Il dolore
UN ANNO CHE SI CHIUDE COL BOTTO
di STEFANO ADAMI
È l’ultimo dell’anno: dunque occorre chiudere col botto. Chiudere in bellezza. Senza farsi saltare arti, se possibile. La chiusura col botto l’ha fatta il governo Gentiloni, il governo che dice ciao,...
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È l’ultimo dell’anno: dunque occorre chiudere col botto. Chiudere in bellezza. Senza farsi saltare arti, se possibile. La chiusura col botto l’ha fatta il governo Gentiloni, il governo che dice ciao, che negli sgoccioli del mandato destina finalmente un po’ di soldi alle lande maremmiche. Per recuperare alcuni importanti luoghi di cultura.
Ci voleva davvero. Perché in Maremma l’attenzione pubblica cade di rado, come un Frecciabianca alla stazione della piccola città. La vittima Maremma (così si dice). La negletta maremmità. Sì, è vero, è vero, dirà qualcuno, che negli stessi sgoccioli l’istesso governo invia dei soldati italiani in Niger, su richiesta dell’amico – si fa per dire – Macron. È vero, è vero, che ancora lo stesso governo, sempre negli sgoccioli, ha dato un bel po’ di dindi a Luca Barbareschi. È vero, è vero, che il governo destina delle cifre a ditte informatiche segnalate – pare – da Verdini. Ma sono dettagli. Quisquilie.
La questione importante è che Gentiloni ha acceso alla fine i botti luminosi, e li spara tutto contento sul cielo della Maremma. Illuminandola. Ha messo tutto sotto il capitolo “Bellezza”, perché anche lui è convinto – bravo Gentiloni, caro, caro – che la bellezza salverà il mondo. Senza l’arte, la cultura, il tempo non va da nessuna parte.
Sono fondi importanti. Si dice sempre che quando si ha un’idea buona i soldi sono l’ultima cosa. Perché tanto “i soldi si trovano sempre”. Non è vero. Senza lilleri non si lallera. Prima il lillero, poi tutto il resto. Questa è la dura legge della vita. Anche se il concetto di lillero è ampiamente sopravvalutato. E figuratevi se qui si trovano lilleri per la bellezza (che deve salvare il mondo).
Ora, questa cosa della bellezza che salverà il mondo, che tutti citano, molti credono che l’abbia detta primo fra tutti Hugh Hefner, fondatore di Playboy. Non è vero. Sfatiamo un mito. L’ha detto Dostojevskij, che di bellezza non ne aveva vista tanta, nella sua vita, poarino.
Dunque con i soldi giunti dal governo si porrà finalmente mano restauratrice ad alcuni luoghi. Luoghi altamente simbolici. La Rocca Aldobrandesca di Sovana, il Parco Minerario delle Colline Metallifere, la Torre di Pereta, luogo altrimenti noto per i ristoranti. Poi vengono fondi per le Clarisse, a Grosseto, luogo d’arte e di incontri culturali. Si sparino i botti, dunque.
Certo, è vero che alla fine del valzer di chiusura Gentiloni intendeva dire: “Or che bravo sono stato, posso esser rivotato?”. Ed è corso alla scatola dei botti.
È vero anche che i luoghi di storia e di cultura da risistemare con quei fondi devono essere poi usati, riempiti, riempiti di idee, di spirito, di persone. Di progetti. Come già si fa alle Clarisse. Non si possono restaurare le belle statuine.
Ci spiegano gli studiosi che i fuochi artificiali dell’ultimo dell’anno sono nati in tempi antichissimi. Quando l’uomo s’ingegnava d’inventare un sistema per indicare la strada giusta all’anno nuovo, al tempo nuovo che si doveva installare. Quindi, per evitare che scivolasse nelle prode, ecco i fuochi d’artificio, a illuminarle. Insomma, con questo speriamo di cominciare l’anno sotto una diversa luce.
Ci voleva davvero. Perché in Maremma l’attenzione pubblica cade di rado, come un Frecciabianca alla stazione della piccola città. La vittima Maremma (così si dice). La negletta maremmità. Sì, è vero, è vero, dirà qualcuno, che negli stessi sgoccioli l’istesso governo invia dei soldati italiani in Niger, su richiesta dell’amico – si fa per dire – Macron. È vero, è vero, che ancora lo stesso governo, sempre negli sgoccioli, ha dato un bel po’ di dindi a Luca Barbareschi. È vero, è vero, che il governo destina delle cifre a ditte informatiche segnalate – pare – da Verdini. Ma sono dettagli. Quisquilie.
La questione importante è che Gentiloni ha acceso alla fine i botti luminosi, e li spara tutto contento sul cielo della Maremma. Illuminandola. Ha messo tutto sotto il capitolo “Bellezza”, perché anche lui è convinto – bravo Gentiloni, caro, caro – che la bellezza salverà il mondo. Senza l’arte, la cultura, il tempo non va da nessuna parte.
Sono fondi importanti. Si dice sempre che quando si ha un’idea buona i soldi sono l’ultima cosa. Perché tanto “i soldi si trovano sempre”. Non è vero. Senza lilleri non si lallera. Prima il lillero, poi tutto il resto. Questa è la dura legge della vita. Anche se il concetto di lillero è ampiamente sopravvalutato. E figuratevi se qui si trovano lilleri per la bellezza (che deve salvare il mondo).
Ora, questa cosa della bellezza che salverà il mondo, che tutti citano, molti credono che l’abbia detta primo fra tutti Hugh Hefner, fondatore di Playboy. Non è vero. Sfatiamo un mito. L’ha detto Dostojevskij, che di bellezza non ne aveva vista tanta, nella sua vita, poarino.
Dunque con i soldi giunti dal governo si porrà finalmente mano restauratrice ad alcuni luoghi. Luoghi altamente simbolici. La Rocca Aldobrandesca di Sovana, il Parco Minerario delle Colline Metallifere, la Torre di Pereta, luogo altrimenti noto per i ristoranti. Poi vengono fondi per le Clarisse, a Grosseto, luogo d’arte e di incontri culturali. Si sparino i botti, dunque.
Certo, è vero che alla fine del valzer di chiusura Gentiloni intendeva dire: “Or che bravo sono stato, posso esser rivotato?”. Ed è corso alla scatola dei botti.
È vero anche che i luoghi di storia e di cultura da risistemare con quei fondi devono essere poi usati, riempiti, riempiti di idee, di spirito, di persone. Di progetti. Come già si fa alle Clarisse. Non si possono restaurare le belle statuine.
Ci spiegano gli studiosi che i fuochi artificiali dell’ultimo dell’anno sono nati in tempi antichissimi. Quando l’uomo s’ingegnava d’inventare un sistema per indicare la strada giusta all’anno nuovo, al tempo nuovo che si doveva installare. Quindi, per evitare che scivolasse nelle prode, ecco i fuochi d’artificio, a illuminarle. Insomma, con questo speriamo di cominciare l’anno sotto una diversa luce.
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