, Massimo Davitti: Stefania era «la colonna portante di questa ditta», dice senza darsi pace. L’azienda ieri – al primo giorno lavorativo del nuovo anno, cruciale per fatturazioni e pianificazioni del lavoro – è stata chiusa per lutto.

Stefania Checcacci, classe 1958, madre di un figlio ormai adulto (Matteo) che lavora a Carpi, viveva da sola a Grosseto, nella sua casa di via Pirandello, zona Barbanella. Era una grandissima lettrice e una lavoratrice accanita. La famiglia di origine era in parte maremmana doc (imparentata “alla lontana” con quella di Paola Checcaci, ex assessora comunale) e in parte empolese. Da giovane Stefania aveva cominciato presto a farsi le ossa e subito dopo il diploma era entrata nell’organico di Tuttauto Davitti, ormai storica impresa maremmana che ha la sede principale a Grosseto in via Pakistan 22 (l’altra è a Follonica). Un’azienda in piedi dal 1963, che opera nel settore ricambistica per auto (21 dipendenti) e in cui la giovanissima Checcacci si era conquistata un posto di prim’ordine. «Avevamo praticamente cominciato a lavorare insieme – la descrive sconfortato l’attuale titolare Massimo Davitti, figlio del fondatore – Stefania era per noi il punto di riferimento di tutto», colei che più di ogni altro assommava in sé competenze e specializzazioni: dall’amministrazione alla segreteria, quasi come una figura professionale d’altri tempi. «Difficile trovare un clone».

In tutti gli appuntamenti dell’azienda – da quelli più minuscoli ai più importanti – Stefania c’era sempre stata e non aveva mai fatto mancare la sua figura con proverbiali puntualità e dedizione. Precisa, scrupolosa, attaccatissima all’azienda come fosse la sua seconda casa, famiglia o pelle, ogni mattina arrivava in ufficio prestissimo, quasi sempre prima di altri. E così avrebbe fatto anche ieri, a maggior ragione trattandosi del primo giorno feriale dell’anno nuovo, «un momento delicatissimo per la fatturazione», dice Davitti, sia perché era il primo giorno dell’anno sia perché si chiudeva il vecchio. «Per questo – continua Massimo – quando stamani (ieri, ndr) non l’abbiamo vista arrivare né a un quarto alle 8 né a cinque alle otto, abbiamo pensato che fosse successo qualcosa. Non poteva essere logico, questo ritardo; non ce lo spiegavamo. L’abbiamo chiamata al telefono ma non rispondeva». Una collega ha telefonato alla sorella di Stefania (titolare di un negozio di abbigliamento in centro storico con il marito) per avvertirla che la donna non era al lavoro. Entrambe sono andate in via Pirandello. Aprendo la porta hanno scoperto la tragedia, il corpo senza vita e seduto ai bordi del tavolo. Sulla tovaglia i segni della cena dell’ultimo dell’anno, da consumarsi davanti alla tivù. Sul posto i carabinieri e il 118. Il corpo è stato portato all’obitorio dell’ospedale. Sarà cremato a Livorno.



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