La manifestazione
I migranti saranno gestiti dai Comuni
di Gabriele Baldanzi
In 11 municipi della Provincia entra in funzione il sistema Sprar con limite invalicabile di cinque ogni mille abitanti
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO . In undici comuni della provincia di Grosseto la gestione dei migranti passerà dal privato al pubblico. Il ministro Marco Minniti, tre giorni fa, ha assegnato le risorse finanziarie a una serie di nuovi progetti di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, presentati nel piano di rete Sprar da 98 enti locali, per un totale di 171 comuni. Tra questi c’è il progetto di Coeso – Società della Salute, a cui aderivano diversi comuni grossetani. Il finanziamento concesso consentirà l’attivazione di quasi tremila nuovi posti, 115 dei quali in favore di minori stranieri non accompagnati e 80 destinati a soggetti rientranti nella categoria del disagio sanitario.
Già nel corso del 2017 erano stati finanziati 260 progetti attraverso la rete Sprar con l’obiettivo – esplicitato nel Piano nazionale del Ministero dell’Interno-Anci – di favorire un’accoglienza equilibrata e sostenibile sull’intero territorio nazionale. Con lo stesso decreto il ministro Minniti ha autorizzato alla prosecuzione dei progetti per il triennio 2018-2020 e sono stati concessi contributi aggiuntivi a 46 enti locali per ampliare la capacità di accoglienza, per ulteriori 1.423 posti.
Il primo cittadino di Roccastrada Francesco Limatola è il pioniere dello Sprar; il soggetto politico che ha lavorato per accrescere le adesioni degli enti locali. «Roccastrada ha circa cento migranti. Troppi e non sempre gestiti al meglio. Lo abbiamo sempre detto. Ecco, noi vogliamo poter gestire attivamente i migranti che arrivano sul nostro territorio, senza subire scelte compiute da altri soggetti e favorendo una loro reale integrazione, anche a tutela della coesione sociale».
Sprar sta per Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Un piano del Ministero dell’Interno che punta a un’integrazione vera e limitata nei numeri. «L’integrazione – prosegue Limatola – non deve prevedere solo vitto e alloggio, ma anche promuovere percorsi individuali di inserimento sociale. Penso a corsi di lingua e di orientamento civico, con mediatori linguistico-culturali e assistenti sociali; e poi progetti di pubblica utilità che impieghino i migranti sui territori che li ospitano, evitando l’inattività e facendo acquisire loro una propria autonomia».
E questo è proprio ciò che prevede lo Sprar, insieme alla definizione di un tetto massimo di migranti su ogni territorio, pari a cinque migranti ogni mille abitanti e senza ulteriori Cas, i Centri di accoglienza straordinaria che fino a oggi hanno accolto i migranti rispondendo ai bandi delle Prefetture per far fronte alle varie ondate migratorie. Quel sistema a volte ha arricchito soggetti privati con risorse pubbliche. «I Comuni – sono ancora parole del sindaco di Roccastrada – potranno esercitare in futuro un controllo reale sulla gestione dei migranti che arrivano sul territorio, accogliendone un gruppo limitato. A Roccastrada ne spettano una quarantina. Oggi sono circa cento e non sappiamo cosa fanno. Vogliamo metterci la faccia nel combattere pregiudizi e facili strumentalizzazioni. Il Comune di Roccastrada è pronto a cogliere le opportunità proposte dallo Sprar, che prevede dei requisiti da rispettare in termini di urbanistica, edilizia, prevenzione incendi, igiene e sicurezza delle strutture di accoglienza individuate».
Nella tabella a fianco vediamo come cambieranno i numeri dell’accoglienza negli undici comuni.
Già nel corso del 2017 erano stati finanziati 260 progetti attraverso la rete Sprar con l’obiettivo – esplicitato nel Piano nazionale del Ministero dell’Interno-Anci – di favorire un’accoglienza equilibrata e sostenibile sull’intero territorio nazionale. Con lo stesso decreto il ministro Minniti ha autorizzato alla prosecuzione dei progetti per il triennio 2018-2020 e sono stati concessi contributi aggiuntivi a 46 enti locali per ampliare la capacità di accoglienza, per ulteriori 1.423 posti.
Il primo cittadino di Roccastrada Francesco Limatola è il pioniere dello Sprar; il soggetto politico che ha lavorato per accrescere le adesioni degli enti locali. «Roccastrada ha circa cento migranti. Troppi e non sempre gestiti al meglio. Lo abbiamo sempre detto. Ecco, noi vogliamo poter gestire attivamente i migranti che arrivano sul nostro territorio, senza subire scelte compiute da altri soggetti e favorendo una loro reale integrazione, anche a tutela della coesione sociale».
Sprar sta per Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Un piano del Ministero dell’Interno che punta a un’integrazione vera e limitata nei numeri. «L’integrazione – prosegue Limatola – non deve prevedere solo vitto e alloggio, ma anche promuovere percorsi individuali di inserimento sociale. Penso a corsi di lingua e di orientamento civico, con mediatori linguistico-culturali e assistenti sociali; e poi progetti di pubblica utilità che impieghino i migranti sui territori che li ospitano, evitando l’inattività e facendo acquisire loro una propria autonomia».
E questo è proprio ciò che prevede lo Sprar, insieme alla definizione di un tetto massimo di migranti su ogni territorio, pari a cinque migranti ogni mille abitanti e senza ulteriori Cas, i Centri di accoglienza straordinaria che fino a oggi hanno accolto i migranti rispondendo ai bandi delle Prefetture per far fronte alle varie ondate migratorie. Quel sistema a volte ha arricchito soggetti privati con risorse pubbliche. «I Comuni – sono ancora parole del sindaco di Roccastrada – potranno esercitare in futuro un controllo reale sulla gestione dei migranti che arrivano sul territorio, accogliendone un gruppo limitato. A Roccastrada ne spettano una quarantina. Oggi sono circa cento e non sappiamo cosa fanno. Vogliamo metterci la faccia nel combattere pregiudizi e facili strumentalizzazioni. Il Comune di Roccastrada è pronto a cogliere le opportunità proposte dallo Sprar, che prevede dei requisiti da rispettare in termini di urbanistica, edilizia, prevenzione incendi, igiene e sicurezza delle strutture di accoglienza individuate».
Nella tabella a fianco vediamo come cambieranno i numeri dell’accoglienza negli undici comuni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
